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Fonte: Istituto di Archeologia dell'Accademia Russa delle Scienze

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Fonte: Istituto di Archeologia dell'Accademia Russa delle Scienze

Russia, scoperto un tesoro intatto di 2.600 monete d’argento medievali

Un piccolo recipiente di ceramica sepolto nel centro storico di Kolomna, a sud-est di Mosca, conteneva oltre 2.600 dengi d’argento della prima metà del XV secolo. Secondo gli archeologi russi è il più grande tesoro monetale completo di questa fase giunto intatto allo studio scientifico. Tra le monete compaiono rarissime emissioni locali con l’immagine di un uccello in volo: l’intero deposito potrebbe permettere di ricostruire quindici anni di attività della zecca cittadina e la circolazione del denaro mentre Mosca consolidava il proprio potere.

Pasquale Ruocco

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Un piccolo vaso di ceramica, oltre 2.600 monete d’argento e quasi sei secoli trascorsi sotto terra. Nel centro storico di Kolomna, a sud-est di Mosca, gli archeologi dell’Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze hanno riportato alla luce quello che viene indicato come il più grande tesoro completo di monete russe della prima metà del XV secolo oggi disponibile per lo studio scientifico. Una scoperta il cui valore supera largamente quello, pur considerevole, del metallo ritrovato: il recipiente conserva infatti pressoché intatto un campione della circolazione monetaria della Russia medievale in una fase cruciale dell’affermazione politica di Mosca.

Il deposito è stato individuato durante scavi archeologici d’emergenza nell’antico insediamento urbano sviluppatosi intorno al Cremlino di Kolomna. Le monete erano raccolte all’interno di un piccolo ed elegante recipiente ceramico decorato a ingobbio e intenzionalmente nascosto in una fossa poco profonda. La quantità e il valore complessivo escludono con ogni probabilità una perdita accidentale: qualcuno accumulò il denaro, lo nascose e, per ragioni che restano sconosciute, non tornò mai a recuperarlo. Il dato decisivo è proprio l’integrità del deposito. Molti grandi ritrovamenti monetali del passato sono stati dispersi, venduti o separati prima che gli studiosi potessero documentarne la composizione originaria. A Kolomna, al contrario, il tesoro è arrivato agli archeologi come un insieme chiuso, permettendo di osservare quali emissioni circolassero contemporaneamente in un preciso momento storico. Più che una collezione di monete, dunque, il vaso conserva una sorta di archivio economico sigillato all’inizio del Quattrocento.

La maggior parte dei dengi fu coniata sotto Basilio I Dmitrievič, gran principe di Mosca dal 1389 al 1425, e sotto il figlio Basilio II, passato alla storia come Basilio il Cieco, salito al trono nel 1425. Le emissioni direttamente riconducibili al potere granprincipale dominano nettamente il deposito, mentre risultano quasi assenti quelle prodotte dai numerosi principi appannaggio che controllavano altri territori della Rus'. La composizione riflette probabilmente il ruolo politico di Kolomna. Tra XIV e XV secolo la città era uno dei centri più importanti del Gran Principato di Mosca, seconda per rilievo alla capitale e direttamente sottoposta al gran principe. Il tesoro sembra quindi restituire materialmente il processo di concentrazione economica e politica intorno a Mosca: il denaro che circolava nella città era strettamente collegato alle emissioni del potere centrale, molto più che alle monetazioni dei territori circostanti.

Anche il valore della somma permette di comprendere la natura del deposito. Gli oltre 2.600 dengi corrisponderebbero a circa 13 rubli dell’epoca. Qualsiasi equivalenza con il denaro contemporaneo sarebbe fuorviante, ma secondo le valutazioni presentate dagli studiosi la cifra avrebbe potuto consentire l’acquisto di circa due abitazioni a Kolomna. Era dunque una vera fortuna. Il proprietario potrebbe essere stato un mercante benestante, un funzionario dell’amministrazione granprincipale o un militare remunerato dal principe: allo stato attuale non esistono elementi per identificarlo. Tra le migliaia di pezzi emerge però un nucleo ancora più importante dal punto di vista numismatico. Sono le monete con l’immagine di un uccello in volo, coniate proprio a Kolomna negli ultimi anni del regno di Basilio I. Si tratta di emissioni locali raramente documentate al di fuori della regione e alcuni degli esemplari appena rinvenuti sarebbero talmente rari da non trovare confronti nelle principali collezioni numismatiche russe.

L’analisi preliminare sta inoltre facendo emergere varianti fino a oggi sconosciute. Più di 350 monete appartengono a tipologie sulle quali gli specialisti stanno conducendo un lavoro di classificazione e confronto. È qui che il tesoro assume un’importanza particolare per la storia della produzione monetaria medievale. Le monete dell’epoca erano realizzate mediante conii incisi a mano. Differenze apparentemente minime nell’immagine dell’uccello, nelle iscrizioni o nei singoli elementi grafici permettono quindi di individuare le matrici utilizzate per produrre i diversi esemplari. Confrontando migliaia di pezzi provenienti dallo stesso deposito, i numismatici possono stabilire relazioni fra i conii e ricostruire la successione delle diverse fasi produttive. Il vaso potrebbe così conservare, in forma indiretta, la storia della zecca di Kolomna per un arco di almeno quindici anni. Decine di combinazioni differenti di conii permetterebbero di seguire l’evoluzione delle emissioni locali, individuando forse le ultime monete con l’uccello prodotte sotto Basilio I e distinguendole dalle prime coniazioni del regno di Basilio II. Una precisione cronologica difficilmente raggiungibile attraverso singoli ritrovamenti isolati.

È questo a trasformare le 2.600 monete da semplice tesoro in documento storico. Le percentuali delle diverse emissioni permettono di capire quale denaro venisse realmente utilizzato; la presenza o assenza di monetazioni regionali rivela l’estensione delle aree di circolazione; l’analisi dei conii documenta l’organizzazione della produzione; la moneta più recente fornisce infine il terminus post quem per la sepoltura dell’intero deposito. Le emissioni più tarde appartengono a Basilio II e risalgono alla seconda metà degli anni Venti del XV secolo. È quindi intorno a questa fase che gli archeologi collocano l’occultamento del vaso. Ed è qui che la storia del denaro incrocia quella, molto più difficile da ricostruire, del suo proprietario. Tra 1425 e 1427 diverse epidemie colpirono le città della Rus'. L’Istituto di Archeologia ha avanzato l’ipotesi che chi nascose il tesoro possa essere morto durante una di queste ondate, lasciando sottoterra una ricchezza che nessun altro conosceva o riuscì a recuperare. È una possibilità suggestiva, ma deve rimanere tale: non esistono prove dirette che permettano di collegare il proprietario del vaso alle epidemie.

Ciò che il deposito racconta con maggiore sicurezza riguarda invece un processo storico molto più ampio. Nel primo Quattrocento Mosca stava consolidando progressivamente la propria autorità sulla Rus' nord-orientale, e la circolazione monetaria costituisce uno degli strumenti attraverso i quali quel processo può essere osservato. La predominanza delle emissioni granprincipali e la concentrazione delle monete prodotte localmente mostrano Kolomna come un centro profondamente integrato nell’economia politica moscovita. C’è infine un paradosso che rende il ritrovamento particolarmente significativo. Chi seppellì il vaso cercava probabilmente di sottrarre il proprio denaro allo sguardo degli altri. Sei secoli più tardi, proprio il fatto che nessuno sia riuscito a recuperarlo ha trasformato quella fortuna privata in un documento pubblico. Le migliaia di monete rimaste insieme consentono oggi di ricostruire produzione, circolazione e concentrazione della ricchezza con una precisione che i singoli esemplari conservati nei musei difficilmente potrebbero offrire.

Pasquale Ruocco, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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