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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliÈ il 1910 quando un ventenne Egon Schiele (Tulln an der Donau, 1890-Vienna, 1918), accompagnato dalla sua compagna, modella e musa Wally Neuzil, si trasferisce nell’attuale Český Krumlov (allora Krumau), storica e splendida cittadina della Repubblica Ceca. La trama del documentario «Tabù. Egon Schiele» si dipana a partire da questo anno e dall’architettura di questi luoghi, nella patria della madre, dove il pittore apprese a utilizzare la visione dall’alto che caratterizzerà gran parte della sua produzione. Il docufilm, firmato dal regista Michele Mally (già autore nel 2024 di «Uomini e dei. Le meraviglie del Museo Egizio»), arriverà nei cinema italiani da lunedì 21 a mercoledì 23 aprile, per poi approdare (in autunno, probabilmente) in Tv su Sky Arte. Il film è stato scritto dal regista, insieme ad Arianna Morelli, e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios. I biglietti e l’elenco delle sale saranno disponibili a partire dal prossimo 20 marzo.
A Český Krumlov, nel 1993, è stato allestito l’Egon Schiele Art Centrum, un piccolo museo monografico che ospita documenti, fotografie e oggetti personali; fra questi, alcuni mobili disegnati dallo stesso artista, la sua maschera mortuaria e l’unica scultura da lui realizzata. Dalla casa con giardino dove Egon dipingeva, situata accanto al museo atelier, parte la narrazione del film. Il rapporto freddo e controverso con la madre Marie e con la moglie Edith Harms (che sposerà nel 1915, dando l’addio a Wally), quello più passionale con la sua prima compagna e, infine, quello con la sorella Gerti, che Egon ritrasse poco più che bambina, sono descritti nel docufilm con cenni anche al profilo psicanalitico dell’artista. Le città di Vienna e Praga, a cavallo tra Ottocento e Novecento, vengono mostrate attraverso numerosi filmati d’archivio; e nella capitale Ceca, gli autori del film immaginano che Egon Schiele e la figura coeva di Franz Kafka si siano incrociati, pur nell’assenza di prove di una reale conoscenza tra i due. Oltre alla visione di diverse opere dell’artista e di filmati e documenti d’epoca, in «Tabù. Egon Schiele» si susseguono numerosi interventi: Jane Kallir, curatrice del catalogo completo delle opere; Ralph Gleis ed Elisabeth Dutz, rispettivamente direttore e curatrice capo dell’Albertina di Vienna; Kerstin Jesse, curatrice del Leopold Museum di Vienna; Verena Gamper, curatrice del Belvedere di Vienna; Klára Sváčková del Museum Fotoatelier Seidel di Český Krumlov; Elio Grazioli e Otto M. Urban, storici dell’arte; Maddalena Mazzocut-Mis, filosofa; Micaela Riboldi, psicanalista; Amelia Valtolina, germanista; gli scrittori Romina Casagrande e Alessandro Banda; la regista Gerda Leopold.
Egon Schiele, «Young Mother», 1914. Foto Birgit and Peter Kainz. © Wien Museum, Vienna
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