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Bianca Castelbarco Albani
Leggi i suoi articoliNon un abito perfettamente conservato, ma pochi frammenti di lana e lino rimasti per circa 1.300 anni a contatto con due spille metalliche. È quanto basta, tuttavia, per trasformare una sepoltura scoperta nella Danimarca occidentale in una piccola miniera di informazioni sulla vita quotidiana dell'epoca vichinga. Gli archeologi stanno infatti studiando una rara tomba rinvenuta a Skonager, vicino a Varde, nello Jutland occidentale, nella quale le particolari condizioni di conservazione potrebbero permettere di ricostruire come fosse vestita una giovane donna al momento della sepoltura: quali indumenti portasse, come fossero sovrapposti e, forse, persino di quali colori fossero.
La scoperta risale agli scavi condotti nel 2024 nel sito archeologico di Skonager, già noto per testimonianze che attraversano un arco cronologico molto ampio, dall'Età del Bronzo all'Età del Ferro fino all'epoca vichinga. La campagna ha portato alla luce un cimitero con sepolture di neonati, bambini, giovani e adulti: un dato importante perché permette di osservare una comunità nel suo insieme anziché un singolo individuo eccezionale. Secondo gli archeologi Christina Wølch Jensen e Line Lerke dell'Arkæologi Vestjylland-Vardemuseerne, si tratta inoltre delle prime sepolture umane vichinghe rinvenute nel comune di Varde dal 1988. Tra coltelli di ferro, perle d'ambra e di vetro, una delle tombe ha però attirato un'attenzione particolare per la presenza di due spille a forma di conchiglia, associate tradizionalmente all'abbigliamento femminile scandinavo.
Il valore archeologico del ritrovamento dipende soprattutto da un processo apparentemente marginale: la corrosione del metallo. I sali prodotti dagli oggetti metallici possono penetrare nei materiali organici circostanti e rallentarne la degradazione. A Skonager questo fenomeno ha permesso la sopravvivenza di minuscoli frammenti tessili che altrimenti sarebbero scomparsi. Le prime analisi hanno individuato lana e lino, materiali ampiamente impiegati nell'abbigliamento scandinavo, ma il dato più interessante riguarda la loro posizione: il tessuto si è conservato sia sopra sia sotto le spille. È proprio questa stratificazione a rendere il reperto particolarmente promettente. Molto di ciò che sappiamo sull'abbigliamento vichingo deriva infatti da frammenti estremamente ridotti sopravvissuti in prossimità dei gioielli. Le spille ovali o «a ciotola» vengono generalmente associate a un sistema nel quale servivano a fissare un indumento esterno sopra una sottoveste, ma le ricostruzioni moderne tendono inevitabilmente a semplificare una realtà che variava nel tempo e nelle diverse regioni della Scandinavia. Capire quale tessuto si trovasse sopra l'altro può quindi permettere di ricostruire la sequenza degli indumenti, fornendo una testimonianza molto più precisa di come ci si vestisse nella Danimarca occidentale dell'epoca.
La delicatezza del materiale ha imposto un metodo di studio altrettanto particolare. Al Konserveringscenter Vejle gli specialisti stanno lavorando sul blocco di terra che contiene i reperti, eliminando il sedimento granello dopo granello invece di separare immediatamente le spille dal terreno. Un singolo filo può infatti conservare informazioni sulla posizione originaria di un tessuto che andrebbero perdute una volta rimosso. L'obiettivo non è dunque semplicemente stabilire se un frammento sia di lana o di lino, ma comprendere come entrasse in contatto con la spilla, quale materiale si trovasse sopra o sotto e se i diversi frammenti appartenessero a indumenti differenti.
C'è poi un secondo enigma. Una delle due spille era stata riparata in antico, prova che l'oggetto aveva già avuto una propria storia prima di essere deposto nella tomba. I ricercatori intendono confrontare la cronologia del gioiello con la datazione al radiocarbonio dei tessuti: qualora emergesse una distanza temporale significativa, la spilla potrebbe essere stata molto più antica degli abiti e dunque, secondo una delle ipotesi, essere passata da una generazione all'altra come una sorta di cimelio familiare. Per ora resta una possibilità: l'ornamento potrebbe semplicemente essere appartenuto per molti anni alla stessa persona.
Di che colore vestivano i Vichinghi?
È forse la parte più suggestiva dell'indagine. I frammenti di Skonager sono entrati nel progetto di ricerca «I colori dei tessuti nell'epoca vichinga», che studia le tracce chimiche lasciate dalle tinture. Le analisi condotte negli ultimi anni sui tessili scandinavi stanno infatti mettendo in discussione l'immagine popolare di un mondo vichingo dominato esclusivamente dai marroni, dai grigi e dai colori naturali delle fibre. Reperti danesi hanno documentato tessuti intenzionalmente tinti, compresi blu e rossi, oltre a stoffe di maggior pregio trattate con coloranti meno comuni. Per gli abiti di Skonager non è stato ancora identificato alcun colore, ma eventuali residui chimici potrebbero consentire di recuperarne almeno parzialmente l'aspetto originario. Il caso mostra anche quanto sia cambiato il lavoro dell'archeologia di fronte ai materiali più fragili. Microscopia tessile, restauro, datazione al radiocarbonio, antropologia e analisi chimiche vengono applicati agli stessi pochi centimetri di materia. Della giovane donna rimangono alcuni denti; del suo abbigliamento frammenti di lana e lino; del corredo due spille e le relazioni fisiche che questi oggetti hanno mantenuto nel terreno. Non emergerà probabilmente dallo scavo un vestito vichingo completo. Ma proprio la possibilità di ricostruire un abito attraverso le sue tracce microscopiche rende la scoperta significativa: dalla generica immagine del «costume vichingo» si potrebbe arrivare a qualcosa di molto più concreto, cioè capire come fosse vestita una specifica giovane donna dello Jutland occidentale nel momento in cui venne sepolta tredici secoli fa.
Bianca Castelbarco Albani
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