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Redazione
Leggi i suoi articoliFollia in Cina. Una persona sulla trentina in visita al celebre Esercito di Terracotta si è letteralmente gettato sui Guerrieri distruggendone due. Come riportano le autorità cinesi "L'uomo all'improvviso, mentre passeggiava nel museo che ospita l'Esercito nella città di Xi'an, nella Cina centrale, ha scavalcato le recinzioni e la rete di protezione e si è lanciato sopra le statue”. Ha “spinto e tirato” le figure di argilla risalenti a 2.000 anni fa situate nella fossa n. 3, danneggiandone almeno due “in varia misura”. A quanto riportano i media di Pechino, l'uomo è “affetto da disturbi mentali”. Le immagini pubblicate sul sito web del quotidiano Independent hanno fatto il giro del mondo: mostrano un individuo disteso sul fondo dello spazio museale accanto a una scultura rovesciata con frammenti sparsi tutt'intorno. Un vero e proprio disastro consumato in pochi istanti. Ma cos'è l'esercito di terracotta? Il primo imperatore cinese Qin Shi Huang, che regnò tra il 221 a.C. e il 210 a.C., commissionò la costruzione di un mausoleo di 49 chilometri quadrati sorvegliato dai celebri guerrieri di terracotta che avrebbero costituito il suo esercito personale nell'aldilà. L'esercito di terracotta fu scoperto il 29 marzo 1974, quando il contadino Yang Zhifa portò alla luce alcuni frammenti di ceramica. Più di 2.000 guerrieri e cavalli furono rinvenuti in tre diverse fosse funerarie e si stima che altri 6.000 siano ancora sepolti nel sottosuolo. Nel 1987 il sito è stato dichiarato Patrimonio mondiale dell'Unesco. Riprendendo le parole proprio dell'Unesco: “Essendo la tomba del primo imperatore che unificò il paese, è la più grande della storia cinese, con uno standard e una disposizione unici e un gran numero di oggetti funerari di grande pregio. Essa testimonia la fondazione del primo impero unificato, la dinastia Qin, che durante il III secolo a.C. esercitò un potere politico, militare ed economico senza precedenti e fece progredire il livello sociale, culturale e artistico dell'impero”.
Crediti Smithsonian Magazine
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