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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliUn lavoro nato nella tenuta trentina attraverso la raccolta di piante, terre e ceneri e il coinvolgimento delle persone che vi lavorano. Fiori, foglie ed erbe spontanee raccolti nei terreni di San Leonardo sono stati disposti su grandi teli di seta e cotti in acqua bollente. Le impronte lasciate sul tessuto hanno formato tre figure antropomorfe. Sotto di loro, due sculture in grès smaltato trattengono terre e ceneri dei tralci della vite. Sono i cinque elementi di Spiritelli (di Terra e Vegetazione), l’opera che Chiara Camoni ha concepito per la serra della Tenuta San Leonardo ad Avio, in Trentino, nella quarta edizione del programma curato da Giovanna Amadasi.
Il lavoro è cominciato nel maggio 2025, con un soggiorno dell’artista nella tenuta. Nel giugno successivo Camoni ha coinvolto alcune delle persone che vi lavorano in una passeggiata guidata da un agronomo e in una giornata di raccolta e composizione delle piante. Le tre sete sono nate da questa fase condivisa; le sculture sono state invece modellate in studio e cotte ad alta temperatura, trasformando i materiali prelevati sul posto in superfici vetrificate.
Non è la prima volta che Camoni usa le stampe vegetali per costruire spazi e presenze. Nel 2021, nella personale Deux sœurs al CAPC di Bordeaux, alcune impressioni su seta formavano una tenda all’interno di un allestimento organizzato come una casa. Il museo descriveva allora una pratica sviluppata nella sfera domestica e alimentata da esperienze collettive, con materiali raccolti intorno a Fabbiano, il paese della Versilia dove l’artista vive e lavora. La mostra del CAPC riuniva quindici anni di lavoro tra disegni, ceramiche, video e installazioni.
Il sopralluogo con Chiara Camoni Ph_Tommaso Prugnola
A San Leonardo questo metodo si misura però con un luogo produttivo. Le piante non vengono assunte come immagine generica della natura, ma come materiali provenienti da un terreno coltivato; le ceneri derivano dal lavoro della vite; la forma finale dipende dalla pressione, dall’acqua e dal calore. Anche la partecipazione delle persone della tenuta entra materialmente nell’opera attraverso la raccolta e la disposizione degli elementi vegetali.
L’uso di ceneri, sabbie e terricci nelle invetriature appartiene già al lessico tecnico di Camoni. In occasione della sua antologica del 2024, «Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle. Ossa di leonesse, pietre e serpentesse», Pirelli HangarBicocca ha documentato come l’artista ottenga le smaltature del grès mescolando materiali vegetali e minerali. La mostra, la più ampia fino ad allora dedicata al suo lavoro, ricostruiva vent’anni di ricerca attraverso l’assemblaggio di frammenti naturali ed elementi domestici.
Una delle figure impresse sulle sete è stata scelta per l’etichetta del San Leonardo 2021. Composta da tracce di fiori, foglie e bacche, sarà applicata a una tiratura limitata di 999 bottiglie e 99 magnum. L’immagine non riproduce il paesaggio della tenuta, ma ne riunisce invece, sulla stessa superficie, residui vegetali e intervento umano.
Chiara Camoni, Odalisca 1 PH. Camilla Maria Santini
Tenuta San Leonardo PH. Camilla Maria Santini
Spiritelli precede di alcuni mesi il progetto con cui Camoni rappresenta oggi l’Italia alla 61ma Biennale di Venezia. Nel Padiglione Italia, curato da Cecilia Canziani e intitolato «Con te con tutto», con ventiquattro sculture in scala umana che incorporano piante e fiori insieme a plastiche, detriti e oggetti. Nella seconda Tesa delle Vergini, armadi e tavoli trasferiscono nello spazio pubblico forme proprie dell’ambiente domestico. Anche qui il lavoro individuale lascia posto a una costruzione corale e materiali differenti convivono nello stesso corpo.
Avviato nel 2023 da Anselmo Guerrieri Gonzaga e Ilaria Tronchetti Provera, Arte a San Leonardo ha invitato prima di Camoni Simone Berti, Marzia Migliora e Linda Fregni Nagler. Ogni edizione comprende una residenza, un’opera destinata alla collezione della tenuta e un’etichetta d’artista. Con Spiritelli, l’immagine ha origine nella stessa terra dalla quale provengono l’uva, le piante e le ceneri impiegate nell’opera.
Rosalba Cignetti
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