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Una delle pareti della tomba scoperta a Saqqara

Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità

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Una delle pareti della tomba scoperta a Saqqara

Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità

Scoperta a Saqqara la tomba di un alto dignitario della V Dinastia, con i colori delle pitture ancora intatti

Gli scavi, ad opera di una missione ispano-egiziana, hanno fatto riemergere una mastaba di medie dimensioni dotata di due cappelle funerarie. La tomba era già stata individuata dall’egittologo ottocentesco francese Auguste Mariette

Gaspare Melchiorri

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Una tomba che l’egittologo francese Auguste Mariette (1821-81) aveva individuato nella necropoli di Saqqara senza mai riuscire a scavare è finalmente tornata alla luce. Una missione archeologica ispano-egiziana ha infatti completato l’esplorazione di una mastaba risalente alla fine della V Dinastia, riportando alla luce rilievi, iscrizioni e decorazioni che conservano in buona parte i colori originali di oltre 4.400 anni fa.

La scoperta è avvenuta durante la campagna di scavi di quest’anno nella cosiddetta «necropoli di Mariette», nel settore settentrionale del complesso situato a circa 30 chilometri a sud del Cairo. La missione è frutto della collaborazione scientifica tra la Universitat Autònoma de Barcelona (Uab) e il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano.

La struttura è una mastaba di medie dimensioni dotata di due cappelle funerarie, entrambe aperte sul lato orientale. La cappella principale, situata a nord, apparteneva a un funzionario chiamato Yunmen; quella meridionale era invece dedicata a suo padre, Iti.

La tomba risale al regno del faraone Djedkara Isesi, sovrano dell’Antico Regno che, secondo le cronologie più accreditate, governò l’Egitto tra il 2414 e il 2375 a.C. circa. Quando Djedkara salì al trono, la Grande Piramide di Giza era già in piedi da oltre un secolo e mezzo. Il suo regno rappresentò una fase importante nell’evoluzione dell’amministrazione dello Stato egiziano, sempre più affidata a una complessa classe di funzionari.

Yunmen occupava infatti incarichi di notevole prestigio. Le iscrizioni lo presentano come giudice, direttore di tribunale e capo degli scribi incaricati di raccogliere petizioni e reclami. Un profilo che mostra quanto fosse articolata la macchina amministrativa dell’Antico Regno: giustizia, burocrazia e gestione delle richieste dei cittadini facevano capo a funzionari che agivano in nome dell’autorità faraonica.

Il padre Iti aveva invece competenze legate alla gestione economica. Era uno scriba coinvolto nell’amministrazione delle terre agricole e delle offerte destinate ai culti funerari, attività essenziali in una società la cui economia dipendeva strettamente dalla produttività delle terre irrigate dal Nilo.

Secondo Josep Cervelló Autuori, professore di Egittologia alla Uab e direttore della missione, la cappella di Yunmen presenta una facciata decorata con iscrizioni funerarie, formule di offerta e una raffigurazione ufficiale del proprietario. Le pareti sono arricchite da rilievi di elevata qualità, con scene agricole e processioni di portatori di offerte dirette verso la tomba.

Uno degli aspetti più significativi della scoperta è proprio lo stato di conservazione delle decorazioni. Numerose superfici hanno mantenuto la policromia originale, permettendo di apprezzare colori applicati dagli artisti egiziani più di quattro millenni fa. La conservazione di pitture e pigmenti così antichi rappresenta un elemento di particolare interesse per gli studiosi dell’arte funeraria dell’Antico Regno.

Più danneggiata è la cappella di Iti, dove è tuttavia ancora visibile una porta falsa. Questo elemento aveva un’importante funzione simbolica nella religione funeraria egiziana: costituiva una sorta di passaggio rituale attraverso il quale il defunto poteva entrare in contatto con il mondo dei vivi e ricevere simbolicamente offerte e preghiere.

La missione ha completato lo scavo e la documentazione scientifica delle due cappelle e ha avviato interventi di restauro e conservazione destinati a proteggere le strutture e le decorazioni nel lungo periodo.

Rimangono però ancora alcune domande aperte. Non è ancora chiaro se la camera funeraria situata sotto la mastaba sia stata individuata ed esplorata, né se al suo interno possano essersi conservati resti del corredo funerario. Non è inoltre ancora possibile stabilire con certezza eventuali rapporti di parentela o di dipendenza amministrativa tra Yunmen, Iti e gli altri funzionari sepolti nella stessa area durante il regno di Djedkara.

La scoperta aggiunge così due nuovi nomi alla lunga lista di funzionari dell’Egitto delle Piramidi; ma soprattutto dimostra che Saqqara, nonostante oltre un secolo e mezzo di esplorazioni archeologiche, continua a riservare sorprese. Persino strutture già segnate sulle mappe degli archeologi dell’Ottocento possono ancora attendere per decenni prima di essere studiate con gli strumenti e i metodi dell’archeologia moderna.

Gaspare Melchiorri, 08 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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