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Maestro del 1416, «Madonna con bambino e otto angeli»

Foto Ottaviano Caruso

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Maestro del 1416, «Madonna con bambino e otto angeli»

Foto Ottaviano Caruso

Chi era il Maestro del 1416? A raccontarlo è la Galleria dell’Accademia di Firenze

In mostra dopo il restauro due splendide tavole che introducono al Gotico Internazionale

Laura Lombardi

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Nell’ambito del progetto «Opere restaurate in esposizione» il GAMB (polo che riunisce la Galleria dell’Accademia di Firenze e i Musei del Bargello) sono in mostra al primo piano della Galleria dell’Accademia, a cura di Elvira Altiero, storica dell’arte, e di Eleonora Pucci, restauratrice, fino al 14 marzo 2027, due tavole attribuite al Maestro del 1416, in un allestimento temporaneo che ne racconta la storia, le caratteristiche stilistiche e le vicende conservative. Individuando nel restauro un momento fondamentale della vita dell’opera, Andreina Contessa, direttrice Generale del GAMB, vuole «condividere con il pubblico non soltanto il risultato visibile, ma anche il patrimonio di conoscenze che il restauro ha permesso di acquisire [..] rendere questo processo parte dell’esperienza di visita e mostrare quanto studio, competenza e attenzione siano necessari per custodire e trasmettere le nostre collezioni».

Poste l’una accanto all’altra le due tavole del Maestro del 1416, nome con cui gli studiosi identificano un anonimo pittore attivo a Firenze nel primo quarto del XV secolo, (forse riconoscibile in Bartolomeo di Pietro, documentato dal 1412 al 1427, nipote di Lorenzo di Niccolò di Martino), presentano soluzioni formali e vicende conservative differenti, ma sono accomunate dall’impianto compositivo nel solco della tradizione neogiottesca, in cui si calano figure allungate, panneggi fluenti e raffinate soluzioni cromatiche che già indicano la sensibilità per il gusto del Gotico internazionale e, in particolare, l’influenza di Lorenzo Monaco.

La «Madonna con Bambino e i santi Pietro, Antonio abate, Giuliano e Giovanni Battista» è un punto di riferimento fondamentale per la ricostruzione della personalità artistica dell’artista, ora ricordato proprio a partire dalla iscrizione alla base della tavola «MCCCCXVI d’agosto». La presenza di san Pietro, patrono dell’Arte, accanto alla Vergine in posizione privilegiata, porta a ritenere l’opera commissionata probabilmente dall’Arte dei Beccai, la corporazione che riuniva commercianti, macellatori e venditori di carni; alla stessa corporazione era legato sant’Antonio abate, protettore degli animali, mentre san Giovanni Battista e san Giuliano figuravano tra i santi maggiormente venerati a Firenze. Il restauro, affidato a Elisabetta Bianco e a Roberto Buda per la parte del supporto ligneo, ha rimosso ampie ridipinture e riequilibrato, riducendo i danni di puliture aggressive, la superficie pittorica con un effetto di maggior armonia dell’insieme, con dettagli e cromie alterate nuovamente leggibili. Entrata nelle Gallerie Fiorentine nel 1782 dalla Camera di Commercio (ente incaricato di raccogliere le opere d’arte conservate presso le antiche sedi delle Arti dopo le riforme del governo lorenese), la tavola è esposta alla Galleria dell’Accademia dal 1915.

L’altro dipinto del Maestro del 1416 raffigura la «Madonna con Bambino e otto angeli» e riprende, in formato ridotto, la celebre «Madonna» dipinta da Bernardo Daddi nel 1347, custodita nel tabernacolo dell’Orcagna a Orsanmichele, immagine che rappresentò per lungo tempo un importante punto di riferimento per la devozione e per la produzione artistica fiorentina. Pur nella persistenza del modello trecentesco, qui l’apertura ai modi del Gotico internazionale è più evidente nel cangiantismo delle vesti degli angeli, che rimanda ai raffinati accordi cromatici di Lorenzo Monaco. Il restauro, affidato a Lucia Biondi e, per il supporto, Alberto Dimuccio, ha fatto riemergere, grazie alla tecnologia laser che permette intervento selettivo sulla superficie pittorica, il colore originale del manto della Vergine, mentre l’unità visiva e la stabilità dell’insieme sono stati recuperati grazie alla ricomposizione della cornice. Proveniente dal monastero femminile di Santa Apollonia, la tavola fu acquisita dallo Stato italiano nel 1865, in seguito alle soppressioni degli enti ecclesiastici, ed entrò a far parte delle collezioni della Galleria dell’Accademia nel 2017.

Il progetto di allestimento, a cura degli architetti Roberto Lembo e Giorgios Papaevangeliu, è stato eseguito da Galli Mostre, ed è accompagnato da un video che ripercorre le diverse fasi dei lavori, realizzato da Domenico Spampinato. Le indagini diagnostiche sono state realizzate rispettivamente da Paolo Triolo-Geospectra srl e da Ottaviano Caruso.

Maestro del 1416, «Madonna con Bambino e i santi Pietro, Antonio abate, Giuliano e Giovanni Battista». Foto Claudio Giusti

Laura Lombardi, 12 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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