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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliIl filo di lana rosso dell’artista sarda Maria Jole Serreli cuce i frammenti delle case di chi, nel 2016, ha subito le conseguenze del terremoto nel Centro Italia, per farne un piccolo monumento aperto, antiretorico, alla memoria collettiva. Questa micro installazione, intitolata «In tasca solo pezzi di casa» (che si appresta a viaggiare in diverse città d’Italia a partire dal Muacc-Museo universitario per le arti e le culture contemporanee di Cagliari, a ricordare la fragilità del patrimonio naturale e culturale) è anche l’immagine scelta quest’anno dalla manifestazione «Monumenti Aperti» per raccontare il senso di questa XXX edizione.
In programma dal 18 aprile all’8 settembre, l’iniziativa, che apre gratuitamente al pubblico piccoli e grandi tesori nascosti della penisola in un racconto collettivo e condiviso, vede quest’anno la partecipazione, per la prima volta, di tutte le regioni italiane, dopo la recente adesione della Valle D’Aosta. Come ha ribadito anche Monica Stochino, a capo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Sassari e Nuoro, intervenendo a Roma alla presentazione alla stampa, «vuole essere un’occasione per conoscere il patrimonio e prendersene cura».
Nato a Cagliari nel 1997 dall’iniziativa di cinque amici «visionari», mossi dal desiderio di raccontare il proprio territorio rendendolo comprensibile e condiviso, il progetto si è esteso due anni fa anche alle altre regioni del territorio nazionale, coinvolgendo centinaia di Comuni e trasformando un’idea locale in una buona pratica nazionale. Questo itinerario diffuso tra le bellezze meno frequentate dai tradizionali itinerari turistici avrà inizio il 18 aprile a Cagliari, che quest’anno racconterà anche l’importante Necropoli punica di Tuvixeddu, per proseguire, a maggio con un focus speciale sulla Sardegna. In autunno l’itinerario si estenderà al resto della penisola, dal Teatro Marrucino di Chieti, inaugurato nel 1818 con la rappresentazione de «La Cenerentola» di Gioachino Rossini, al Museo di Arte Urbana sulle Migrazioni a Roma (che racconta la storia delle migrazioni a Roma e nel territorio dell’Ecomuseo Casilino attraverso il muralismo contemporaneo), dalla Palazzina Marfisa D’Este di Ferrara all’ottocentesca Villa Rendano a Cosenza. Dalla Cappella dei Mercanti di Torino il viaggio proseguirà alla volta del Parco del Pollino, tra Calabria e Basilicata, cornice di un confronto tra natura e arte contemporanea.
Tra i cinque amici che nel 1997 hanno dato vita al progetto c’è anche Massimiliano Messina, presidente di Imago Mundi, l’organizzazione cagliaritana di volontariato che coordina a livello nazionale la XXX edizione di «Monumenti Aperti». «Nata come una scommessa, nel tentativo iniziale di far conoscere ai visitatori monumenti meno conosciuti, spiega Messina, nel 2025 l’iniziativa ha contato oltre 240mila presenze, mentre dal 1997 a oggi sono state oltre 4.241.000 le visite guidate organizzate grazie all’impegno di 175.700 studenti e 63.500 volontari, che hanno raccontato e custodito oltre 2.863 monumenti in 210 comuni. Cuore pulsante dell’iniziativa è il legame con il mondo della scuola e dell’università, ma anche con le comunità e i territori. Da qui lo slogan della XXX edizione: “Generazione Monumenti Aperti”. Un patrimonio di cultura, legami, memoria: una questione d’amore per la nostra terra». Il programma di «Monumenti Aperti», in aggiornamento, è consultabile sull’app e sul sito monumentiaperti.com.
Una veduta aerea di Siracusa
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