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Maurita Cardone
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Con l’espansione il New Museum si apre a nuove possibilità, ridefinendo il suo funzionamento e il suo rapporto con la città. Al cuore di questo processo c’è l’architettura. Progettato dal celebre studio olandese Oma (Office for Metropolitan Architecture) sotto la guida di Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas, il nuovo edificio raddoppia la capienza del museo, consentendo un ripensamento della circolazione, aumentando la flessibilità degli spazi e creando luoghi per la produzione e la condivisione. In questa intervista Shigematsu riflette sulle idee architettoniche alla base del progetto e su come l’ampliamento reinventa il museo come un ambiente più aperto e interconnesso.
Quali idee hanno guidato il progetto e come si sono sviluppate in relazione alla missione del museo?
Realizzare un ampliamento per un edificio museale contemporaneo è un’opportunità rara. Il nostro team ha dedicato molto tempo allo studio delle relazioni tra edifici vecchi e nuovi. Immaginando l’espansione come uno sviluppo unitario in grado di accogliere l’intera gamma delle sue attività, abbiamo massimizzato l’interconnettività delle due ali raddoppiando i programmi esistenti. Il nostro design è formalmente distinto e materialmente complementare al museo originale. L’espansione celebra anche l’attenzione del museo al ruolo sociale dell’arte, con una maggiore apertura al quartiere e alla città.
Quali specifiche sfide presenta la progettazione di un museo per l’arte contemporanea?
Poiché il New Museum non ha una collezione permanente, le sue gallerie devono accogliere forme di produzione artistica in continua evoluzione, comprese quelle che non esistono ancora. Ciò richiede spazi flessibili, ma un’eccessiva attenzione alla riconfigurabilità rischia di renderli anonimi. Abbiamo abbracciato l’idea che l’arte contemporanea non sia più strettamente confinata negli spazi espositivi convenzionali, permettendo di esporre, per esempio, nell’atrio e nella piazza; perfino i bagni sono concepiti come esperienze estetiche. Durante tutto il processo di progettazione abbiamo lavorato a stretto contatto con i curatori, testando diversi usi, e abbiamo attinto alle nostre precedenti esperienze con musei e artisti.
In che modo il nuovo edificio dialoga con la struttura esistente progettata da Sanaa?
Di giorno, la facciata rivestita di vetro stratificato con rete metallica crea un aspetto monolitico che è complementare con l’edificio di Sanaa. Ma laddove l’architettura esistente era ermetica e introversa, il nostro design enfatizza apertura e trasparenza e questo diventa evidente di notte, quando l’edificio è illuminato e rivela ai passanti i suoi interni e le opere d’arte. Arretramenti e tagli svelano parti dell’edificio esistente, rafforzando l’individualità delle due ali. All’interno, le due strutture sono integrate, con piani e programmi allineati e gallerie continue, mentre gli ascensori sono stati raddoppiati per servire in modo indipendente ciascuna ala. Le terrazze hanno palette di colori e materiali corrispondenti ai programmi di ogni piano.
L’edificio originale appariva piuttosto chiuso in sé stesso. In che modo il nuovo edificio si integra con la vita urbana circostante?
Il progetto mirava a rendere il museo più estroverso. La facciata trasparente espone le attività interne e permette ai visitatori di vedere fuori. Le terrazze che si affacciano sulla Bowery ampliano questa relazione visiva, mentre l’andamento a gradoni preserva la visuale e, specchiato nella parte inferiore, crea spazio per una nuova piazza pubblica triangolare che permette al museo di espandersi fisicamente nella città. In contrasto con le fitte facciate della Bowery, questo spazio aperto integra il traffico cittadino e lo convoglia verso l’alto, verso il museo.
Come avete integrato gli spazi per la formazione e i programmi pubblici?
I musei sono sempre più spazi comunitari, per questo abbiamo dedicato i piani superiori a didattica e programmi pubblici, collegandoli alle gallerie sottostanti attraverso un nuovo schema di circolazione. Ci saranno un auditorium a doppia altezza e uno spazio didattico flessibile e polivalente collegato alla skyroom preesistente.
E la circolazione dei visitatori?
Abbiamo riorganizzato i percorsi attraverso una chiara distribuzione: la scala dell’atrio che connette tutti i programmi e i due ascensori dedicati alle gallerie costituiscono la circolazione principale, situata lungo la facciata della Bowery, mentre la circolazione di servizio è tutta sul retro. Anziché trattare la circolazione in modo meramente funzionale, scala e ascensori sono concepiti come elementi iconici che estendono l’ambiente espositivo.
In che modo l’ampliamento reinterpreta l’ethos sperimentale del New Museum?
L’edificio è progettato per offrire varietà e flessibilità degli spazi, a supporto della programmazione sperimentale del museo. Tutti i piani sono avvolti da un’unica «fascia» di circolazione che crea aree espositive idiosincratiche, lontane dal tradizionale «white cube». La nuova circolazione, inoltre, integra aree espositive e di produzione, favorendo l’incontro tra artisti, curatori e visitatori, facilitando lo scambio di idee e la creazione di nuove opere e approcci curatoriali.
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