Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Roy Lichtenstein, Eclipse of the Sun II, 1975

Image

Roy Lichtenstein, Eclipse of the Sun II, 1975

Roy Lichtenstein e l'eclissi: quando il fumetto incontra l'universo

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in immagini. Con Eclipse of the Sun II (1975), Roy Lichtenstein abbandona temporaneamente l'immaginario del fumetto per confrontarsi con uno degli eventi più spettacolari del cosmo, traducendolo nel linguaggio essenziale della geometria e della Pop Art.

Francesco Piperno

Leggi i suoi articoli

Quando si pensa a Roy Lichtenstein vengono subito in mente le nuvole parlanti, le eroine dei fumetti, i punti Ben-Day e le immagini tratte dalla cultura di massa. Eppure, a metà degli anni Settanta, l'artista americano rivolge il proprio sguardo verso il cielo. Nasce così Eclipse of the Sun II (1975), uno dei dipinti più sorprendenti della sua produzione tarda. Qui non ci sono personaggi né narrazioni. Rimangono il cerchio, la linea e il contrasto tra luce e oscurità: gli elementi minimi attraverso cui rappresentare un'eclissi solare.

L'opera appartiene a un momento decisivo della sua ricerca. Dopo aver rivoluzionato il rapporto tra arte alta e cultura popolare, Lichtenstein inizia infatti a interrogare la storia dell'arte e le forme fondamentali della rappresentazione. Il paesaggio, la natura morta, gli interni, gli specchi e perfino i grandi fenomeni naturali diventano occasioni per riflettere sul linguaggio stesso della pittura. L'eclissi si presta perfettamente a questa indagine. È uno degli spettacoli più complessi della natura e, allo stesso tempo, uno dei più semplici dal punto di vista geometrico. Due cerchi che si sovrappongono. Un bordo luminoso. Una linea d'ombra.

Lichtenstein elimina qualsiasi descrizione atmosferica. Nessun cielo, nessuna nuvola, nessun paesaggio. Rimane soltanto la struttura visiva dell'evento. Il fenomeno astronomico viene ridotto a un diagramma essenziale, costruito attraverso superfici piatte, linee nette e contrasti cromatici che ricordano tanto la grafica industriale quanto il design modernista. È una scelta coerente con tutta la sua ricerca. Fin dagli anni Sessanta Lichtenstein aveva dimostrato come ogni immagine fosse il risultato di un codice visivo prima ancora che di un soggetto. In Eclipse of the Sun II porta questo principio fino alle estreme conseguenze: perfino il cosmo diventa un sistema di segni.

La rapidità dell'eclissi è suggerita dalle sovrapposizioni dei cerchi e dalla tensione dinamica delle linee, che sembrano registrare il movimento della Luna davanti al Sole. L'evento naturale viene così trasformato in una composizione astratta, dove il tempo si condensa in una struttura grafica di straordinaria precisione. Non è un caso che quest'opera sia stata esposta nelle principali retrospettive dedicate all'artista, dal Whitney Museum al Guggenheim di New York, fino alla Haus der Kunst di Monaco e al Wexner Center for the Arts. Oggi rappresenta uno dei lavori più significativi della sua riflessione sulla percezione e sulla costruzione delle immagini. L'eclissi, del resto, è sempre stata una sfida per gli artisti. Kandinsky vi riconosceva una forma primordiale dell'universo. Alma Thomas ne traduceva la vibrazione luminosa in colore. Wolfgang Tillmans la utilizzava come laboratorio della visione fotografica. Lichtenstein sceglie invece un'altra strada. Non racconta l'emozione dell'evento né la sua dimensione simbolica. Ne isola la grammatica visiva. Perché anche un fenomeno cosmico, nel mondo della Pop Art, può essere letto come un'immagine. E forse è proprio questa la forza di Eclipse of the Sun II: ricordarci che tra la natura e la sua rappresentazione esiste sempre un linguaggio. Lichtenstein non dipinge il Sole e la Luna. Dipinge il modo in cui impariamo a guardarli.

 

 

Francesco Piperno, 11 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Francesco Piperno

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

L’artista è morto a 43 anni in un incidente sulla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro. Ex seminarista, Cass aveva costruito una ricerca nella quale l’eredità del Neoconcretismo brasiliano incontrava iconografia cattolica, filosofia e spiritualità carmelitana. Colore e forme geometriche diventavano strumenti per superare la contrapposizione tra razionalità e percezione: nella sua ultima personale a Porto aveva definito questa ricerca «geometria sensibile».

Julian Schnabel e Pietro Moretti a confronto alla Paggeria Arte di Sassuolo: due generazioni e due linguaggi diversi per interrogare la pittura tra materia, realtà, memoria e racconto

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in linguaggio artistico. Con Wall Eclipse (2004), Olafur Eliasson non rappresenta un'eclissi: la ricrea artificialmente nello spazio espositivo, trasformando luce, ombra e movimento in un'esperienza percettiva che coinvolge direttamente lo spettatore.

 

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in linguaggio artistico. Nel Mer et soleil (1925) Max Ernst guarda al cielo attraverso il Surrealismo: il Sole smette di essere un fenomeno naturale e diventa un'immagine dell'inconscio, sospesa tra paesaggio, alchimia e sogno.

Roy Lichtenstein e l'eclissi: quando il fumetto incontra l'universo | Francesco Piperno

Roy Lichtenstein e l'eclissi: quando il fumetto incontra l'universo | Francesco Piperno