Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Davide Landoni
Leggi i suoi articoliNato nel 2023 su iniziativa della Fondazione Bracco in collaborazione con la Fondazione Roberto De Silva e Diana Bracco (Milano, Italia), il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte individua nella gallerista donna una figura chiave della produzione culturale contemporanea, capace di coniugare il coraggio del rischio d'impresa con il rigore della ricerca curatoriale, la prospettiva finanziaria con la cura delle relazioni umane e artistiche. Così, ogni anno, in occasione di Artissima, la fiera d’arte contemporanea di Torino, il riconoscimento seleziona - attraverso una giuria di tre professionisti sempre diversa - una gallerista emergente con sede in Italia la cui traiettoria si sia distinta nella valorizzazione dei giovani talenti e nella proposta di un modello personale.
Quest'anno la giuria è composta da Nicoletta Fiorucci, collezionista e fondatrice della Nicoletta Fiorucci Foundation (Londra, Regno Unito), Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (Bergamo, Italia), e Marta Papini, curatrice indipendente e direttrice artistica del progetto Radis (Italia).
Ecco la conversazione con la vincitrice Martina Simeti.
Dalla fondazione nel 2018 al riconoscimento di Artissima 2026. Come sintetizzare il vostro percorso?
Nei primi anni mi sono concentrata sull’elaborazione di un programma coerente e quindi sul dare alla galleria un’identità precisa, sia rispetto al tipo di arte che a un certo modo di lavorare, chiamiamolo così. Nel tempo si sono sviluppati e consolidati rapporti con oltre dieci artisti, che la galleria accompagna in progetti dentro e fuori le proprie mura. Sono relazioni costruite nel tempo, attraverso un confronto continuo e una progettualità condivisa.
Nel frattempo sono cambiate anche le sedi, seguendo in qualche modo l’evoluzione della galleria. Dopo quattro anni in Via Benedetto Marcello, ci siamo trasferiti in Via Seneca, negli spazi in cui Turi Simeti ha vissuto e lavorato per oltre trent’anni insieme alla compagna Essila Burello Paraiso e che oggi ospitano anche l’Archivio a lui dedicato. Il nuovo spazio espositivo, concepito da Davide Stucchi, artista con cui collaboro fin dagli esordi, si articola in due ambienti complementari: una vetrina aperta sulla strada e una sala più ampia sul retro, dalla dimensione intima e domestica.
Secondo voi, quali aspetti del vostro percorso e della vostra attività hanno colpito maggiormente la giuria del Premio Diana Bracco?
La giuria ha riconosciuto la coerenza del programma e il rapporto organico costruito con gli artisti. È esattamente quello che ho cercato di portare avanti in questi anni, quindi sono felice che si percepisca così distintamente dall’esterno. Poi forse anche una certa libertà nelle scelte, come quella di presentare ad Artissima due artisti di una generazione precedente, con pratiche molto radicali, difficilmente riconducibili a categorie precise.
La galleria lavora prevalentemente con artisti contemporanei, ma non si definisce attraverso un criterio generazionale, quanto piuttosto attraverso affinità tra pratiche e attitudini artistiche.
Quali sono state le principali sfide - ma anche le opportunità - nell'aprire e far crescere una galleria?
Per me, che venivo da un altro ambito professionale, è stato un intenso percorso di apprendimento e di crescita: la costruzione di una rete di collezionisti, l’investimento nella produzione degli artisti, hanno richiesto molta determinazione e lungimiranza. La sfida più grande è probabilmente non rinunciare alla propria visione e mantenere la libertà delle scelte artistiche, senza perdere la sostenibilità economica. Per questo è fondamentale avere una rete di persone affini che riconoscono la qualità del progetto e ne condividono i valori. Il primo sostegno per me è venuto dagli artisti che sono cresciuti con la galleria, poi dal mondo esterno, il collezionismo e le istituzioni. Così intorno alla galleria si crea una piccola comunità.
Riccardo Camoni, Untitled, 1991 Magazine cut-outs collage on paper 50x30 cm. Courtesy the family of Riccardo Camoni and Martina Simeti, Milan. Photo: Andrea Rossetti
Bernhard Schobinger, YTBT, 2025 Assemblage of scissors. Courtesy the artist and Martina Simeti, Milan. Photo: Andrea Rossetti
Ci raccontate il progetto che avete presentato ad Artissima?
Mi interessava mettere in dialogo due artisti che, pur provenendo da ambiti molto diversi, condividono una straordinaria libertà nel rapporto con i materiali e con le convenzioni dei rispettivi linguaggi. Riccardo Camoni (Buenos Aires, 1950 – Bologna, 2008) e Bernhard Schobinger (1946) appartenenti alla stessa generazione, sono stati attivi dalla fine degli anni Sessanta.
Attraverso processi differenti, mettono in discussione le convenzioni che determinano il modo in cui percepiamo e attribuiamo valore agli oggetti e alle immagini. C’è anche da dire che in un certo senso questo stand racconta la genesi, o forse il DNA, della galleria. Bernhard Schobinger, è il primissimo artista con cui ho lavorato mentre Riccardo Camoni lo conoscevo fin da bambina e mia madre aveva organizzato la sua prima personale nel 1974.
Quali criteri guidano la selezione degli artisti e il vostro modo di accompagnarli nella crescita?
Mi interessano artisti che mettono in discussione le convenzioni che determinano il modo in cui percepiamo e attribuiamo valore agli oggetti e alle immagini. Per esempio, in Santo Tolone, che ha da poco integrato la galleria, amo l'ironia che si esprime anche nella struttura stessa delle sue mostre, dove spesso gioca con le aspettative del pubblico, negando ad esempio la visione d'insieme o alterando la percezione dello spazio espositivo.
Per quanto riguarda il rapporto con gli artisti, credo molto nel dialogo e nella continuità. Mi interessa accompagnare lo sviluppo delle loro ricerche nel tempo, rispettandone l’autonomia e cercando di creare le condizioni perché possano realizzare progetti anche ambiziosi, non necessariamente legati a un risultato commerciale immediato. Cerco di avere una visione sul lungo periodo.
Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione della galleria? Ci sono progetti, collaborazioni o nuove sfide che vi entusiasmano particolarmente?
Per il momento mi interessa sopratutto fare un lavoro di consolidamento e di internazionalizzazione. L’anno prossimo ho in programma di fare una prima fiera americana a New York e una in Asia. Più che aprire a nuovi artisti farei di più per quelli con cui la galleria già collabora, per esempio attraverso la realizzazione di libri. Vorrei inoltre continuare ad arricchire la programmazione con progetti che non siano soltanto mostre, come la proiezione di cortometraggi d’artista che abbiamo organizzato di recente al Cinemino di Milano, la cui sala si trova proprio accanto alla nostra nuova sede. Si trattava di una rassegna curata da Mimosa Echard insieme a Goton e Aodhan Madden. È stata la prima e senz’altro non sarà l’ultima.
Davide Landoni
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
L'analisi, seppur provvisoria, racconta di un bilancio solido, maturato grazie a scelte strategiche lontane dalle euforie speculative
Dal travertino romano all’ottone grezzo lavorato dagli artisti contemporanei, il Lead Designer Axel Goulée racconta la genesi stilistica e concettuale di una vettura concepita come un’opera d’arte
Torna anche nel 2026 la rubrica di approfondimento dedicata al premio che celebra la figura dell’imprenditrice in ambito artistico, assegnato in occasione di Artissima a Torino
Il lungo mese europeo dell’arte si conclude a Torino e il primo giro alla fiera d’arte contemporanea per eccellenza ci ha sorpreso. Ecco come



