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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliLa testa sfiora i soffitti in legno, le pitture, le dorature. Ci si ritrova faccia a faccia con i Dottori della Chiesa riprodotti sui medaglioni, in un incontro ravvicinato, e irripetibile, che offre l’opportunità di carpire dettagli e di osservare la Sala del Mappamondo da una prospettiva inedita, a 18 metri d’altezza.
Teatro di importati vicende storiche e culturali, dalla visita di Erasmo da Rotterdam nel 1509 agli incontri di papa Paolo III Farnese con Michelangelo, convocato per parlare del «Giudizio» della Cappella Sistina, dal concerto di un giovane Mozart alla direzione dello «Stabat Mater» di Gioachino Rossini, fino agli eventi cruciali del Novecento, come l’annuncio dell’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, le sale monumentali di Palazzo Venezia saranno, fino a settembre prossimo, oggetto di un restauro aperto al pubblico.
Il progetto, eseguito nell’ambito dei lavori di consolidamento strutturale del Palazzo in occasione della realizzazione della stazione Venezia della Linea C della metropolitana di Roma, consentirà ai visitatori di seguire giorno dopo giorno uno dei più importanti cantieri di restauro attualmente in corso nella capitale. Saranno interessate la Sala del Mappamondo, quella delle Battaglie e la Sala Regia, tre ambienti al piano nobile dell’edificio.
Oltre a verificare lo stato di avanzamento del cantiere attraverso un diario pubblicato a cadenza regolare sul sito istituzionale del ViVe-Vittoriano e Palazzo Venezia: con video-interviste ai restauratori, due volte al mese, tra maggio e giugno, il pubblico potrà salire direttamente sui ponteggi in compagnia dei restauratori.
Intitolata «Cantiere aperto. Le Sale monumentali di Palazzo Venezia», l’iniziativa è stata presentata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, dell’assessore alla mobilità Eugenio Patanè, della commissaria straordinaria del governo per la Linea C Maria Lucia Conti e della direttrice generale del ViVe - Vittoriano e Palazzo Venezia Edith Gabrielli.
L’apertura del cantiere (un progetto che il ViVe ha già avviato e sperimentato con successo, dal cantiere dell’Altare della Patria all’Appartamento Barbo a Palazzo Venezia) si inserisce in una precisa linea di valorizzazione iniziata con lo sgombero delle automobili dal Giardino Grande.
«Cantiere aperto, commenta la direttrice Gabrielli, è una modalità operativa che noi del ViVe utilizziamo per tutti i nostri cantieri di restauro. L’idea è quella di coinvolgere il pubblico nel modo in cui ci prendiamo cura del nostro patrimonio. Il restauro di queste tre sale, uno spazio che trasuda storia e cultura, è stato di grande complessità e interesse anche per la storia del Palazzo, a lungo percepito come opaco e lontano. Questo cantiere aperto si inserisce in questo processo di valorizzazione che ha riportato Palazzo Venezia al centro del turismo internazionale e di prossimità».
Le Sale monumentali furono realizzate subito dopo il 1464, quando il cardinale Pietro Barbo, che aveva fatto costruire il nucleo originario dell’edificio, ascese al soglio pontificio con il nome di Paolo II. Nel 1564 divennero sede degli ambasciatori della Repubblica di Venezia, per accogliere, a partire dal 1797, i rappresentanti dell’Impero austro-ungarico.
Nel 1916, il palazzo fu rivendicato dall’Italia e le sale furono destinate ad accogliere il Museo del Medioevo e del Rinascimento, mentre sei anni più tardi Benito Mussolini le scelse come sede di rappresentanza del governo fascista. Nel secondo dopoguerra gli ambienti ospitarono le collezioni permanenti e, dal 1982, esposizioni temporanee. A conclusione del cantiere in corso saluteranno il nuovo percorso stabile con la museografia di Michele De Lucchi dedicato al «Fatto in Italia», la grande tradizione artistica e artigiana della Penisola dal Medioevo alle soglie del Made in Italy.
Il dialogo tra il Rinascimento e il suo recupero negli anni Venti del Novecento è evidente negli affreschi e negli apparati scultorei quattrocenteschi, visibili negli stipiti e nel grande camino della Sala del Mappamondo, cui si affiancano e si sovrappongono soffitti in legno, lampadari, pitture alle pareti realizzati cinque secoli dopo sotto la guida del soprintendente Federico Hermanin.
La complessità del restauro scaturisce dai numerosi interventi stratificati nei secoli. I soffitti lignei, che presentavano diffuse alterazioni e le dorature completamente oscurate dal passaggio del tempo e dalle infiltrazioni d’acqua, stanno beneficiando di operazioni di pulitura dai risultati sorprendenti. Sotto gli strati di vernici ossidate e di sporco è riemersa la luminosità originaria dell’oro che conferisce alle decorazioni profondità e brillantezza.
Anche le pitture murali conservano traccia di interventi che si sono susseguiti nel tempo, richiedendo un’analisi attenta delle stratificazioni, la pulitura, il consolidamento degli intonaci e la reintegrazione accurata della pellicola pittorica. L’obiettivo è restituire piena leggibilità all’insieme senza cancellare le tracce della storia.
«Nella sala del Mappamondo e nella sala Regia, spiega Susanna Sarmati, restauratrice e direttrice dei lavori, l’obiettivo è rimettere in luce i frammenti di dipinti quattrocenteschi che Federico Hermanin, allora soprintendente alle Gallerie e ai Musei del Lazio e degli Abruzzi, aveva trovato all’inizio del Novecento. Sulla falsariga di questi affreschi furono preparati i disegni e si decise di ripetere sulle pareti le logge originali quattrocentesche. Oltre a consolidare e a pulire, cercheremo di rimettere in luce questi frammenti quattrocenteschi coperti, in modo da permettere successivamente a un team di studiosi del XV secolo di studiarli e approfondirli».
Le visite guidate, gratuite fino a esaurimento posti, si potranno effettuare sabato 2 e 23 maggio, il 6 e il 20 giugno alle 10 e alle 11.30. È obbligatoria la prenotazione su Eventbrite.
Cantiere aperto nelle Sale monumentali di Palazzo Venezia a Roma
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