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Un ritratto di Carlo Scarpa eseguito da Andy Warhol guida la vendita della collezione personale di Cleto Munari

In asta da PIASA, a Parigi, più di 180 lotti provenienti dalla villa dell'imprenditore a Brendola ripercorrono cinquant'anni di sodalizi con i maestri dell'architettura, del design e della Pop Art internazionale

Davide Landoni

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Più di 189 lotti provenienti direttamente dalla sua dimora-laboratorio di Brendola, nel vicentino, compongono il catalogo dell'asta che PIASA dedicherà alla collezione personale di Cleto Munari (1930-2026), in programma a Parigi giovedì 19 novembre. La vendita ripercorre oltre cinquant'anni di storia del design internazionale attraverso l'eredità di un imprenditore visionario che ha saputo far dialogare l'alto artigianato italiano con l'eredità dei maestri dell'avanguardia post-moderna. Esito, questo, di una traiettoria professionale ed esistenziale che trova il suo slancio definitivo nel 1973, anno dell'incontro con Carlo Scarpa. Dal loto sodalizio e dalla comune visione intellettuale nasce la Cleto Munari Design Associati, progetto attraverso cui Munari inizia a commissionare e produrre in serie limitata oggetti d'uso, argenterie, gioielli e arredi progettati dai grandi architetti e artisti internazionali. Il suo metodo consiste nell'affidare ai maestri del design contemporaneo il compito di ripensare oggetti quotidiani, per poi farli realizzare concretamente dalle botteghe artigianali italiane più specializzate. Questa attività di produzione e mecenatismo porterà i suoi oggetti a entrare nelle collezioni permanenti di istituzioni museali come il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York, soprattutto dopo il lancio della prima grande collezione di argenteria del 1982.

Questa storia, questa eredità confluisce oggi nell'asta di PIASA, che attraverso la collezione di Munari fa emergere frammenti e dettagli virtuosi della sua attività. A guidare la vendita parigina, in particolare, è «Portrait de Carlo Scarpa», commissionato direttamente ad Andy Warhol nel 1980 per onorare la memoria dell'architetto scomparso tragicamente due anni prima in Giappone. Realizzato in serigrafia a colori e collage su fogli di rodoid (121 per 90 centimetri), il ritratto sovrappone campiture geometriche e cromatiche a un profilo serigrafato che riproduce i contorni delle posate in argento disegnate dallo stesso Scarpa. Il dipinto, stimato 70-90 mila euro, sintetizza l'omaggio intimo all'amico e la celebrazione di un'icona dell'architettura attraverso i codici del Pop Art.

Andy Warhol (1928-1987), Portrait de Carlo Scarpa, 1980

Alessandro Mendini (1931-2019), Fauteuil modèle « Proust », 2000

Di notevole densità concettuale appare poi la sezione riservata ai prototipi e ai pezzi unici concepiti espressamente per la casa di Brendola. Tra le opere di maggiori dimensioni figura «Gioia» (1986) di Gaetano Pesce, un imponente pannello-sculpture in resina colata su legno dipinto (250 per 119,5 centimetri), valutato 60-90 mila euro. L'opera documenta le ricerche di Pesce sulla drammaticità della materia sintetica, dove una silhouette antropomorfa scura emerge in rilievo da un fondo rosso denso di materia, collocandosi al confine tra pulsione organica e critica alla serialità industriale.

Sul fronte del movimento post-moderno, la vendita presenta il celebre modello «Proust» (2000) di Alessandro Mendini, stimato 25-35 mila euro. Questo esemplare personale conservato nel salone di Munari, firmato e datato sotto l'assise, costituisce un manifesto del re-design: la silhouette di una poltrona bergère di gusto barocco viene interamente reinterpretata attraverso un motivo pittorico pointilliste ispirato ai quadri di Paul Signac. Dello stesso Mendini viene proposto anche il «Cavaliere di Dürer» (2008), un prototipo monumentale di ben 270 centimetri d'altezza in marmo e ferro laccato (stima 18-25 mila euro). Collocata originariamente a guardia della villa di Vicenza, la scultura reinterpreta l'iconografia equestre del Rinascimento attraverso l'ironia cromatica e la scomposizione formale tipiche dell'autore milanese.

Carlo Scarpa (1906-1978), Service de table pour 12 personnes, 1977

Ettore Sottsass (1917-2007), 'Cubica’ side table, 2002

Il dialogo cinquantennale tra Munari ed Ettore Sottsass trova espressione nel prototipo della console «Cubica» (2002), stimato 20-30 mila euro. Realizzato in legno laccato, marmo e ottone all'interno di un'edizione limitata a nove esemplari, il mobile affianca la geometria ludica del gruppo Memphis alla disciplina costruttiva dell'alta ebanisteria. Tra i lotti a carattere storico spicca inoltre il primo servizio di posate da tavola in argento massiccio 925 per dodici persone (86 pezzi totali), disegnato nel 1977 da Carlo Scarpa e stimato 16-20 mila euro. Con i suoi manici scanalati e il rigore strutturale, l'insieme rappresenta la prima commissione in assoluto affidata da Munari a un architetto, pietra angolare di tutta la successiva produzione di orfèvrerie della maison.

L'idea di un'arte totale vissuta nell'ambito domestico è completata da un nucleo di elementi d'arredo strutturali, tra cui spiccano le porte da interno realizzate su misura per la residenza di Brendola intorno al 1990 da Sottsass, Mendini e Milton Glaser (valutate 5-7 mila euro ciascuna), affiancate da mobili progettati in collaborazione con Mimmo Paladino, come il buffet «Bataille de San Romano» e l'enfilade «Buongiorno 2». Chiudono il percorso d'asta la serie di vetri soffia a Murano ideati da Mario Botta, Hans Hollein e Steven Holl, unitamente al corpus di sculture indossabili in oro 18 carati firmate tra gli altri da Frank Gehry, Alex Katz, Arata Isozaki e Michele De Lucchi.

Davide Landoni, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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