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FAMEME, Fancy Fantasy!, 2024, Chi-Wen

Courtesy Chi-Wen X MOV Collection

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FAMEME, Fancy Fantasy!, 2024, Chi-Wen

Courtesy Chi-Wen X MOV Collection

Tokyo Gendai 2026: 63 gallerie, nuovi settori e un programma tra arte contemporanea, digitale e installazioni immersive

Dal 10 al 13 settembre a PACIFICO Yokohama la quarta edizione della fiera introduce il nuovo settore Miki «Trunk», rafforza l’arte digitale con Tane «Seed» e presenta un ampio programma di mostre, performance, curatorial symposium e premi internazionali

Monica Trigona

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Tokyo Gendai torna nel 2026 con la sua quarta edizione preannunciando, con il suo ricco programma, il suo posizionamento, ovvero quello di essere uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario asiatico. La fiera si svolgerà dal 10 al 13 settembre presso il PACIFICO Yokohama, con VIP Preview e vernissage il 10 settembre, in un momento strategico che inaugura la stagione autunnale delle arti in Giappone e che ogni anno richiama collezionisti, curatori, direttori di musei, galleristi e artisti da tutto il mondo. 

L’edizione di quest'anno si presenta come la più articolata e ambiziosa realizzata fino a oggi, sia per la quantità di espositori sia per l’espansione del programma curatoriale. La fiera ospiterà 63 gallerie internazionali provenienti da Asia, Europa, Americhe e Oceania, consolidando il suo ruolo di piattaforma di connessione tra la scena artistica giapponese e il sistema globale dell’arte contemporanea. Tra le gallerie partecipanti figurano alcune delle realtà più influenti del panorama internazionale come Pace Gallery, Sadie Coles HQ, Taka Ishii Gallery, TARO NASU, Gana Art, Ceysson & Bénétière, KOTARO NUKAGA, The Page Gallery, NANZUKA, Mizuma Art Gallery e Kaikai Kiki Gallery, accanto a numerose gallerie emergenti che contribuiscono a rafforzare la dimensione sperimentale e la varietà geografica della manifestazione. 
Le presentazioni delle gallerie includono un ampio spettro di artisti e pratiche. Tra i nomi più rilevanti si trovano figure affermate come Adam Pendleton, Peter Halley, Wim Delvoye, Ryan Gander, José Parlá, Tomokazu Matsuyama, Mika Tajima, Bernard Piffaretti e Claire Chesnier, insieme a una nuova generazione di artisti che attraversano pittura, scultura, installazione, fotografia e pratiche concettuali. Le proposte spaziano da ricerche sull’identità culturale e la memoria collettiva fino a indagini più astratte legate alla materia, allo spazio e al linguaggio visivo contemporaneo, riflettendo la natura sempre più ibrida dell’arte globale. La struttura della fiera si articola in cinque settori principali, ciascuno pensato per evidenziare una specifica dimensione della produzione artistica contemporanea. La sezione Galleries rappresenta il nucleo centrale della manifestazione e ospita le gallerie più consolidate a livello internazionale, con presentazioni di artisti storicizzati e nuove commissioni. In questo contesto si inseriscono progetti come le nuove opere di Adam Pendleton presentate da Taka Ishii Gallery, le ricerche pittoriche e scultoree di Tomokazu Matsuyama e Keita Morimoto presso KOTARO NUKAGA, e le esplorazioni astratte e concettuali proposte da Ceysson & Bénétière, che mette in dialogo artisti di diverse generazioni e provenienze.

Ayane Mikagi, «Oaxaca Wall II», 2025, A Lighthouse called Kanata

Chisato Yasui, «Theobroma - (like) a King», 2025, Gallery Common

La sezione Hana «Flower» è dedicata invece ad artisti emergenti o in una fase intermedia della carriera e si configura come uno degli spazi più dinamici della fiera. Qui vengono spesso presentati lavori inediti o commissionati appositamente per Tokyo Gendai, come nel caso delle nuove opere di Yukino Yamanaka, che esplora la relazione tra corpo e presenza in uno stato di instabilità percettiva, o delle ricerche di Zac Langdon-Pole sul concetto di appartenenza come strumento formale e concettuale. In questa sezione trovano spazio anche indagini legate al post-umanesimo e alla trasformazione della materia artistica, come quelle di Patricia Piccinini e altri artisti che affrontano i confini tra naturale e artificiale. La sezione Eda «Branch» è invece dedicata ad artisti affermati o a progetti curatoriali tematici. Qui emergono pratiche consolidate che dialogano con la tradizione e con le trasformazioni del linguaggio contemporaneo. Un esempio significativo è la presenza dello scultore Tomonori Toyofuku, artista giapponese attivo a lungo in Italia, le cui opere in legno e bronzo mettono in relazione sensibilità orientali e occidentali attraverso una ricerca formale essenziale e meditativa. Questa sezione include inoltre progetti che riflettono sul rapporto tra natura, cultura e modernità, evidenziando il ruolo centrale della materialità e della memoria estetica. 

Una delle principali novità del 2026 è la nascita della sezione Miki «Trunk», interamente dedicata alle opere su carta. Questo nuovo spazio include fotografia, disegno, incisione e stampa, e si propone di valorizzare sia le tecniche tradizionali profondamente radicate nella cultura visiva giapponese sia le sperimentazioni contemporanee legate all’immagine e alla riproduzione. Tra le presentazioni più rilevanti si trovano quelle di BANGKOK CITYCITY GALLERY, che riunisce artisti come Apichatpong Weerasethakul e altri autori thailandesi impegnati nella ricerca fotografica e filmica, e Revolver Galería, che esplora la trasformazione del testo e del segno attraverso pratiche ibride tra arte visiva e linguaggio. Accanto a questa nuova sezione, Tane «Seed» continua a rappresentare il fronte più sperimentale della fiera, concentrandosi sulle pratiche digitali e sulle tecnologie emergenti. Questo settore include opere basate su NFT, realtà aumentata, realtà virtuale, animazione, cinema sperimentale e videogiochi, riflettendo l’evoluzione dell’arte contemporanea nell’era digitale. Tra i progetti più significativi figura l’avatar digitale di Marina Abramović sviluppato da TAEX, insieme alle ricerche di Kevin Abosch e Francesco D’Isa, che esplorano rispettivamente i confini tra fotografia, intelligenza artificiale e filosofia dell’immagine. Particolarmente rilevante è anche la presenza di artisti provenienti da Taiwan, che contribuiscono ad ampliare il dialogo regionale e internazionale su nuove forme di narrazione visiva e tecnologica.

Fu Nagasawa, «Dry Pond», 2026, Taka Ishii Gallery, Courtesy of Taka Ishii Gallery, Photo by Kenji Takahashi

Kako Shirahata, «A Yellowed Orchid», 2025. Photo by Aoto Tokui, Yutaka Kikutake Gallery

Uno degli elementi più distintivi di Tokyo Gendai è poi il programma Sato «Meadow», dedicato a installazioni su larga scala e performance site-specific che trasformano lo spazio espositivo in un ambiente immersivo e dinamico. Qui il pubblico si trova a interagire con opere che superano il formato tradizionale della fiera, come performance di pittura dal vivo, installazioni sonore, ambienti scultorei e interventi digitali che dialogano con l’architettura. Tra i lavori presentati si distinguono il progetto «Garden» di Takeshi Yasura, che immagina un luogo di coesistenza tra umano e non umano, le installazioni sonore collettive di artisti giapponesi e il lavoro di Qin Feng, che utilizza ventagli e movimenti visivi per creare flussi pittorici nello spazio. Il programma si estende oltre i padiglioni della fiera attraverso un sistema di eventi diffusi che coinvolge istituzioni, musei e spazi culturali dell’intera area metropolitana di Tokyo. 

Il Curatorial Symposium, alla sua seconda edizione, riunisce curatori giapponesi e internazionali in un contesto di dialogo professionale e scambio critico, offrendo un’occasione di confronto sulle direzioni future dell’arte contemporanea. Parallelamente, durante la settimana della fiera, il pubblico può accedere a un ricco programma di mostre e aperture speciali in istituzioni come il Mori Art Museum, il National Art Center Tokyo e il National Museum of Modern Art, oltre a eventi fuori città che includono le celebri isole d’arte di Naoshima e Teshima e l’Enoura Observatory progettato da Hiroshi Sugimoto.

La dimensione istituzionale e formativa si intreccia con quella commerciale e collezionistica anche attraverso i premi della fiera, tra cui l’Hana Artist Award e l’AMA Artist Award. Questi riconoscimenti sostengono artisti emergenti e mid-career offrendo visibilità internazionale e supporto economico per la produzione di nuove opere. Nel 2026 l’AMA Artist Award è stato assegnato a Umar Rashid, che presenterà un progetto commissionato appositamente per Tokyo Gendai, mentre la giuria dell’Hana Artist Award riunisce figure provenienti dal mondo curatoriale, museale e del collezionismo internazionale. L’intero progetto è sostenuto da una rete di partner globali che include SMBC Group come Principal Partner, Dior come Official Premium Partner e Perrier-Jouët come Official Champagne Partner, insieme a istituzioni e brand come Lalique, LED TOKYO, Warehouse TERRADA, ArtSticker e Vitra, che contribuiscono a rafforzare la dimensione internazionale e multidisciplinare della fiera. 

Monica Trigona, 29 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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