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Ubaldo Oppi, «Figura femminile di profilo», 1926 (particolare)

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Ubaldo Oppi, «Figura femminile di profilo», 1926 (particolare)

Da Balla a de Chirico, i tesori nascosti dell’arte del Novecento in mostra ad Arezzo

A Casa Bruschi 30 opere delle collezioni di Gallerie d’Italia-Intesa Sanpaolo rileggono la prima metà del secolo scorso attraverso artisti celebri e figure meno note (da Orell a Zanini), valorizzando la pluralità della ricerca figurativa italiana

Laura Lombardi

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Trenta opere selezionate tra il 1908 e l’inizio degli anni Cinquanta (unica eccezione quella di Gregorio Sciltian, 1955-61) compongono la mostra «Figure del ’900. Da Balla a Severini, de Chirico e Oppi, Opere dalle Collezioni Gallerie d’Italia-Intesa Sanpaolo», organizzata e promossa dalla Fondazione Ivan Bruschi, parte del patrimonio culturale di Intesa Sanpaolo, con la Fondazione CR Firenze, dal 14 ottobre al 31 maggio 2027.

Il progetto a Casa Bruschi, la casa di Ivan Bruschi ad Arezzo, da un’idea di Carlo Sisi, conservatore della Fondazione, e curata da Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti di Lucca, riunisce dipinti di artisti che, pur sperimentando stili e linguaggi differenti, scelgono di restare ancorati al figurativo, anche negli anni delle avanguardie storiche. Di alcuni maestri vediamo opere precedenti l’adesione all’avanguardia, come nel caso del piccolo capolavoro prefuturista di Umberto Boccioni che apre il percorso, di altri invece quelle del ritorno alla figurazione.

«La più invalsa narrazione della storia dell’arte europea della prima metà del XX secolo, spiega Bolpagni, consiste nel racconto dell’esplosione delle avanguardie, e poi di una sorta di riflusso verso forme tradizionali: il cosiddetto “ritorno all’ordine”». Una semplificazione storica, purtroppo ancora molto in voga, che la mostra, attraverso le opere di Intesa Sanpaolo, intende scardinare nel «duplice scopo di evidenziare, sottolinea ancora il curatore, la vitalità di ricerche tutt’altro che attardate di artisti che hanno scelto una pittura legata alla mimesi della realtà e di valorizzare esperienze e personaggi troppo a lungo ritenuti marginali, secondari, confinati quasi al rango di testimonianze locali o regionali».

Accanto ad artisti molto noti, come Giacomo Balla, Gino Severini, Giorgio de Chirico e Ubaldo Oppi, o un po’ meno noti quali Arturo Tosi o Pio Semeghini, ne scopriamo altri pressoché sconosciuti, che pure rivelano, nota ancora Bolpagni, «il livello di certe scuole regionali: penso, ad esempio, ad Argio Orell, triestino con studi a Monaco di Baviera da Franz von Stuck, che alla fine degli anni Dieci elabora un linguaggio che sembra annunciare la corrente di Realismo magico, che esploderà di lì a poco; oppure a Basilio Cascella, padre del più noto Tommaso, di cui esponiamo uno straordinario pascolo abruzzese. O ancora al focus su Gigiotti Zanini, grande architetto ma anche pittore notevolissimo, di cui presentiamo quattro opere. E anche Cesare Ciani, Carlo Brancaccio e altri». La decisione di accostare artisti noti ad altri sconosciuti ai più è precisa e voluta, proprio nella sfida a dimostrare quanto il dislivello qualitativo tra grandi nomi e figure più relegate al rango di testimonianze locali sia del tutto opinabile.

Sisi ricorda infatti il pensiero espresso da Carlo Ludovico Ragghianti nel catalogo della mostra a Palazzo Strozzi a Firenze, nel 1967, «Arte in Italia 1915-1935», dove il critico notava che la storia dell’arte non procede solo per grandi nomi, ma anche «per arcipelaghi ed è quindi importante non ragionare solo per “ismi”, ma tenere invece conto di queste insularità dentro l’organismo della storia». Evitare insomma quel che lo scrittore britannico Aldous Huxley definiva «puritanesimo nell’arte», in riferimento alla predilezione dominante per l’Astrattismo e il Funzionalismo, e alla condanna di ogni altro tipo di espressione estetica al di fuori di quei dettami. La mostra rientra, come quelle in altre sedi italiane, nel «Progetto Cultura» di Intesa Sanpaolo, realizzato dalla Direzione Arte, Cultura e Beni Storici della banca, la cui responsabilità è affidata a Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e direttore generale delle Gallerie d’Italia.

Laura Lombardi, 12 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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