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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliLa storia dell’arte, e del mercato, inevitabilmente annovera alcune interessanti opere che appartengono a «momenti di passaggio» delle ricerche artistiche dei loro autori. Questi lavori, proprio per la particolare fase creativa durante la quale sono stati concepiti, assumono un valore diverso. «Das bunte Leben» (letteralmente «La vita variopinta»), dipinto da Vasilij Kandinskij nel 1907, è uno di questi. Ancora profondamente legata al mondo figurativo, alla memoria della Russia e alla cultura simbolista, la tela contiene già, tuttavia, quella concezione autonoma del colore e della forma che pochi anni più tardi condurrà l’artista verso una delle svolte decisive della pittura del Novecento: l’astrazione. La notizia della sua imminente vendita da parte di Christie’s, prevista per il 14 ottobre nell’ambito della 20th/21st Century: London Evening Sale, restituisce oggi alla tela una straordinaria centralità. La sua storia recente, segnata dalla restituzione nel giugno 2023 agli eredi di Hedwig Lewenstein-Weyermann, ne fa anche un caso esemplare nel rapporto fra storia dell’arte, memoria delle persecuzioni naziste e responsabilità nella ricostruzione delle provenienze. Soprattutto, però, la tela permette di tornare a uno dei momenti più fertili della carriera di Kandinskij, gli anni in cui l'artista, sospeso fra Russia e Occidente, fra figurazione e autonomia del linguaggio pittorico, elaborava una nuova idea della capacità espressiva dell’immagine. Quando Kandinskij soggiorna a Parigi nel 1906-1907, la capitale francese è il principale laboratorio della pittura europea. Le esposizioni dei Salons e le gallerie offrono agli artisti un panorama straordinariamente articolato: dal Neoimpressionismo al Postimpressionismo, dal Simbolismo al Fauvismo, mentre le ricerche di Cézanne stanno aprendo la strada a una radicale revisione dello spazio pittorico. Kandinskij vi giunge insieme a Gabriele Münter, con la quale aveva stabilito un rapporto personale e artistico destinato a essere fondamentale. La frequentazione dei Salon des Indépendants e del Salon d'Automne, così come l’attenzione per le gallerie e per le collezioni private più aggiornate, gli consente di entrare direttamente in contatto con quella pluralità di linguaggi che caratterizza la modernità francese.
L'importanza di Parigi, tuttavia, non consiste nel fatto che Kandinskij vi trovi semplicemente uno stile da imitare. L’artista assimila esperienze differenti trasformandole in una ricerca personale: dal Neoimpressionismo ricava una nuova sensibilità per le relazioni ottiche del colore; dai Fauves, l’idea di una cromia capace di emanciparsi dal dato naturale; dal Simbolismo e dall'Art Nouveau, la possibilità di affidare all’immagine significati interiori e spirituali. Dalla sua sensibilità empatica e dalla sua capacità di sintesi nasceva così «Das bunte Leben».
Le dimensioni della tela -130×163 centimetri - parlano di un Kandinskij che si confronta con un grande formato nel quale può costruire non solo una scena narrativa quanto un intero universo. Il titolo stesso suggerisce una lettura che va oltre la semplice descrizione: la «vita variopinta» evoca un’esistenza complessa, nella sua molteplicità, dove gioia e dolore, amore e perdita, sacro e profano, vita e morte si assecondano. Sulla superficie pittorica convivono poi pellegrini, contadini, madri e bambini, personaggi aristocratici, santi e cavalieri, immersi in un paesaggio che non è riconducibile a una precisa geografia. Questa indeterminatezza è essenziale per narrare una condizione universale. Il paesaggio diviene una sorta di teatro dell’umanità, nel quale figure appartenenti a epoche e categorie sociali differenti sembrano condividere lo stesso spazio senza essere vincolate alla successione narrativa. Il tempo storico viene sospeso a favore di un tempo quasi mitico. Kandinskij conosce le immagini della modernità francese ma non rinuncia alla propria memoria culturale. Il mondo russo, le sue leggende, il folklore, la tradizione religiosa, le icone e l'immaginario popolare, continua a costituire una riserva inesauribile di forme e simboli. Il risultato? Una pittura nella quale Oriente e Occidente, tradizione e avanguardia, figurazione e astrazione latente entrano in relazione.
Il quadro di Wassily Kandinsky sarà presto in asta da Christie’s London
Fra i motivi più significativi della composizione compare il cavaliere a cavallo, immerso nel paesaggio. La figura non è ancora il Cavaliere del Blaue Reiter nella forma che diventerà emblematica pochi anni più tardi, ma ne costituisce un antecedente fondamentale. Il cavallo e il cavaliere occupano infatti un posto privilegiato nell'immaginario di Kandinskij. Il motivo richiama la tradizione russa e insieme assume un significato più profondo: il cavaliere può essere interpretato infatti come figura di passaggio (non è casuale che questo motivo ritorni nella fase immediatamente successiva della sua ricerca). Nel 1911 Kandinskij e Franz Marc daranno vita infatti al Blaue Reiter, uno dei nuclei fondamentali dell’avanguardia espressionista tedesca. Il cavaliere, allora, non sarà più un personaggio inserito in un paesaggio ma diventerà il simbolo di una pittura che intende oltrepassare l'apparenza visibile.
La superficie del quadro è attraversata da campiture luminose e da accostamenti cromatici che tendono a liberarsi progressivamente dalla loron tradizionale funzione mimetica a favore di una propria autonomia. Se il colore può esprimere un’emozione senza dover rappresentare fedelmente un oggetto allora la pittura può progressivamente fare a meno dell’oggetto stesso, principio che condurrà Kandinskij, pochi anni dopo, verso la pittura astratta.
La vicenda estetica dell'opera è accompagnata da una seconda storia, altrettanto importante: quella della sua provenienza. Nel novembre 1927 «Das bunte Leben» entrò infatti nella collezione di Emanuel Albert Lewenstein e della moglie Hedwig Lewenstein-Weyermann, esponenti di una importante famiglia della borghesia industriale e collezionistica olandese. La collezione Lewenstein apparteneva a quella nuova generazione di collezionisti europei che, nel periodo fra le due guerre, guardava con interesse crescente all’arte moderna e alle avanguardie. La rete di rapporti della famiglia con ambienti artistici e culturali internazionali contribuì ad avvicinarla alle esperienze più innovative dell’epoca. Nel 1940 i beni della famiglia furono confiscati e le opere disperse. «Das bunte Leben», che si trovava in prestito allo Stedelijk Museum di Amsterdam, venne sottratta e successivamente venduta all’asta. Fu acquistata dal collezionista Salomon B. Slijper.
Dopo la guerra, gli eredi di Emanuel e Hedwig Lewenstein dedicarono decenni alla ricerca delle opere appartenute alla famiglia. Nello specifico caso, il dipinto passò dalla famiglia Slijper alla Bayerische Landesbank nel 1972 e, dal 1973, fu concesso in prestito a lungo termine al Lenbachhaus di Monaco, dove rimase esposto al pubblico per oltre cinquant'anni. Il lungo periodo trascorso in un museo tedesco non cancellò però la questione della provenienza. Le ricerche condotte dagli eredi di Hedwig Lewenstein-Weyermann, con il supporto dei loro consulenti, portarono infine alla restituzione dell’opera da parte della Bayerische Landesbank nel giugno 2023. La vendita annunciata da Christie’s apre ora un nuovo capitolo nella storia del dipinto. Prima dell’asta londinese, l'opera sarà presentata a Zurigo, Parigi, New York e Hong Kong, per poi essere esposta al pubblico a Londra dall'8 ottobre.
Hans Konrad Roethel (1909–1982), stimato storico dell’arte tedesco, celebre a livello internazionale come una delle massime autorità mondiali sull’opera di Wassily Kandinsky e sul movimento espressionista Der Blaue Reiter, la definì, dal punto di vista iconografico, una delle opere più importanti di Kandinskij. Oggi, forse, quella valutazione può essere ulteriormente arricchita: «Das bunte Leben» è importante non soltanto per ciò che rappresenta ma per ciò che anticipa. La stima? «Solo su richiesta», fa sapere la maison.
Monica Trigona
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