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Giuseppe M. Della Fina
Leggi i suoi articoliLaura M. Michetti insegna Etruscologia e Antichità Italiche presso l’Università di Roma La Sapienza, dirige le ricerche nell’area del santuario di Pyrgi, conduce le campagne di scavo nel santuario di Portonaccio a Veio (in collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia) e nelle necropoli orientali di Vulci (con l’Ėcole Française de Rome e il British Museum). Di recente, per il triennio 2025-28, è stata nominata coordinatrice della sezione Musei del nuovo centro Polo Museale Sapienza Cultura.
Professoressa Michetti, oltre all’insegnamento prima c’era anche la direzione del Museo delle Antichità Etrusche e Italiche, fondato nei primi anni Sessanta da Massimo Pallottino.
Finora ho svolto il ruolo di direttrice del Museo delle Antichità Etrusche e Italiche che ospita una ricca collezione di calchi, modelli e copie, oltre a reperti originali da collezioni che raccontano la civiltà degli Etruschi e di altri popoli dell’Italia preromana. A seguito dell’istituzione del centro Polo Museale Sapienza Cultura articolato in tre sezioni (Musei, Orto Botanico e Nuovo Teatro Ateneo), sono stata nominata coordinatrice della sezione Musei.
Quali e quanti sono le istituzioni che ne fanno parte?
I musei sono 18 e spaziano dall’archeologia, dall’arte classica e contemporanea sino alla geografia. Dai musei di ambito medico a quelli di ambito scientifico-tecnologico. E, ancora, da quelli di ambito biologico al Museo di Scienze della Terra che, nato dall’unione dei tre di Geologia, Mineralogia e Paleontologia, è attualmente in fase finale di allestimento e sarà il primo museo del genere nella città di Roma. Sono strutture non esattamente sovrapponibili ai «normali» musei, in quanto luoghi di didattica (molti di essi contengono al loro interno aule per le lezioni accademiche), sede di progetti di ricerca e spazi di trasmissione del sapere. Custodiscono inoltre oggetti e strumenti prodotti per la didattica e la ricerca dalle grandi Scuole dell’Ateneo, con l’obiettivo di conservare e arricchire il patrimonio culturale della Sapienza.
Con quali finalità?
Proteggere e valorizzare un patrimonio ricchissimo fatto non solo di reperti, ma di esperienze legate alla ricerca e renderle accessibili e fruibili dalla comunità di studenti, docenti e personale universitario, ma anche da un pubblico esterno attraverso aperture serali, mostre temporanee, visite guidate e attività laboratoriali per le scuole, progetti di inclusione, performance teatrali e altro.
Quali sono le attività più significative in corso?
Sicuramente la schedatura degli oltre quattro milioni di beni, tra opere d’arte, reperti archeologici, esemplari biologici e naturalistici, strumenti medici, apparecchiature tecnico-scientifiche, fondi fotografici storici, che compongono il patrimonio conservato nei musei, al fine di produrre un catalogo digitale per la gestione e la valorizzazione di tutte le collezioni, liberamente accessibile in rete attraverso la piattaforma informatica ADIMUS (Ambiente Digitale Musei Sapienza).
Progetti futuri?
Lavoreremo per rendere sempre più aperti e accessibili i musei, anche con grandi mostre a carattere interdisciplinare che creeranno connessioni e rimandi tra un museo e l’altro, dando conto delle ricerche di eccellenza che si svolgono nell’Ateneo e coinvolgendo in tutte le tappe la componente studentesca per renderla parte attiva e consapevole di questi processi di cura e valorizzazione di un patrimonio ricchissimo. L’intento sarà quello di mettere a sistema differenti risorse e conoscenze della Sapienza e condividerle con la società civile, promuovendo la partecipazione della comunità e la trasmissione di questo patrimonio alle generazioni future, secondo il dettato della Convenzione di Faro.
Strumenti esposti al Museo di Fisica, Roma Università La Sapienza
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