Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

India Art Fair 2026 si è svolta dal 5 all'8 febbraio

Courtesy India Art Fair

Image

India Art Fair 2026 si è svolta dal 5 all'8 febbraio

Courtesy India Art Fair

Tutti i numeri di India Art Fair

Si è conclusa la fiera di Nuova Delhi con un grande afflusso di collezionisti e presenze dai musei di tutto il mondo. Le vendite più repentine si sono registrate nella fascia tra i 10mila e i 30mila dollari 

Margherita Panaciciu

Leggi i suoi articoli

La 17ma edizione di India Art Fair, svoltasi dal 5 all’8 febbraio presso gli NSIC Exhibition Grounds di Nuova Delhi, ha confermato con forza ciò che da alcuni anni si intuiva: il Sud Asia non è più una Regione emergente nell'ambito del sistema artistico ma uno dei luoghi in cui si ridefiniscono oggi linguaggi, mercati e visioni culturali. Con 135 espositori, il numero più alto mai registrato, una partecipazione istituzionale internazionale senza precedenti e un livello di vendite trasversale - dai giovani collezionisti alle grandi fondazioni museali - la fiera ha sancito la maturità di un ecosistema ormai pienamente globale sebbene ancora profondamente radicato nei propri contesti locali. «Con questa edizione, India Art Fair è entrata in un nuovo capitolo decisivo», ha dichiarato la direttrice Jaya Asokan. «Gli occhi del mondo dell’arte sono puntati sul Sud Asia, e la fiera ha saputo rispondere a questo momento con numeri record, programmazione ambiziosa e un’energia palpabile».

Quello che distingue India Art Fair da molte fiere internazionali è la sua natura ibrida: non solo marketplace, ma piattaforma culturale, spazio di ricerca, luogo di incontro tra modernismo storico, pratiche contemporanee, design, artigianato e nuove forme di collezionismo. L’edizione 2026 ha visto la partecipazione di 94 gallerie e 24 istituzioni, con un’attenzione particolare alla sezione Design, ampliata e sempre più centrale, e alla nuova configurazione della sezione Institutions, pensata come un luogo di dialogo tra musei, fondazioni, premi e programmi di ricerca. Accanto alla fiera pesa anche il lavoro svolto durante l’anno: residenze, partnership istituzionali e, soprattutto, il lancio di IAF EDI+IONS, iniziativa che estende la visione curatoriale della fiera in diverse città del subcontinente. La prima edizione, a Hyderabad nel novembre 2025, ha segnato un cambio di passo facendo diventare India Art Fair una presenza continuativa.

La lista dei visitatori racconta meglio di qualsiasi slogan il momento che l’arte sudasiatica sta vivendo. Tra i collezionisti presenti: Kiran Nadar, Kumar Mangalam Birla, Sunil Munjal, Sangita e Shallu Jindal, Anu Menda, Aarti Lohia, insieme a una nuova generazione di patroni e fondazioni private sempre più strutturate. Sul fronte istituzionale, la presenza di figure chiave come Sir Tristram Hunt (Victoria & Albert Museum), Alexandra Munroe (Guggenheim), Gary Tinterow (MFA Houston), Sam Bardaouil e Till Fellrath (Hamburger Bahnhof), Amin Jaffer (Al Thani Collection) ha dato il segnale ancor più chiaro di quello che è il potere attrattivo della fiera..

«India Art Fair ha saputo far emergere l’energia, la fiducia e la straordinaria diversità dell’arte contemporanea sudasiatica», ha osservato Sir Tristram Hunt. «La qualità del programma di talk riflette un’agenda critica e curatoriale matura e ambiziosa». Le vendite, robuste fin dai primi giorni, raccontano un mercato in espansione ma anche sempre più sofisticato. Vadehra Art Gallery ha venduto l’80% dello stand già nel giorno inaugurale; DAG ha collocato opere storiche del modernismo indiano fino a 1,3 milioni di dollari; David Zwirner ha confermato l’interesse per artisti come Huma Bhabha e Wolfgang Tillmans anche nel contesto sudasiatico. Colpisce però soprattutto la distribuzione delle vendite, con opere tra i 10mila e i 30mila dollari che trovano rapidamente nuovi collezionisti. «India Art Fair è un barometro di dove sta andando l’arte contemporanea indiana: sicura, stratificata, globalmente rilevante», ha sottolineato Anu Menda. «È significativo vedere voci femminili e pratiche emergenti occupare uno spazio così centrale». Non è passata inosservata un'unica presenza italiana tra gli espositori, quella della Galleria Continua che presentava lavori di Anish Kapoor, lo scultore britannico di origine indiana tra i più conosciuti al mondo, noto per le sue installazioni monumentali che sfidano la percezione dello spazio e della materia.

Courtesy India Art Fair

Courtesy India Art Fair

La sezione Design, con studi come Studio SHED e Morii Design, ha confermato come il confine tra arte, progetto e saperi artigianali sia uno dei terreni più fertili del panorama indiano contemporaneo. L’ingresso di Carpenters Workshop Gallery ha ulteriormente rafforzato il dialogo tra design da collezione e ricerca artistica. Parallelamente, residenze e premi - dallo Swali Craft Prize al DISCOVER Award, fino all’AMA Artist Award - hanno evidenziato una crescente attenzione verso pratiche che intrecciano ecologia, memoria, oralità e tecnologia. Forse il dato più rilevante emerso da India Art Fair 2026 non è quantitativo, ma strutturale: la fiera si configura sempre più come infrastruttura culturale. Un luogo in cui mercato e pensiero critico non si escludono, ma si rafforzano reciprocamente. «India Art Fair continua a essere un luogo di dialogo e scambio, non solo di esposizione», ha affermato Amin Jaffer. «Ed è proprio questa dimensione che ne fa un attore credibile e significativo nel panorama globale». Mentre l’attenzione internazionale sul Sud Asia cresce - anche in un contesto geopolitico e culturale in rapido mutamento - la fiera  del subcontinente asiatico mostra la sua doppia natura di  specchio e motore di un cambiamento più ampio. Il prossimo appuntamento? Il 4–7 febbraio 2027

Margherita Panaciciu, 10 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

L’edizione newyorkese 2026 riunirà 88 gallerie d’eccellenza tra capolavori, design e antichità

«Napoléon Bonaparte à Arcole» dell’allievo prediletto di Jacques-Louis David sarà il pezzo forte della vendita parigina del 25 marzo

Tre sedi d’eccezione, Triennale Milano, FARSETTIARTE a Cortina d’Ampezzo, Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda di Livigno si preparano ad ospitare le case degli atleti e della cultura

Il mea culpa del noto gallerista: la giovane rapper ha inscenato una performance scopiazzata da quella che Miles Greenberg aveva presentato qualche anno fa nello stesso spazio

Tutti i numeri di India Art Fair | Margherita Panaciciu

Tutti i numeri di India Art Fair | Margherita Panaciciu