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Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliLa riconversione dell’ex Fornace Piva a Riccione si inserisce in una traiettoria ormai consolidata nel sistema europeo: il riuso dell’archeologia industriale come leva per la costruzione di nuove infrastrutture culturali. Il progetto affidato a Politecnica Building for Humans interviene su un complesso produttivo degli anni Trenta, trasformandolo in Museo del Territorio e ridefinendone il ruolo all’interno della città.
Il nodo non è solo conservativo. L’operazione costruisce un passaggio di funzione: da spazio di produzione a dispositivo culturale, con una conseguente ridefinizione delle relazioni urbane. Il recupero delle murature esistenti stabilizza la memoria materiale del sito, mentre l’inserimento di una nuova architettura interna introduce una condizione di uso contemporaneo.
La scelta progettuale si concentra su una struttura dichiaratamente leggera e reversibile, descritta come “architettura d’aria”. Il nuovo volume non compete con l’involucro storico, ma si innesta al suo interno, lavorando per contrasto controllato: trasparenza contro massa, temporaneità contro permanenza. Ne deriva uno spazio espositivo flessibile, che evita la musealizzazione rigida dell’edificio industriale e mantiene leggibile la stratificazione originaria. Questo approccio riflette un orientamento diffuso nella progettazione recente: evitare la ricostruzione mimetica e privilegiare un dialogo esplicito tra antico e nuovo. La Fornace non viene “ricostruita”, ma reinterpretata come contenitore aperto, capace di accogliere funzioni variabili nel tempo.
L’intervento assume rilievo anche sul piano urbano. Inserito in un sistema di verde pubblico e percorsi ciclopedonali, e in relazione diretta con un edificio scolastico, il museo si configura come nodo di connessione tra infrastrutture esistenti e nuove pratiche d’uso. In questo senso, il progetto supera la scala dell’edificio per operare come dispositivo territoriale, con implicazioni sulla fruizione quotidiana dello spazio.
Sul piano istituzionale, l’operazione si colloca all’interno di una più ampia strategia di valorizzazione locale, in cui la cultura viene utilizzata come strumento di riattivazione urbana. Tuttavia, la sostenibilità di questi interventi dipenderà dalla capacità di costruire programmazione e contenuti all’altezza dell’infrastruttura, evitando che l’investimento architettonico resti isolato rispetto al sistema culturale. Il completamento delle strutture precede ora la fase di allestimento museale, con apertura prevista nel 2027. È in questa fase che si giocherà l’effettiva integrazione del progetto nel circuito culturale, locale e sovralocale. La trasformazione della Fornace Piva definisce le condizioni spaziali; la sua riuscita dipenderà dalla capacità di attivarle.
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