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Francesco Piperno
Leggi i suoi articoliQuando oggi osserviamo le migliaia di immagini che accompagnano ogni eclissi totale di Sole, difficilmente pensiamo che tutto ebbe inizio con una singola lastra di rame argentato. Era il 28 luglio 1851 quando il fotografo Johann Julius Friedrich Berkowski, dall'Osservatorio Reale di Königsberg, realizzò il primo dagherrotipo riuscito di un'eclissi totale di Sole. È una fotografia minuscola, quasi fragile, ma rappresenta uno dei momenti fondativi della fotografia scientifica.
Fino a quel momento le eclissi erano state raccontate soprattutto attraverso il disegno. Gli astronomi disponevano soltanto di pochi secondi per schizzare la corona solare prima che la luce tornasse a cancellarla. Ogni immagine era inevitabilmente filtrata dalla mano e dalla memoria dell'osservatore. Berkowski riuscì a superare un limite che sembrava insormontabile. Collegò alla propria macchina fotografica un piccolo telescopio astronomico e sfruttò gli 84 secondi della totalità per impressionare una lastra dagherrotipica. La fotografia riuscì così, per la prima volta, a registrare la corona solare con una precisione impossibile da raggiungere attraverso il disegno.
L'importanza di quell'immagine va ben oltre la storia della tecnica fotografica. Per la prima volta un fenomeno astronomico tanto raro quanto effimero poteva essere osservato, studiato e confrontato anche molto tempo dopo il suo verificarsi. La fotografia trasformava un evento destinato a scomparire in un documento permanente, aprendo la strada agli studi moderni sull'atmosfera solare, sulle eruzioni e sulle tempeste geomagnetiche. Ma quel dagherrotipo introduce anche una riflessione che appartiene pienamente alla storia dell'arte. Ogni eclissi è, per definizione, irripetibile: esiste soltanto per pochi istanti e soltanto per chi si trova nel luogo giusto. La fotografia nasce proprio per opporsi a questa condizione, trasformando l'irripetibile in immagine condivisa.
È significativo che una delle prime grandi conquiste del mezzo fotografico riguardi proprio un'assenza. Per rappresentare il Sole, infatti, occorre attendere che il Sole scompaia. È in quell'istante di oscurità che la fotografia scopre una delle proprie vocazioni più profonde: rendere visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo. In fondo, tutta la storia della fotografia continuerà a muoversi lungo questa stessa tensione tra luce, tempo e rivelazione.
Daguerreotype-taken-at-the-Royal-Observatory-in-Konigsberg
Francesco Piperno
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