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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliGrazie alla «Operación Predela», che da luglio 2021 ha visto collaborare i Ministeri dell’Interno e della Cultura spagnoli, la Guardia Civil e il nostro Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale, una scultura lignea del Quattrocento sottratta 47 anni fa in una chiesa della Castiglia e León e riemersa in Italia è rientrata in patria.
Si chiude così un cerchio apertosi nella notte tra il 17 e il 18 luglio 1979 quando dal retablo dell’altare maggiore della Chiesa di Santa Eugenia, ad Astudillo (Palencia), la figura dell’evangelista San Luca opera attribuita a Gil de Siloé, uno dei più grandi scultori spagnoli del XV secolo (probabilmente fiammingo, di Anversa, è documentato a Burgos dal 1480 al 1505, anno della morte), fu asportata insieme ad altre opere e suppellettili, tra cui i tre restanti evangelisti, sei figure di apostoli, una scultura a sé stante e una croce.
Il recupero deve molto all’intervento di due antiquari spagnoli, Pedro Jiménez e María Elizari, che hanno riconosciuto la scultura nel catalogo di una vendita in programma a Genova a giugno 2021 in cui si disperdevano opere di una villa nel Ravennate di proprietà di una coppia di industriali e collezionisti. La scultura, alta circa 70 cm, era presentata come «Rilievo in legno policromo e dorato, Germania o Tirolo, XV secolo» e accompagnata dalla nota «Opera dichiarata di interesse storico artistico particolarmente importante ed è soggetta a vincolo da parte della Sovrintendenza per i Beni Storico-Artistici».
Ad «ambito tedesco» e con una datazione tra il 1391 e il 1410 la attribuiva anche la scheda del Catalogo generale dei beni culturali: «La scultura è assegnabile ad un maestro tedesco tardogotico, che rielabora il gusto decorativo dei grandi scultori nordici del ’300 e del ‘400, abbinamento che torna frequentemente nelle opere lignee importate, o anche seguite (sic) nel nord Italia, specie nelle zone di confine del Trentino e del Friuli. La qualità molto alta dello stile è anche evidenziata dalla perizia con cui sono eseguite le ricche pieghe della veste, arrovellate, ma comunque classicamente composte», che ne fa risalire l'ingresso nella collezione ravennate al 1983, dopo essere stata registrata in Veneto, nel Padovano. Grazie alla documentazione raccolta dai due antiquari e alle successive indagini l’opera è stata quindi identificata come il «San Luca» scomparso da Astudillo e attribuita a Gil de Siloé, protagonista di quel momento della scultura di fine Quattrocento caratterizzato dallo stile isabellino, il Gotico spagnolo con influenze arabeggianti di tipo mudéjar.
Come riporta in un comunicato il Ministero dell’Interno iberico: «Una volta avviata l’indagine da parte della Sezione Patrimonio Storico dell'Unità Operativa Centrale della Guardia Civil, è stato possibile recuperare nei suoi archivi la denuncia presentata all'epoca dal parroco della Chiesa di Santa Eugenia di Astudillo (Palencia). Inoltre, grazie all'utilizzo di documentazione e fotografie d'epoca, è stato confermato che si trattava della stessa scultura.
Su richiesta della Guardia Civil, la Sezione Civile e di Istruzione del Tribunale di Prima Istanza di Palencia, a capo di questa indagine, ha emesso un mandato di ricerca europeo nei confronti dell'Italia, al fine di procedere al sequestro conservativo dell'opera e poter così avviare le pratiche per la restituzione alla Spagna. Inoltre, è stata richiesta la collaborazione di Eurojust, che ha accelerato la comunicazione intergiudiziaria».
Infine, 45 anni dopo il furto, l'opera è stata restituita alla Spagna lo scorso luglio, grazie all'efficace aiuto e collaborazione delle autorità giudiziarie e culturali italiane, nonché dell'Arma dei Carabinieri, dopo essere rimasta in deposito per questi mesi presso il Museo Nacional de Escultura di Valladolid».
Mercoledì scorso, il felice epilogo: la scultura è stata affidata al Museo Diocesano di Palencia, in una cerimonia svoltasi nel locale Palazzo Vescovile, durante la quale è stato sottolineato il ruolo chiave della collaborazione dei professionisti del mercato dell’arte, nonché della stretta collaborazione istituzionale tra i Ministeri dell'Interno e della Cultura e il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (Tpc) dell’Arma dei Carabinieri in Italia, per la risoluzione della vicenda.
La fotografia dell’opera pubblicata nel Catalogo generale dei beni culturali
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