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Tombe, pugnali e ceramiche: in Oman riemerge un patrimonio di 5mila anni fa

Ad Al Aynain, vicino a Ibri, nel nord-ovest dell'Oman, uno scavo archeologico di emergenza ha riportato alla luce camere funerarie del III millennio a.C. con resti umani, vasi in ceramica integri, pugnali, asce e punte di freccia in rame e bronzo. I primi ritrovamenti suggeriscono collegamenti con la cultura mesopotamica di Jemdet Nasr e offrono nuove prospettive sulle relazioni tra la Penisola arabica e il Vicino Oriente antico.

Amanita Iervolino

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Camere funerarie risalenti a circa cinquemila anni fa, resti scheletrici, vasi in ceramica conservati integri e un insieme di oggetti in rame e bronzo, tra cui pugnali, asce e punte di freccia. È quanto emerso da una recente campagna di scavi archeologici ad Al Aynain, nei pressi della città di Ibri, nel governatorato di Al Dhahirah, nell'Oman nord-occidentale. Una scoperta che contribuisce ad ampliare le conoscenze sulle pratiche funerarie della Penisola arabica nel III millennio a.C. e sulle relazioni culturali e commerciali che collegavano questa regione alla Mesopotamia.

A rendere particolarmente significativo il ritrovamento è il contesto nel quale si sono svolte le indagini. Gli archeologi sono intervenuti all'interno di un'area interessata da nuovi insediamenti residenziali, dove l'espansione edilizia rischiava di compromettere definitivamente le testimonianze antiche. Gli scavi, avviati nella seconda metà di ottobre dal Dipartimento del Patrimonio e del Turismo di Al Dhahirah, sono stati quindi condotti come operazione archeologica di emergenza, finalizzata alla documentazione dei contesti funerari e al recupero dei manufatti.

Secondo quanto comunicato il 27 ottobre dall'agenzia di stampa Oman News Agency (ONA), le indagini hanno individuato camere sepolcrali contenenti resti umani e recipienti ceramici, alcuni dei quali giunti fino a noi in condizioni di conservazione particolarmente favorevoli. Accanto ai vasi sono stati recuperati oggetti metallici, armi e numerose perline, materiali che potrebbero offrire informazioni sulle pratiche funerarie, sulle tecniche produttive e sulle relazioni economiche delle comunità che abitavano la regione. Uno degli aspetti più interessanti riguarda i possibili collegamenti con la cultura mesopotamica di Jemdet Nasr, sviluppatasi nell'attuale Iraq meridionale tra la fine del IV e l'inizio del III millennio a.C., generalmente collocata tra il 3100 e il 2900 a.C. circa.

Le autorità omanite hanno ricondotto parte dei materiali rinvenuti a questa tradizione culturale. L'attribuzione, tuttavia, richiede ulteriori verifiche: non sono ancora stati resi pubblici uno studio sistematico dei corredi, una documentazione dettagliata delle strutture tombali o analisi che consentano di stabilire con precisione la cronologia e la provenienza dei singoli manufatti. La presenza di ceramiche riconducibili alla tradizione di Jemdet Nasr sarebbe comunque coerente con quanto già emerso da precedenti indagini archeologiche nella regione di Ibri. Nel 2020 uno studio pubblicato dall'Università di Trieste, firmato da Massimiliano Ghiro, Sabatino Laurenza ed Enzo Cocca, ha analizzato la tomba 4 del sito di Al Arid, individuando un caso particolarmente interessante di sovrapposizione tra differenti tradizioni funerarie.

La struttura della sepoltura presentava caratteristiche architettoniche vicine alla cultura di Umm an-Nar, sviluppatasi nell'Oman dell'età del Bronzo tra il 2600 e il 2000 a.C. circa, mentre al suo interno era stato rinvenuto un piccolo vaso biconico attribuibile alla più antica produzione ceramica di Jemdet Nasr. Un ulteriore elemento insolito riguardava la disposizione dei resti umani, conservati all'interno del recipiente e assenti nelle camere funerarie. Gli studiosi avevano interpretato la sepoltura come una possibile testimonianza della transizione tra le tradizioni di Hafit e Umm an-Nar, due fasi fondamentali per comprendere l'evoluzione delle comunità dell'Arabia sud-orientale nel III millennio a.C. Il nuovo ritrovamento di Al Aynain, pur appartenendo a un sito distinto, si inserisce dunque in un quadro archeologico nel quale sono già documentate relazioni tra l'Oman e la Mesopotamia. La circolazione di materiali e modelli culturali suggerisce l'esistenza di contatti che attraversavano la Penisola arabica e il Golfo Persico, collegando comunità caratterizzate da differenti tradizioni produttive e funerarie.

Amanita Iervolino, 05 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

Amanita Iervolino

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