Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliA Gerusalemme, nel corso degli scavi che si stavano svolgendo nel parcheggio Givati, condotti dall’Israel Antiquities Authority e dall’Università di Tel Aviv nella Città di Davide (il nucleo originario di Gerusalemme, posto sul monte Sion), all’interno del Parco Nazionale delle Mura di Gerusalemme, sono state rinvenute grandi travi in legno carbonizzate risalenti alla distruzione del Primo Tempio, avvenuta nel 586 a.C.
Le travi sono state trovate all’interno dei resti del crollo di un edificio in seguito al violento incendio che devastò la città durante la conquista babilonese. A renderne possibile la conservazione per circa 2.600 anni sarebbe stato l’intonaco delle pareti che, fondendosi per effetto delle altissime temperature, ha sigillato il legno carbonizzato, proteggendolo fino ai giorni nostri.
Secondo la direttrice dello scavo, Efrat Bocher, «le travi costituivano probabilmente la copertura di un cortile interno di un edificio risalente al periodo del Primo Tempio. Durante la distruzione sono precipitate sul pavimento. Riteniamo che il rivestimento in intonaco delle pareti, scioltosi a causa dell'incendio, abbia ricoperto il legno carbonizzato, rendendone possibile una conservazione davvero eccezionale». Il ritrovamento apre prospettive di ricerca particolarmente significative anche dal punto di vista scientifico.
«È estremamente raro trovare elementi lignei con un numero così elevato di anelli di accrescimento, ha spiegato Johanna Regev dell’Israel Antiquities Authority, responsabile dello studio del reperto. Nella Città di Davide abbiamo rinvenuto travi molto spesse con numerosi anelli, che offrono un enorme potenziale di ricerca. Maggiore è il numero degli anelli, più precisa può essere la datazione. Fino a oggi era possibile collocare molti reperti all'interno di intervalli cronologici di alcune centinaia di anni; ora potremo ridurre questo margine fino a circa dieci anni».
Secondo i responsabili degli scavi, gli abitanti che tornarono a Gerusalemme dopo la distruzione avrebbero scelto consapevolmente di conservare parte delle rovine come testimonianza della tragedia che aveva colpito la città.
«Il concetto di "paesaggio della memoria" è presente in numerose culture del mondo, racconta Yiftah Shalev, che dirige gli scavi per conto dell’Israel Antiquities Authority insieme a Yuval Gadot dell’Università di Tel Aviv. Conservare la memoria risponde a un bisogno profondamente umano: mantenere viva la traccia di ciò che è esistito. Qui lo vediamo nella sua forma più evidente: una scelta deliberata di lasciare le rovine al loro posto come testimonianza della distruzione, costruendo il nuovo livello urbano sopra di esse».
Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Al largo delle coste a sud di Stoccolma, gli archeologi subacquei stanno studiando Vrak 5, un’imbarcazione risalente al XV secolo e probabilmente lunga 45 metri. Le nuove ricerche potrebbero svelare dettagli preziosi sulla vita quotidiana dei marinai e sulle tecniche di costruzione navale dell’epoca
A un secolo dalla riscoperta del sito da parte di Luigi Ugolini, una nuova campagna di indagini italo-albanese ha individuato edifici, una cisterna, un pozzo, mura ellenistiche e antiche sepolture. Decisivo il ricorso alla tecnologia laser che permette di «leggere» il terreno anche sotto una fitta vegetazione
Uno studio propone una nuova spiegazione per uno dei libri più misteriosi del mondo: nel Quattrocento il volume sarebbe stato rilegato in modo errato, compromettendo la sequenza originale dei fogli e quindi la comprensione del contenuto
A partire dal 24 ottobre l’istituzione del Catanzarese torna ad accogliere i visitatori, dopo alcuni interventi di valorizzazione, innovazione e abbattimento delle barriere fisiche e cognitive. Una nuova stagione per uno dei maggiori presidi culturali della Calabria centrale



