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Un Picasso da 40 milioni guida l’asta della collezione dell’«ultimo dei Surrealisti»

A maggio, a New York, Sotheby’s propone un nucleo di opere appartenute a Enrico Donati, pittore e amico di tanti artisti che dallEuropa viaggiarono verso la Grande Mela negli anni della guerra

Riccardo Deni

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Il prossimo maggio, i riflettori del mercato dell'arte puntano dritti verso una delle raccolte più intime e storicamente significative del XX secolo. Si tratta della collezione di Adele ed Enrico Donati, due figure centrali della scena creativa newyorkese, proposta in asta da Sotheby's, proprio nella Grande Mela. Enrico Donati, spesso celebrato come «l'ultimo dei surrealisti», non fu solo un artista poliedrico, ma il confidente e amico di giganti come Marcel Duchamp, Max Ernst e André Breton. Accanto a lui, la moglie Adele Donati, designer dalla rara sensibilità estetica, ha contribuito ad assemblare un corpus di opere che oggi appare come un diario visivo delle avanguardie. Una raccolta costruita attraverso scambi di opere, favori e acquisti emotivi che oggi racconta, attraverso lavori rimasti a lungo lontani dagli occhi del pubblico, gli intrecci personali che hanno contribuito a costruire la storia dell'arte del Novecento per come la conosciamo.

Il vertice assoluto della vendita è rappresentato da «Arlequin (Buste)» di Pablo Picasso, un ritratto cubista del 1909 stimato circa 40 milioni di dollari. Eseguito solo due anni dopo le iconiche Demoiselles d’Avignon, il dipinto trasfigura il motivo dell'Arlecchino attraverso una scomposizione geometrica radicale. L'opera entrò nella collezione Donati in modo quasi leggendario: l'artista, folgorato dal quadro visto in una mostra, si recò dal mercante Kahnweiler, il quale glielo cedette per l'esatta somma che Donati portava in tasca in quel momento. Altrettanto magnetica la presenza di Wassily Kandinsky con «Rote Tiefe (Red Depth)», un capolavoro del 1925 stimato tra i 12-18 milioni di dollari. Realizzata durante il periodo d’oro del Bauhaus, l’opera vibra di una tensione cromatica e musicale che risuonava profondamente con gli studi di composizione dello stesso Donati. È una testimonianza del rigore teorico e della libertà lirica del maestro russo al culmine della sua maturità intellettuale.

La collezione vanta, come anticipato, di diverse opere arrivate ai coniugi Donati grazie a rapporti personali. Come nel caso di Yves Tanguy e del suo «Aux aguets le jour», dipinto nel 1939 e regalato direttamente a Donati, oggi stimato 800 mila-1,2 milioni di dollari. In questo paesaggio onirico e biomorfo, Tanguy cristallizza il senso di esilio e mistero che accompagnò i surrealisti in fuga dall'Europa verso l'America. Non meno affascinante è la legata all'opera «Untitled» di Alexander Calder, stimata 700 mila-1 milione di dollari. Acquisita attraverso uno scambio (un disegno di Donati in cambio della scultura), l'opera incarna l'equilibrio precario e la poesia del movimento tipici del maestro dei mobiles, riflettendo quella convivialità creativa che animava i pranzi tra il gruppo di artisti.

«Il gruppo surrealista pranzava insieme ogni giorno da Larre, tra la 56ª Strada e la 6ª Avenue», scriveva Donati. «Ci sedevamo tutti a un grande tavolo vicino alla finestra e potevamo vedere chiunque entrasse (Breton, Callis, Gorky, Seligman, Julio Diego, che aveva sposato Gypsy Rose Lee). Un giorno, Breton si alzò all’improvviso e iniziò a inchinarsi davanti a qualcuno che stava entrando: Marcel Duchamp! Si sedette accanto a me e mi chiese come mi chiamassi. Mi disse di chiamarlo Marcel e da allora siamo diventati migliori amici».

Pablo Picasso, Arlequin (Buste), 1909. Stima circa 40 milioni di dollari

Wassily Kandinsky, Rote Tiefe (Red Depth), 1925. Stima 12-18 milioni di dollari

Yves Tanguy, Aux Aguets le jour, 1939. Stima 800 mila - 1,2 milioni di dollari

Alexander Calder, Untitled, circa 1950. Stima 700 mila - 1 milione di dollari

Riccardo Deni, 13 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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