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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliUna bambina di circa sei anni, accovacciata e concentrata su qualcosa ai suoi piedi, forse un libro aperto o una rana. È lei la protagonista di un piccolo foglio di 20,5 per 17,5 centimetri che potrebbe aggiungere un tassello inedito alla storia di Édouard Manet. Il disegno, rimasto per decenni in una collezione privata italiana, è stato attribuito al pittore francese dalla storica dell’arte Emily A. Beeny, sulla base delle ricerche condotte insieme a Francesco Baccanelli. I risultati saranno pubblicati nel numero di ottobre del «Burlington Magazine», ma sono già consultabili online.
Baccanelli, specialista di pittura e grafica del Seicento e Settecento, aveva notato il foglio durante una visita a una piccola collezione poco conosciuta del Nord Italia. Il proprietario gli aveva indicato un’iscrizione sul retro del supporto che identificava l’opera come un Manet, mai studiato da uno specialista prima d’ora. «Ne sono rimasto completamente affascinato», ha raccontato al quotidiano britannico «The Guardian». Dopo averlo esaminato, Baccanelli ha contattato Beeny, curatrice capo della Legion of Honor dei Fine Arts Museums di San Francisco e studiosa di Manet.
La prima fotografia suscitò nella storica un’immediata sensazione di familiarità. Il foglio presenta infatti tutte le caratteristiche degli studi a sanguigna dal vero realizzati da Manet fra gli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento, dopo la sua intensa esperienza di studio dei maestri del Rinascimento a Firenze: contorni energici, tratteggi fitti, dita paffute e affusolate e, soprattutto, bruschi passaggi fra luce e ombra.
A fornire un indizio materiale decisivo è stata l’analisi ai raggi ultravioletti. Nell’angolo inferiore destro è emerso il timbro quasi scomparso dell’atelier di Manet, con le iniziali «E.M.», identico per forma e dimensioni a quello presente su numerosi suoi disegni.
La figura resta tuttavia misteriosa. Potrebbe trattarsi di una bambina, come suggeriscono l’acconciatura e le proporzioni, ma gli studiosi non escludono che possa essere Alexandre, il giovane assunto da Manet per le pulizie dell’atelier e talvolta utilizzato come modello. Più intrigante è il confronto con «Il vecchio musicista»: nella tela del 1862 ca compare, sulla sinistra, una bambina di strada con capelli acconciati in modo simile. Potrebbe essere la stessa modella. Il disegno è inoltre quadrettato, tipico di soggetti da trasferire su una superficie più grande, e pertanto segno che Manet intendeva inserirlo in una composizione, anche se nessun dipinto noto corrisponde esattamente alla figura.
Il foglio ha una storia altrettanto singolare. Rimasto probabilmente nell’atelier dell’artista fino alla sua morte, fu venduto all’asta a Berlino nel 1933 e nuovamente a Berna nel 1935, per poi riapparire nella collezione italiana dove Baccanelli lo ha ritrovato.
«Per ora, lo scopo originario del disegno rimane misterioso quanto la sua storia iniziale», scrivono Beeny e Baccanelli. Ma proprio questo mistero rende il ritrovamento particolarmente significativo: un foglio dimenticato per quasi un secolo potrebbe offrire una nuova finestra sul laboratorio creativo di uno dei padri della pittura moderna.
Alessia De Michelis
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