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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliL'asse del sistema dell'arte globale continua a riassestarsi e a trovare nuovi baricentri. Uno di questi è di certo il Medio Oriente, che dal dal 19 al 22 novembre 2026 negli spazi del Manarat Al Saadiyat - importante centro culturale e artistico situato sulla Saadiyat Island - si appresta ad accogliere l'edizione inaugurale di Frieze Abu Dhabi. Lungi dal configurarsi come un mero trapianto di un formato occidentale nel deserto emiratino, la fiera nasce radicata nelle pratiche artistiche, nelle memorie materiali e nelle traiettorie culturali dell'intera Regione. L'ingresso di Frieze nell'emirato consolida così il lungo investimento di Abu Dhabi nel mondo artistico, accogliendo oltre ottanta gallerie internazionali provenienti da trentasei Paesi. Con la direzione affidata a Dyala Nusseibeh, la manifestazione si propone come una cassa di risonanza per l'ecosistema locale, mettendo al centro del discorso teorico ed espositivo la voce degli autori e le loro storie.
Tra queste c'è Dala Nasser, artista con base tra Beirut e Londra, a cui è stato assegnato la prima edizione del rieze Abu Dhabi Artist Award, curato dalla storica dell'arte e curatrice Nabila Abdel Nabi e sostenuto dai Friends of Frieze Abu Dhabi. Il progetto vincitore, un'imponente commissione site-responsive dal titolo Qubbat Duris, occuperà l'atrio centrale del Manarat Al Saadiyat. L'opera prende il nome da un monumento del XIII secolo situato vicino a Baalbek, nella Valle della Beqāʿ, in Libano: una struttura ibrida la cui architettura sovrappone epoche e culture diverse, composta da frammenti di sarcofagi romani in calcare adagiati su otto colonne di granito di epoca precedente. Dala Nasser ha ricreato nell'atrio dell'evento una struttura in legno che evoca il sito archeologico, drappeggiandola con una costellazione di grandi dipinti su tessuto che portano i segni diretti del paesaggio attraverso calchi a carboncino delle rovine e pigmenti ottenuti con cenere, argilla cruda e terracotta. L'installazione si configura come una meditazione sul modo in cui i materiali conservano la memoria attraverso le generazioni e sulla responsabilità collettiva nei confronti dei paesaggi storici minacciati dalla distruzione.
Cuore critico della proposta espositiva all'interno della fiera è In Dialogue, una mostra-piattaforma annuale concepita per mettere in cortocircuito la ricerca di un maestro affermato con quella di un autore emergente degli Emirati Arabi Uniti. Per l'edizione d'esordio, la curatela è stata affidata al Dirwaza Curatorial Lab - incubatore creativo fondato ad Abu Dhabi da Munira Al Sayegh - insieme alle co-curatrici Hessa Al Nuaimi e Dania Al Tamimi. Il progetto, intitolato At Another Meeting Point, innesca una conversazione inedita tra le opere di Mohammed Kazem, figura tutelare dell'arte concettuale emiratina, e la giovane artista Alia Zaal. Dal confronto tra i due percorsi emergono punti di contatto inaspettati, creando una genealogia visiva che attraversa le generazioni e rilegge il paesaggio del Golfo attraverso nuove prospettive formali.
Frieze Abu Dhabi valica poi i confini dei padiglioni espositivi per estendersi nel tessuto urbano e naturale della città con la prima edizione di Frieze Sculpture Abu Dhabi, in calendario dal 16 novembre al 16 dicembre lungo la passeggiata costiera di Mamsha Beach, sull'isola di Saadiyat. Il percorso scultoreo a cielo aperto si sviluppa come un viaggio tra forma, materia ed ecologia, dove l'elemento quotidiano si spoglia della sua funzione primaria per intrecciare natura e spazio costruito, passato e presente. Tra i lavori installati spicca The Nut and Bolt di Zeinab Alhashemi, presentata da Tabari Artspace, in cui i meccanismi dell'edilizia e dello sviluppo urbano vengono decontestualizzati e risignificati, affiancati dalle ricerche di Mohamed Ahmed Ibrahim, rappresentato da Lawrie Shabibi, dalle visioni di Imran Qureshi, proposto da Thaddaeus Ropac, e dagli interventi di Kamran Samimi, portato da The Third Line.
A scandire i giorni della fiera sarà infine un denso programma di talk ospitato all'interno del teatro del Manarat Al Saadiyat, concepito per far dialogare artisti, curatori, direttori museali e mecenati sui temi chiave del sistema dell'arte contemporaneo. Tra gli appuntamenti principali già annunciati spicca l'incontro Building the Global Museum, previsto per giovedì 19 novembre con gli interventi dello storico dell'arte Michael Govan e del direttore della National Gallery Singapore Eugene Tan, moderati da Kate Fowle della Heartlands Foundation. Il giorno successivo, venerdì 20 novembre, il dibattito si sposterà sulle pratiche curatoriali con la tavola rotonda Curating Across Knowledge Systems, che vedrà a confronto i curatori Cosmin Costinaș e Kelli Cole insieme a Claudia Segura, responsabile delle collezioni del MACBA di Barcellona.
Alberto Camogli
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