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Uno scatto dal processo di consolidamento nel cortile

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Uno scatto dal processo di consolidamento nel cortile

A Roma scoperte inaspettate durante il restauro di Palazzo Massimo alle Colonne, capolavoro di Peruzzi

Con fondi del Bonus facciate la Soprintendenza capitolina ha ripulito i marmi della caratteristica facciata curva dell’edificio manierista, riportando in luce esotici trompe l’oeil

Letizia Riccio

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Un edificio in Corso Vittorio Emanuele II, a Roma, già a prima vista si discosta dagli altri per almeno due caratteristiche: Palazzo Massimo alle Colonne (1532), capolavoro architettonico manierista di Baldassarre Peruzzi (Sovicille, Siena, 1481- Roma, 1536), ha una splendida facciata curvilinea e un atrio delimitato da sei colonne. Il vestibolo e il prospetto principale, che danno su Corso Vittorio, e il cortile detto seicentesco insieme alla facciata retrostante, aperta sulla piccola Piazza de’ Massimi, sono stati oggetto di un accurato restauro.  

Il Palazzo è tuttora proprietà privata della famiglia Massimo, patrizi romani, la cui storia viene fatta risalire alla Gens Fabia e, di conseguenza, al mitico dio Ercole. Varcata la soglia dell’atrio, si ergono a destra e a sinistra due statue, una delle quali attribuita proprio a Ercole, le cui storie sono raffigurate sia nelle lunette che circondano le statue, sia su un elmo presente nello stemma della famiglia Massimo. 

Fautrice di queste e altre rinnovate scoperte è la squadra di Giano Restauri del Gruppo Pouchain guidata dall’architetto Claudio Presta, progettista e direttore dei lavori: «La vicenda del ripristino di Palazzo Massimo alle Colonne inizia nel 2021, racconta Presta, utilizzando i fondi del Bonus facciate per un importo di oltre 900mila euro, con la supervisione della Soprintendenza di Roma. Dopo un iter lungo e complesso, abbiamo dato avvio a un lavoro che, oltre a ripristinare un importantissimo edificio cinquecentesco, ha portato alla luce alcuni elementi semisconosciuti». 

La presenza dell’atrio è di per sé un unicum fra gli edifici della Roma del XVI secolo. Palazzo Massimo alle Colonne è, infatti, frutto di una riedificazione concepita da Baldassarre Peruzzi dopo le drammatiche devastazioni dovute al sacco di Roma del 1527. All’epoca, si decretò l’abbattimento e si vietò la costruzione di vestiboli, per evitare bivacchi e stazionamenti molesti; ma la potente famiglia dei Massimo ottenne il permesso di mantenere lo spazio d’ingresso al Palazzo, già presente nell’impianto originario del XV secolo. 

La curvatura della facciata sarebbe dovuta, secondo alcuni, alle fondamenta curvilinee che poggiano sui resti della cavea dell’Odeon (teatro musicale) di Domiziano; per altri, come per l’architetto Presta, la motivazione risiede nel tracciato che da San Pietro conduceva il pontefice in processione solenne verso la Basilica di San Giovanni in Laterano e che curvava proprio in quel tratto. «Di lì passava la Via Papalis e in quel punto si creava una curva, spiega l’architetto Presta. In realtà la facciata non è tutta curva, come talvolta viene descritta, ma è costituita da due tratti rettilinei con la parte centrale piegata». 

Il trompe l’oeil del Palazzo rappresenta due finestre aperte sul cortile seicentesco

L’importanza del Palazzo è dovuta anche ai tratti architettonici e artistici, che lo rendono un laboratorio del Manierismo. Nel cortile seicentesco, opera probabilmente di maestranze legate a Peruzzi, il direttore dei lavori mostra un singolare ritrovamento: «Sono emerse una serie di finestre trompe l’oeil, con animali esotici: subito dopo la scoperta dell’America, una scimmia cappuccina o un pappagallo erano raffigurati come una novità». Presta fa notare anche la presenza di un paio di colonne in granito, probabile riutilizzo di elementi antichi presenti altrove. 

«Poiché si tratta di un edificio privato, sono pochi gli studi in proposito; sarebbero utili altri approfondimenti», conclude (il più recente volume sull’argomento è Palazzo Massimo alle Colonne di Baldassare Peruzzi, di Valeria Cafà (Marsilio, 2007). Mentre il cortile seicentesco (che presenta un bugnato isodomo, analogo a quello della facciata) non è stato oggetto di alcun intervento precedente, l’ultimo restauro nel portico risale al 2002. Racconta la restauratrice Claudia Terribili: «Abbiamo fatto emergere il colore autentico del travertino, con un restauro puntiforme e bilanciato per conservare le patine, evitando, così, l’effetto “pulizia generale” tipico di alcuni lavori recenti che privilegiano il bianco brillante, spesso ottenuto con polvere di marmo di Carrara. La statua della nicchia di destra, probabilmente Ercole, ha le gambe in un bellissimo marmo originario, ricco di venature. Nelle lunette che incorniciano le due statue, sono rappresentate storie su Ercole e su Venere; e sull’elmo dello stemma dei Massimo, al centro del soffitto, è raffigurato il dio, mitico ascendente della famiglia, mentre lotta con il centauro Nesso». 

All’interno dell’edificio sono conservati affreschi firmati dallo stesso Peruzzi, da Perin del Vaga, da Daniele da Volterra. Il Palazzo, privato, non è aperto al pubblico, eccezion fatta per il 16 marzo di ogni anno, quando a un numero limitato di persone è concesso di accedere alla Cappella di san Filippo Neri, dove si svolge una cerimonia in ricordo del miracolo operato dal santo nei confronti di uno dei membri della famiglia Massimo, nel 1583.

Letizia Riccio, 24 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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