Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Parma, Complesso Monumentale della Pilotta

© Giovanni Hanninen

Image

Parma, Complesso Monumentale della Pilotta

© Giovanni Hanninen

Trasformazione e innovazione a Parma, storica officina di cultura in Europa

Nata come cuore artistico della corte farnesiana, la Pilotta ritrova la sua vocazione originaria: mettere in relazione opere, ricerca e persone in un modello di museo aperto alla città e al territorio

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Storico dell’arte e museologo, classe 1977, originario di Padova, specialista della pittura e della grafica del Seicento e Settecento italiano, già alla guida scientifica dei Musei Civici di Belluno (dal 2014 al 2020), conservatore al Castello del Buonconsiglio di Trento (dal 2020 al 2026), con esperienze di ricerca a Fondazione Giorgio Cini di Venezia, Metropolitan Museum of Art e Frick Collection di New York: Denis Ton è il nuovo direttore del Complesso monumentale della Pilotta di Parma. Succede a Stefano L’Occaso, direttore ad interim dal 2024, raccogliendo anche l’eredità della Nuova Pilotta costruita da Simone Verde: un percorso durato sette anni che ha restituito unità a un complesso nato dalla stratificazione di secoli grazie al riallestimento della Galleria Nazionale, al nuovo percorso del Museo Archeologico Nazionale, al recupero degli ambienti storici del palazzo farnesiano, agli interventi sul Teatro Farnese e sulla Biblioteca Palatina, a restauri, acquisizioni e a una nuova lettura del patrimonio farnesiano e borbonico. Un lavoro che ha trasformato la Pilotta da insieme di istituti a organismo unico, riportando al centro la sua natura originaria di luogo in cui pittura, archeologia, libri, teatro, ricerca e produzione del sapere appartenevano a un unico progetto politico e culturale voluto dai Farnese, che governarono il Ducato di Parma e Piacenza dal 1545 al 1731. Ancora oggi il Complesso conserva l’impronta di una corte che fece di Parma una capitale europea delle arti: dal collezionismo dinastico alla nascita del Teatro Farnese, uno dei primi grandi teatri moderni, al dialogo tra arti figurative, libri, scienze e sperimentazione scenica. Un’eredità che oggi restituisce alla Pilotta la sua vocazione originale: custodire il passato, generare ricerca, idee e nuove letture del patrimonio.

Com’è l’Emilia-Romagna vista da uno storico dell’arte che arriva dal nord-est e dall’estero e quali sono i suoi luoghi del cuore della città e della regione e perché?
Una terra ricchissima di tradizione culturale, di partecipazione attiva e di amore per l’arte e il suo patrimonio. Un luogo del cuore, a parte la Pilotta, è naturalmente la Chiesa di San Giovanni Evangelista, che ha una coerenza straordinaria nella struttura architettonica e nei decori pittorici, con gli affreschi di Correggio e Parmigianino, e le sculture di Antonio Begarelli, ma ricordo che il primo viaggio a Parma lo feci, giovane studente, per vedere Antelami e il Battistero, infatuato com’ero di arte medievale, prima di indirizzare il percorso di ricerca sul Sei e Settecento.

Il suo mandato alla Pilotta segue una trasformazione molto forte. Che Complesso trova oggi e quali sono i primi interventi su cui vuole lavorare?
Si è conclusa una fase fondativa importante, con la creazione dell’istituto autonomo e la fusione di vari nuclei collezionistici un tempo separati e gestiti in maniera distinta. Le intuizioni di Simone Verde hanno ricucito spazi e aperto nuove aree di percorso espositivo. Oggi le responsabilità sono aumentate, con l’assegnazione, in città, dell’Antica Spezieria di San Giovanni, e, nel territorio, del Castello di Torrechiara e dell’area archeologica di Veleia. Il cantiere della Pilotta stesso non è concluso e con il mio predecessore, direttore ad interim, Stefano L’Occaso sono stati impostati importanti ulteriori lavori. Tra i primi interventi vi è certamente portare a conclusione questi progetti, definire un percorso espositivo coerente con la mutata situazione, recuperare alla visita il Cortile del Guazzatoio e dotare il museo di idonei spazi espositivi per mostre temporanee.

La Pilotta è l’incarnazione di una Parma che con i Farnese fu una piccola capitale europea: il collezionismo, la musica, la sperimentazione artistica, il dialogo con Roma, Venezia, la Francia. Come si racconta questa eredità e che ruolo Parma può avere oggi nella geografia culturale internazionale?
La città di Parma possiede e manifesta chiaramente l’eredità di una capitale, per quanto di un piccolo ducato, e i legami delle varie dinastie che si sono succedute nei secoli hanno naturalmente creato dei legami internazionali, non solo con la Francia, ma egualmente con la Spagna e la Germania. I Farnese, inoltre, sono al centro della storia delle arti e dell’architettura dell’Italia e dell’Europa tutta, mentre le preferenze di gusto e collezionistiche li pongono di fatto ai livelli delle grandi aristocrazie e famiglie regnanti del continente. Pure l’età dei Borbone e quella di Maria Luigia sono comunque oltremodo significative e caratterizzanti. Di questa natura internazionale è giusto rendere conto nei progetti che andremo a realizzare. D’altronde la natura delle raccolte non è meramente territoriale, ma riflette interessi variegati che spiegano la presenza di opere di Leonardo da Vinci, Antonio Canova, El Greco, Sebastiano del Piombo, Van Dyck, Tiepolo e Sebastiano Ricci senza contare ovviamente le raccolte librarie e quelle, pure straordinarie, archeologiche e della grafica.

La Pilotta si caratterizza, come lei ha dichiarato, quale “officina delle arti e dei saperi”, luogo di sperimentazione e produzione culturale prima ancora che come museo. Può oggi tornare a essere anche un luogo dove l’arte non è soltanto conservata, studiata e mostrata, ma anche prodotta e messa in relazione con il presente?
Il fatto che al cuore del museo ci sia uno dei più antichi e più grandi teatri barocchi d’Europa, il Teatro Farnese, che è all’incrocio dei vari nuclei collezionistici del Complesso suggerisce una vocazione unica tra i grandi musei d’Italia: quella appunto di sapere mettere insieme la cultura materiale degli straordinari oggetti e beni culturali che preserva, con quella immateriale dei saperi e delle arti: musica, letteratura, teatro, arti performative in senso lato trovano alla Pilotta un habitat naturale che dobbiamo sapere rendere vivo per raggiungere sempre nuovi pubblici e, allo stesso tempo, rigenerare il patrimonio che preserviamo.

La ricerca è una delle parole chiave del suo mandato e della sua formazione. In un Complesso con stratificazioni così profonde e collezioni così vaste, quanto resta ancora da studiare, scoprire e rileggere?
La ricerca per sua natura non ha punto di arrivo. Cambiano le prospettive, le conoscenze, gli strumenti con cui facciamo ricerca e un museo è come un grande albero che affonda le sue radici in questa attività fondativa: lo studio, la comprensione materiale delle opere, la loro provenienza, la possibilità di farle “reagire” con altri beni conservati nel territorio, o in altre istituzioni, tramite le mostre - che è sempre un modo accessibile ed efficace di fare sì che la ricerca raggiunga più persone possibili - sono il presupposto perché il museo sappia proporre sempre nuovi modi e approcci alle proprie raccolte. Ogni spazio architettonico, ogni oggetto, ogni libro che possediamo è come un enigma che deve essere decifrato e in questa decifrazione continua sta la bellezza di questo lavoro e il presupposto per la condivisione dei saperi. La ricerca è l’antidoto a una concezione museale che cerca di competere, necessariamente perdendo, con la dimensione dell’entertainment, ma naturalmente ciò non deve portare a uno sterile e specialistico solipsismo per addetti ai lavori; a indirizzare invece il lavoro di creazione di una comunità, con l’obiettivo di estendere una vera, consapevole e autonoma cittadinanza culturale.

Il palazzo di Torrechiara

La Pilotta non finisce dentro il palazzo: comprende Torrechiara, Veleia, la Spezieria di San Giovanni. Come immagina il rapporto tra il museo, la città e il territorio dell’Emilia-Romagna?
I siti che, a partire dalla riorganizzazione del 2024, sono stati affidati al Complesso, consentono innanzitutto di diversificare significativamente la proposta culturale: parliamo di un antico centro di produzione farmaceutica che suggerisce di lavorare anche sulle tematiche scientifiche e di salute; di un castello meraviglioso che, con i suoi decori ad affresco, ci introduce al tema dell’amore rinascimentale e si innesta in un contesto paesaggistico sublime; di un’area archeologica che può essere considerata, in qualche modo, una sorta di “Pompei del Nord”, frutto di una riscoperta settecentesca che è stata alla base dell’intervento museografico dei Borbone e della nascita del Museo Archeologico di Parma nel 1761, uno dei più antichi collegato a uno scavo in Europa.

La parola comunità è sempre più importante nel dibattito sui musei. Che cosa significa concretamente per un’istituzione nata come luogo del potere ducale diventare per i cittadini un luogo di partecipazione, emancipazione e conoscenza?
La Pilotta sconta un po’ un’immagine austera di fortezza, che però, per sua natura e con le difficoltà che ciò necessariamente comporta, si fa attraversare dalla città e dai cittadini che passano sotto i suoi portici voltati.
Diventare luogo di partecipazione significa anche che le iniziative non debbono necessariamente partire dall’alto o dalle istanze di una visione troppo ristretta, ma aprirsi alla creatività e allo sguardo della città e degli altri soggetti culturali. L’obiettivo deve essere sempre compatibile con la missione di un museo e di un istituto che si propone di creare connessioni con il patrimonio, la storia, le collezioni ma allo stesso tempo con le persone. Molte e diversificate debbono essere dunque le strategie per raggiungere i pubblici e creare intorno al museo una vera comunità partecipata. In questo senso le tematiche relative all’accessibilità, sia fisica sia cognitiva, assumono una centralità sempre più importante.

Le nuove generazioni sono un altro tema centrale nel dibattito museografico. Come si rende vivo un patrimonio di cinque secoli per chi non ha ancora gli strumenti per leggerlo?
Parma ricoprirà nel 2027 il ruolo di Capitale Europea della Gioventù e dunque sarà un grande laboratorio di tematiche giovanili. Ci proponiamo di confrontarci con il Comune, l’Università e gli altri soggetti protagonisti perché anche il museo possa fare la sua parte e diventare un centro di sperimentazione di coinvolgimento dei giovani. Il tema è una delle sfide più importanti che si trovano ad affrontare oggi i musei. La strategia credo possa essere soprattutto non solo parlare “ai” giovani - che presuppone sempre un che di respingente e paternalistico - ma lavorare “con” i giovani, affidando loro un ruolo. Quello che è creato dai giovani, sia esso un evento di creatività contemporanea o un percorso guidato e di interpretazione, genera credo il coinvolgimento di altri giovani come fruitori creando quel senso di appartenenza che è l’obiettivo fondamentale di ogni iniziativa di valorizzazione.

Un Complesso come la Pilotta custodisce patrimoni molto diversi per natura e storia. Come immagina di creare connessioni tra opere, discipline, istituzioni e pubblici?
L’idea della connessione tra le opere e le discipline è centrale nel progetto che mi sono immaginato per la Pilotta: c’è uno spettro di possibilità veramente ampio, connesso alla natura enciclopedica del museo, di stampo illuminista, che deve essere sfruttato per elaborare connessioni, percorsi a tema, percorsi espositivi temporanei e, naturalmente, mostre. L’obiettivo, dunque, non è solo di esplorare il tema del Genius loci, con i grandi maestri che hanno lavorato a Parma quali Correggio e Parmigianino, ma pure quello di mostre di “cultura visiva” perché ogni opera è parte di un tessuto di pensieri e di idee che può essere reso tangibile attraverso associazioni e accostamenti sempre nuovi.

La Pilotta custodisce un patrimonio stratificato di secoli, dalle collezioni farnesiane e borboniche alla Biblioteca Palatina, dal Teatro Farnese all’archeologia, a imponenti edifici storici. Quali sono le sfide, i problemi e le urgenze nella conservazione di un patrimonio così diverso per natura, materiali ed epoche?
La Biblioteca Palatina possiede circa un milione di volumi; il Teatro Farnese occupa un grande spazio al centro del Complesso e una cavea che poteva ospitare oltre un migliaio di persone ed è sostanzialmente tutto fatto in legno e stucco. Abitiamo un contesto di estrema fragilità e la conservazione deve essere naturalmente uno degli obblighi primari del museo, al quale si deve adempiere innanzitutto attraverso un piano di manutenzione programmata e costante. Spesso è proprio attraverso restauri e manutenzioni, inoltre, che nuove indagini, scoperte e ricerche possono sorgere e quindi non solo è un dovere ma il tutto può a sua volta alimentare anche le attività di valorizzazione e di coinvolgimento del pubblico. 

Jenny Dogliani, 10 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Dal 7 al 9 luglio l’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo ospita il Festival di Architettura Torino, dedicato al futuro della casa. Sul tavolo un paradosso che attraversa l’Italia e l’Europa: milioni di abitazioni sono vuote, ma la domanda abitativa continua a crescere, tra famiglie più piccole, studenti, lavoratori e nuove fragilità sociali

Dalla storica doppietta che ha portato la Norvegia ai quarti del Mondiale alla donazione, attraverso la Fondazione EH9, di una rarissima edizione delle Saghe dei Re. Erling Haaland si prepara alla sfida contro l’Inghilterra, l’antico nemico che segnò la fine del mondo vichingo

Proseguono i restauri di una delle più strategiche architetture militari medicee, che dal 2015 è tra le sedi del Festival Cortona On The Move. Grazie all’Art Bonus di Intesa Sanpaolo, recuperati gran parte degli spazi e avviati i progetti per farne un centro permanente di arte e fotografia

Da Zegna a Banca Ifis, da Beatrice Bulgari a Roberto Spada, un modello di committenza condivisa dà forma a una nuova infrastruttura culturale del Paese e concorre alla costruzione del patrimonio materiale e immateriale che sceglieremo di lasciare alle generazioni future

Trasformazione e innovazione a Parma, storica officina di cultura in Europa | Jenny Dogliani

Trasformazione e innovazione a Parma, storica officina di cultura in Europa | Jenny Dogliani