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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliNei giorni scorsi il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano ha condiviso alcuni dettagli relativi alla scoperta di un insediamento bizantino nel Deserto Occidentale, nonché uno dei più significativi in grado di testimoniare la presenza umana nell’oasi di Dakhla tra IV e V secolo d.C.
L’insediamento è emerso durante gli scavi nel sito archeologico di Ain Al-Sabil, nel governatorato della Nuova Valle, e al momento si è riusciti a ricostruire una rete stradale ben organizzata costituita da segmenti orientati nord-sud che si intersecano con altri che collegavano l’Est all’Ovest.
I dettagli sono stati riportati dalla testata «Heritage Daily» e rilevano al centro i resti di una basilica cristiana. Ad essa si aggiungono due torri di guardia, una struttura fortificata e numerosi edifici domestici come forni per il pane, cucine e impianti per la macinazione del grano. Questi elementi, la loro disposizione e la loro tipologia permettono agli studiosi di ricostruire le abitudini della vita urbana in Egitto sotto il controllo dell’Impero Romano d’Oriente. È stata infatti identificata anche una casa di un sacerdote di nome Tisos e un’altra di Tabibos, quest’ultima con le sembianze di una chiesa primitiva, probabilmente precedente all’istituzione della basilica.
Tra i reperti sono stati rinvenuti circa 200 frammenti di ceramica recanti iscrizioni in copto e greco, per lo più relativi a contratti commerciali, transazioni economiche e corrispondenze personali. Questi «documenti» forniscono un quadro dell’organizzazione sociale del sito, completato da una vasta collezione di monete in bronzo su cui sono incisi ritratti di imperatori bizantini dell’epoca di Costanzo II.
Giorgio Valentini
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La scoperta, realizzata dal team di Oxford Cotswold Archaeology, data il sito, un recinto rettangolare di circa 50 per 20 metri, intorno al 3800 a.C. Tra i reperti, invece, figurano frammenti ceramici e 31 manufatti in selce lavorata
Il Ministero del Turismo e delle Antichità dell’Egitto ha annunciato il ritrovamento di 18 nuove tombe e di un ricco corredo funerario nella città situata sulla costa mediterranea, antico crocevia tra la civiltà egizia e il mondo ellenistico
Dei 48 reperti recuperati, 45 provengono dalle collezioni del Metropolitan Museum of Art, tra cui il cratere a colonnette in ceramica attica attribuito al Pittore di Troilo e datato tra il 480 e il 470 a.C. A questi si aggiungono opere che torneranno in Iraq e Indonesia
Dal 9 luglio è possibile accedere di nuovo all’edificio dopo quasi trent’anni di chiusura e grazie a un lungo intervento di restauro avviato oltre dieci anni fa nell’ambito della collaborazione tra il Parco Archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute



