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Andrea Carandini

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Andrea Carandini

Andrea Carandini: «Ho raggiunto un’età in cui penso di avere la libertà di dire tutto, o quasi»

Le riflessioni dell’archeologo romano nel libro «Alla mia età», una sorta di taccuino tra passato, presente e futuro

Giuseppe M. Della Fina

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Un archeologo riflette sul tempo e si misura con esso: è in fondo il suo mestiere. Andrea Carandini nel libro Alla mia età (Editori Laterza), appena pubblicato, riflette sulle trasformazioni che hanno interessato l’arco temporale che si è trovato a vivere. Lo sguardo è sul presente, ma è volto all’indietro, sino alla Roma antica, che ha scavato e studiato a fondo, e, contemporaneamente, è rivolto verso il futuro cercando di comprendere quello che potrà essere, vedendone i rischi e le possibilità. L’autore è ben consapevole che la storia ha più immaginazione di noi uomini, ma questo non gli impedisce di cercare d’intravedere il tempo che verrà.

Il libro appare, e forse è, un taccuino dove Carandini ha trascritto le proprie riflessioni scaturite da letture, incontri, avvenimenti quasi in tempo reale in un dialogo prima di tutto con sé stesso, poi con le persone vicine, con gli allievi e quindi con il pubblico più ampio dei lettori.

Di conseguenza i temi affrontati sono numerosi e vari: la comunicazione del mondo antico, ad esempio. Una riflessione scaturita dal successo di una lezione tenuta, a Roma, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium, nell’ambito delle «Lezioni di storia», di fronte a un pubblico numerosissimo. Sino a quel momento ricorda: «venivo da scavi solitari sul Palatino, avvezzo solo a monumenti, strati, allievi (oltre ai turisti lungo la Sacra via). Mai mi era capitato un pubblico così enorme». Il rischio diviene: «la comunicazione per il comunicare» mentre: «la storia vuole umiltà e fedeltà al verosimile». E, di conseguenza, non ritenere, ad esempio: «che l’arte del ritratto sia meno interessante di un uomo vivo finto e conciato alla romana».

Sempre sul piano della cultura, si riflette sulla crisi dell’approccio umanistico, che spingeva ad avere una visione unitaria, il contrario del «nostro progresso formato spezzatino», con la tecnologia che: «facilita tutto il pratico e il comodo, auto-sviluppandosi senza limiti, ma così ci indebolisce, uniforma, disumanizza e intristisce».

Nelle pagine del taccuino, insisto con tale riferimento, trovano ampio spazio considerazioni di carattere geopolitico: il rapporto tra l’Unione Europea, gli Stati Uniti d’America, la Cina e la Russia. Rientra, in questo ambito, la riflessione sulla differenza tra Imperi e potenze egemoni, con i primi più portati ad annessioni territoriali e a esercitare controllo e violenza sia al proprio interno che verso altri Stati.

Lo sguardo spazia verso le religioni e, in merito, osserva che un laico può avvertire la forza del sacro: «quando appare il mistero dell’intero che include tutte le sue parti, come tutte le sue parti lo presuppongono».

Non mancano riflessioni sul piano sociale e queste risultano particolarmente amare: «si sono prodotte masse di Narcisi, vanitosi quanto infelici», che ritengono di salvarsi: «tramite l’apparire come neri rapaci e variopinte farfalle».

Alla mia età
di Andrea Carandini, 104 pp., Editori Laterza, Bari-Roma 2026, 15 €

La copertina del volume

Giuseppe M. Della Fina, 15 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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