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Francesco Piperno
Leggi i suoi articoliSe per Kandinsky il cerchio appartiene al linguaggio dell'astrazione e per George Grosz diventa una metafora politica, in Max Ernst il Sole entra definitivamente nel territorio dell'inconscio. In Mer et soleil (Mare e Sole), dipinto nel 1925, il fenomeno astronomico perde ogni dimensione scientifica per trasformarsi in una visione sospesa tra realtà e immaginazione. L'opera nasce negli anni in cui Ernst è tra le figure più innovative del Surrealismo, movimento che cerca di superare la razionalità attraverso il sogno, il caso e l'automatismo psichico. L'artista è convinto che l'immagine più autentica non sia quella costruita dalla volontà, ma quella che emerge spontaneamente dall'inconscio. Per questo sperimenta continuamente tecniche capaci di ridurre il controllo dell'autore.
Mer et soleil è uno dei primi esempi di questa ricerca. Ernst realizza la superficie del dipinto trascinando un pettine sulla pittura ancora fresca, attraverso quella tecnica che diventerà nota come grattage. Le lunghe incisioni ondulate costruiscono il mare senza descriverlo realmente. L'immagine nasce quasi da sola, come se fosse già nascosta nella materia pittorica e aspettasse soltanto di essere rivelata. Su questo paesaggio ridotto all'essenziale si staglia un grande disco luminoso sospeso sull'orizzonte. Potrebbe essere il Sole, la Luna o un pianeta. Poco sotto compare una seconda forma circolare più scura, mentre il riflesso attraversa la superficie del mare. Nulla è esplicitamente narrato e proprio questa ambiguità costituisce la forza dell'opera.
L'eclissi non viene rappresentata in senso letterale. È piuttosto evocata. I due cerchi sembrano avvicinarsi, sovrapporsi, attrarsi, suggerendo quell'istante di sospensione cosmica in cui la luce cambia natura. Il paesaggio perde consistenza geografica e assume il carattere di una visione mentale. Dietro questa apparente semplicità convivono riferimenti molto diversi. Ernst guarda certamente al mare, che aveva osservato durante i suoi viaggi, ma anche alle antiche illustrazioni alchemiche, nelle quali Sole e Luna rappresentano principi opposti destinati a incontrarsi. Nel linguaggio dell'alchimia, infatti, gli astri non descrivono soltanto il cielo: diventano simboli di trasformazione, di equilibrio e di rigenerazione.
È significativo che Ernst scelga una tecnica fondata sul caso per rappresentare un fenomeno astronomico governato invece da una precisione assoluta. L'eclissi è uno degli eventi più prevedibili dell'universo; la pittura surrealista nasce invece dall'imprevisto. L'artista mette così in dialogo due ordini differenti: quello della natura e quello della psiche. Osservato oggi, Mer et soleil conserva tutta la sua capacità di sfuggire a un'interpretazione definitiva. È un paesaggio, ma anche un'immagine cosmica. È un mare, ma anche una superficie della mente. È un Sole, ma potrebbe essere qualsiasi altro corpo celeste. Come accade spesso nel Surrealismo, ciò che conta non è riconoscere ciò che vediamo, ma accettare che l'immagine continui a produrre significati. Forse è proprio questa la lezione di Max Ernst. L'eclissi non oscura soltanto il cielo. Oscura anche le certezze della visione, aprendo uno spazio nel quale realtà, memoria, simbolo e inconscio possono finalmente coincidere.
Francesco Piperno
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