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La caserma nell’ex «ghetto ebraico» a Cagliari

Foto tratta da Wikipedia. Foto Daniel Ventura | CC BY SA 4.0

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La caserma nell’ex «ghetto ebraico» a Cagliari

Foto tratta da Wikipedia. Foto Daniel Ventura | CC BY SA 4.0

Riapre, restaurato, il Ghetto di Cagliari. Costo: 1 milione di euro

Il suo nome trae in inganno: in realtà era una caserma settecentesca, progettata da ingegneri militari piemontesi per ospitare i Dragoni di Sardegna. Ora è un centro culturale

Gaspare Melchiorri

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A Cagliari riapre le porte lo spazio culturale del Ghetto, restituendo al capoluogo regionale sardo uno dei suoi affacci più suggestivi sui suoi orizzonti. Al termine di un cantiere di riqualificazione, finanziato dal Comune per circa un milione di euro, il complesso monumentale inaugura una nuova stagione. La sua profonda ristrutturazione permette oggi alla struttura di ospitare grandi eventi con standard di sicurezza e comfort al passo con i tempi.

Il ghetto di Cagliari, impropriamente definito degli Ebrei, è un edificio storico della città di Cagliari. Sorge sul bastione di Santa Croce, tra la via omonima e il Cammino Nuovo, con ingresso sulla via Santa Croce. Si trova a picco sulle mura di cinta del quartiere di Castello. Era originariamente una caserma, edificata in epoca sabauda, nel 1738, per volontà del viceré Carlo di Rivarolo, sull’area sovrastante il bastione di Santa Croce, e intitolata a san Carlo in onore del sovrano allora regnante, Carlo Emanuele III di Savoia.

L’edificio venne progettato dagli ingegneri militari piemontesi Felice de Vincenti e Augusto della Vallée per ospitare il reparto dei Dragoni di Sardegna. Nel 1863 la caserma, nota come Caserma San Carlo, conteneva più di 300 uomini e 40 cavalli, alloggi per veterani, scuderie dei Carabinieri, magazzini del Genio e l’Intendenza militare. Alla fine del XIX secolo, smessa la funzione militare, la caserma diventò realmente un piccolo «ghetto», all'interno del quale trovarono alloggio diverse famiglie povere.

Il cuore dell’intervento ha riguardato la completa modernizzazione tecnologica dell’edificio. Ogni componente impiantistica è stata aggiornata, dai sistemi elettrici e di illuminazione ai complessi apparati di rivelazione incendi e climatizzazione, essenziali per la conservazione delle opere d’arte. Il restauro ha toccato anche l’estetica e la funzionalità: la sostituzione del grande lucernario e degli infissi, unita a una nuova pavimentazione in resina, ha donato agli ambienti una luminosità e una pulizia formale inedite. La struttura è stata inoltre dotata di una rete Wi-Fi ad alte prestazioni e di servizi igienici rinnovati, migliorando sensibilmente l'esperienza sia per i visitatori che per gli operatori culturali. 

Oltre al consolidamento strutturale e al restauro della copertura, il cantiere ha regalato un’importante sorpresa storica. Durante gli scavi condotti sulla terrazza intermedia, sono emersi ambienti inediti che gettano nuova luce sulle fasi costruttive del sito. Queste scoperte aggiungono valore a un complesso che ha attraversato i secoli, trasformandosi da fortificazione cinquecentesca a caserma piemontese (il «Quartiere di Carlo Emanuele III» del 1738), fino a diventare nel 2000 un centro culturale

La riapertura non è solo architettonica, ma coincide con l’avvio di un calendario di eventi di alto profilo. Il primo appuntamento, presentato dall’assessora alla Cultura Maria Francesca Chiappe, è la mostra dedicata ai crimini del nazifascismo, curata dal procuratore generale militare Marco De Paolis. La scelta di un tema così profondo per inaugurare il nuovo corso del Ghetto conferma la vocazione dello spazio: un luogo dove la memoria storica non è un concetto statico, ma una materia viva capace di dialogare con la coscienza civile della città. 

Gaspare Melchiorri, 08 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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