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L’isola di Sein vista dal faro

Foto tratta da Wikipedia. Pubblico dominio

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L’isola di Sein vista dal faro

Foto tratta da Wikipedia. Pubblico dominio

Un nuovo studio confermerebbe l’età del muro dell’isola di Sein: avrebbe 7mila anni

La struttura, nota da anni agli archeologi e ora a nove metri di profondità, al largo delle coste dell’isola bretone, sarebbe stata eretta nel corso della transizione dal Mesolitico al Neolitico: allora sarebbe stata in superficie. Se questo fatto venisse confermato, sorgerebbero domande destinate forse a rimanere senza risposta

Vittorio Bertello

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Qualcosa lo si era già individuato nel 2017: Yves Fouquet, geologo in pensione dell’Ifremer (Institut Français de Recherche pour l’Exploitation de la Mer, cioè l’Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare), analizzando rilievi Lidar dei fondali marini della costa al largo dell’isola di Sein, in Bretagna, aveva notato undici strutture sommerse, troppo regolari per essere naturali.

Negli ultimi anni sono state effettuate diverse immersioni che avrebbero confermato la presenza, a nove metri di profondità, di un muro di granito lungo circa 120 metri e 21 metri di larghezza alla base, con altri monoliti più piccoli, il tutto risalente a circa 7mila anni fa.

Secondo uno studio pubblicato su questa scoperta sull’«International Journal of Nautical Archaeology», la struttura sarebbe databile tra il 5800 e il 5300 a.C. (quindi, appunto, a circa 7mila anni fa), quando il livello del mare era più basso di quello odierno e queste costruzioni sorgevano su terre emerse. In quell’epoca la costa si trovava alcuni chilometri più a ovest. Quel muro, dunque, sarebbe stata una costruzione in superficie. Non si è potuta effettuare una datazione al radiocarbonio, data l’assenza di materiali organici. Gli archeologi però avrebbero ricostruito l’età della struttura incrociando i dati sull’innalzamento del mare con le fasi di occupazione umana della regione. Risultato: saremmo nel pieno della transizione tra Mesolitico e Neolitico.

Ma a che cosa serviva davvero questo muro? Sono state formulate due ipotesi. Secondo la prima, si potrebbe trattare di una gigantesca trappola per pesci, simile a quelle già individuate lungo le coste di Bretagna e Normandia, utilizzate per sfruttare le maree. Oppure di una barriera difensiva, costruita per proteggere insediamenti costieri da mareggiate e avanzamenti del mare. Le dimensioni, però, fanno riflettere. Alcune strutture sono molto più grandi di quanto servirebbe per una semplice pesca. Questo lascia aperta la possibilità che le comunità costiere stessero già tentando di controllare l’ambiente, adattandosi a un clima in cambiamento.

La circostanza più misteriosa è però un’altra: queste costruzioni sarebbero di almeno 500 anni anteriori ai megaliti cerimoniali della regione, e retrodaterebbero la capacità di organizzare lavoro collettivo, trasportare blocchi pesanti e progettare opere complesse. Qui saremmo davanti a comunità che già si fermano, pianificano, costruiscono. Quindi, la vera domanda non è tanto a che cosa servisse questo muro, quanto piuttosto chi l’abbia costruito. Possibile che in quell’epoca, quando ancora non conoscevano i principi base dell’agricoltura, gli uomini fossero in grado di organizzare la costruzione di un’opera simile?

Vittorio Bertello, 16 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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