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Da sinistra: Andy Goldsworthy, 2024, Courtesy Andy Goldsworthy; Cate Blanchett © The Japan Art Association; Daniel Libeskind Foto Roland Horn © The Japan Art Association; Jenny Holzer, Photo Beatrice Morits © The Japan Art Association

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Da sinistra: Andy Goldsworthy, 2024, Courtesy Andy Goldsworthy; Cate Blanchett © The Japan Art Association; Daniel Libeskind Foto Roland Horn © The Japan Art Association; Jenny Holzer, Photo Beatrice Morits © The Japan Art Association

Svelati i cinque vincitori del Praemium Imperiale 2026, il Nobel delle arti

L’artista visuale Holzer, lo scultore Goldsworthy, l’architetto polacco statunitense Libeskind, il musicista svedese Blomsted e l’attrice Cate Blanchett sono stati scelti dalla Japan Art Association, nella 37ma edizione del premio internazionale ideato dalla casa imperiale giapponese

Letizia Riccio

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Jenny Holzer (Ohio, Stai Uniti, 1950) per la pittura, Andy Goldsworthy (Cheshire, Regno Unito, 1956) per la scultura, Daniel Libeskind (Lód’z, Polonia, 1946, naturalizzato statunitense) per l’architettura, e poi ancora Herbert Blomstedt (Springfield, Stati Uniti, 1926, naturalizzato svedese) per la musica, e Cate Blanchett (Ivanhoe, Australia, 1969) per il teatro e il cinema, sono i vincitori del Praemium Imperiale 2026. 

Il cosiddetto Nobel delle arti, organizzato da 37 anni dalla Japan Art Association, la più antica istituzione culturale giapponese, è stato annunciato l’8 settembre, in contemporanea a Tokyo, Parigi, Roma, Berlino, New York e Londra. In Italia, è stato Lamberto Dini, consigliere internazionale del Praemium, a proclamare i vincitori; contestualmente, l’ex presidente del Consiglio ha ceduto la carica al suo omologo Paolo Gentiloni. Presenti alla cerimonia due dei 17 italiani premiati dal 1989: Michelangelo Pistoletto, insignito nel 2013 per la pittura, e Cecco Bonanotte, nel 2012 per la scultura. «Il Praemium Imperiale è nato dopo un periodo di guerre, per riportare la pace e l’armonia, ha commentato Pistoletto, e anche oggi l’arte può essere fonte di ispirazione in questo senso». 

La cerimonia di consegna del premio (15 milioni di Yen, circa 81mila euro, una medaglia e un diploma) ai cinque artisti si terrà a Tokyo, il 28 ottobre. Il Praemium Imperiale nasce da un’idea del principe Takamatsu, fratello dell’imperatore giapponese Hiroito (1901-89), come impulso verso la pace e il dialogo internazionali. Nel corso degli anni il riconoscimento è stato conferito a 185 artisti internazionali; fra gli italiani, a Umberto Mastroianni, Federico Fellini, Arnaldo Pomodoro, Gae Aulenti, Renzo Piano, Luciano Berio, Mario Merz, Claudio Abbado, Enrico Castellani, Maurizio Pollini, Sophia Loren, Giuseppe Penone, Riccardo Muti e Giulio Paolini, ultimo connazionale premiato, nel 2022, per la pittura.

Le cinque personalità sono state scelte per l’influenza esercitata sul mondo dell’arte e per il contributo dato alla comunità mondiale con la loro attività. L’artista Jenny Holzer ha fatto del linguaggio nello spazio pubblico il fulcro della sua ricerca, con manifesti, proiezioni luminose, insegne elettroniche, incisioni e installazioni. Le sue opere, presentate a Times Square, alla Biennale di Venezia, al Guggenheim e al Louvre Abu Dhabi, affrontano potere, guerra, violenza, memoria e diritti umani. Fra i protagonisti della scultura contemporanea, Andy Goldsworthy realizza installazioni e opere effimere con elementi della natura, esplorando il rapporto tra uomo, territorio e scorrere del tempo; le sue opere permanenti sono presenti dalla National Gallery of Art di Washington allo Storm King Art Center. Daniel Libeskind è noto per la sua capacità di esprimere la memoria storica attraverso architetture dai tratti inconfondibili; fra i progetti più noti ai quali ha preso parte, il Museo Ebraico di Berlino e la ricostruzione del World Trade Center. Herbert Blomstedt è apprezzato per la sua capacità di coniugare rigore analitico, fedeltà alla partitura, appassionata intensità espressiva e profonda umanità. Dal debutto nel 1954 con la Royal Stockholm Philharmonic Orchestra, ha guidato prestigiose formazioni. L’attrice australiana Cate Blanchett, ambasciatrice globale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha raggiunto la fama internazionale con «Elizabeth» (1998); fra cinema, teatro e televisione, ha costruito una carriera che le ha portato due Oscar.

Letizia Riccio, 08 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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