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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliIl Museo Archeologico Lametino si prepara ad accogliere nuovamente il pubblico. Domani 24 ottobre, con l’evento «Il Museo patrimonio di comunità», la struttura afferente alla Direzione regionale Musei nazionali Calabria riapre ufficialmente le proprie porte dopo un periodo di chiusura necessario alla realizzazione di importanti interventi di valorizzazione e innovazione, finalizzati anche a migliorare l’accessibilità degli spazi e dei contenuti.
La riapertura rappresenta un momento significativo per Lamezia Terme e per l’intero territorio, che ritrova un luogo fondamentale per la conservazione e la divulgazione della propria storia. L’obiettivo è rafforzare il ruolo del museo come spazio pubblico aperto alla conoscenza, alla partecipazione e all’inclusione, capace di dialogare con le istituzioni, il mondo della ricerca, le associazioni e i cittadini.
L’iniziativa si inserisce nella collaborazione con il Comune di Lamezia Terme per la valorizzazione del Complesso Monumentale di San Domenico e del sistema storico-culturale cittadino. La concomitanza con Tratto Design Days, in programma nella stessa giornata nel complesso, offrirà un ulteriore spazio di dialogo tra patrimonio archeologico, progettazione contemporanea e accessibilità.
Nel Museo Archeologico Lametino sono rappresentate le diverse epoche che hanno segnato la storia della piana lametina, dalla Preistoria al Medioevo.
La sezione preistorica, dedicata allo studioso locale Dario Leone, conserva testimonianze delle prime comunità che abitarono la Calabria. Strumenti in pietra utilizzati dai cacciatori paleolitici, materiali provenienti da insediamenti neolitici e manufatti in ossidiana raccontano l’evoluzione delle tecniche e delle attività umane. Frammenti ceramici decorati e una proposta di archeologia sperimentale, dedicata alla fabbricazione dei vasi, contribuiscono a ricostruire la vita quotidiana delle comunità agricole presenti nella piana già circa 7.500 anni fa.
La sezione classica è invece dedicata a Terina, la colonia greca fondata dai Crotoniati tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. I tesoretti monetali documentano i rapporti economici e politici che interessarono il territorio, mentre iscrizioni in bronzo, ceramiche e oggetti d'uso quotidiano restituiscono uno spaccato della società antica. Tra i reperti spicca un’hydria a figure rosse con scene di toeletta nuziale, databile tra il 380 e il 370 a.C. Non mancano testimonianze di età romana, che completano il quadro delle trasformazioni del territorio.
Il viaggio nella storia si conclude con la sezione medievale, dedicata a tre importanti monumenti del territorio lametino: la chiesetta dei Santissimi Quaranta Martiri, l’abbazia benedettina di Santa Maria e il castello normanno-svevo. Reperti in vetro, monete, elementi architettonici, intonaci dipinti e frammenti di pavimentazione raccontano secoli di vita religiosa, politica e sociale. Particolarmente significativa è la documentazione relativa all’abbazia, che comprende anche tracce della decorazione musiva realizzata in età normanna.
Con la riapertura, questo patrimonio torna a essere pienamente fruibile e a disposizione del pubblico. Il Museo Archeologico Lametino rinnova così la propria vocazione: custodire le tracce del passato, renderle accessibili e trasformarle in occasioni di conoscenza condivisa, identità e partecipazione. Un luogo in cui la storia del territorio diventa patrimonio comune e risorsa per immaginare il futuro.
Vittorio Bertello
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