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Benin

Courtesy di Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali

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Courtesy di Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali

Un accordo triennale tra Italia e Africa contro il traffico illecito dei beni culturali

È una lotta che richiede una responsabilità condivisa, competenze qualificate e collaborazione tra istituzioni, come affermato dal ministro Alessandro Giuli. Pertanto la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e l’École du Patrimoine Africain collaboreranno per formare nuove professionisti, anche grazie all’aiuto dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale

Giorgio Valentini

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Che cosa possono fare Italia e Africa per fare fronte comune contro il traffico illecito di beni culturali? A partire da questa domanda, il Ministero della Cultura aggiunge un nuovo tassello al Piano Mattei, la strategia politica ed economica promossa dal Governo dal 2024 per rilanciare i rapporti con il Continente africano attraverso un modello di cooperazione paritaria.

È stata infatti diffusa la notizia che è stato firmato un accordo triennale tra la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e l’École du Patrimoine Africain per la formazione, la ricerca e l’innovazione nella gestione del patrimonio culturale e museale. «La lotta al traffico illecito di beni culturali è una responsabilità condivisa, che richiede competenze qualificate e collaborazione tra istituzioni», ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli.

L’accordo mette in relazione professionisti italiani e africani, che già dal 5 ottobre collaborano nell’ambito del programma «Patrimonio culturale, provenienza e tutela: formazione e rafforzamento delle competenze professionali tra Italia e Africa per contrastare il traffico illecito di beni culturali».

«Proteggere le testimonianze della storia significa custodire la memoria delle comunità e il loro diritto a trasmetterla alle generazioni future», continua Giuli, che sottolinea il contributo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nelle attività formative, mettendo a disposizione competenze e esperienze maturate. Il corso mira infatti a rafforzare le capacità tecniche e operative necessarie per la salvaguardia dei beni culturali, favorendo la cooperazione tra istituzioni, amministrazioni e operatori dei diversi Paesi coinvolti. Dalla documentazione delle collezioni alla ricerca sulla provenienza (provenance research), dalla digitalizzazione alla tracciabilità dei beni culturali, fino alla cooperazione internazionale e all’impiego degli strumenti digitali, le competenze sviluppate si dimostreranno essenziali per la tutela del patrimonio, soprattutto nelle aree segnate da conflitti e instabilità politica.

«Promuovendo lo scambio tra Africa e Italia, contribuiamo a consolidare le competenze necessarie per conservare, salvaguardare e promuovere il patrimonio per le generazioni presenti e future», sostiene il presidente della Scuola, Gerardo Villanacci.

Giorgio Valentini, 20 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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