Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Wassily Kandinsky, Sketch for Several Circles, 1926

Image

Wassily Kandinsky, Sketch for Several Circles, 1926

Quando il cerchio diventa cosmo: l'eclisse di Kandinsky

In occasione dell'eclissi di Sole del 12 agosto 2026, Il Giornale dell'Arte inaugura una breve serie di approfondimenti dedicati alle opere che, nel corso della storia dell'arte, hanno interpretato il cielo, il cosmo e i fenomeni astronomici. Abbiamo chiesto a uno storico dell'arte di guidarci nella lettura di alcuni capolavori in cui pittura e universo si incontrano. Si comincia con Sketch for Several Circles (1926) di Wassily Kandinsky. Realizzato nel 1926 durante gli anni del Bauhaus, Sketch for Several Circles rappresenta uno dei punti più alti della riflessione di Kandinsky sulla geometria come linguaggio spirituale. Attraverso una costellazione di cerchi sospesi nello spazio, l'artista trasforma la pittura in una cosmologia astratta, dove musica, equilibrio e percezione convergono in una nuova idea di immagine.

Francesco Piperno

Leggi i suoi articoli

Nel 1926, mentre insegna al Bauhaus e porta alle estreme conseguenze la propria riflessione sul linguaggio dell'astrazione, Wassily Kandinsky realizza Sketch for Several Circles. A prima vista l'opera sembra ridursi a una costellazione di forme geometriche elementari: cerchi di dimensioni diverse che galleggiano su uno sfondo scuro, attraversati da trasparenze, sovrapposizioni e variazioni cromatiche. Eppure proprio questa apparente semplicità racchiude una delle meditazioni più profonde dell'artista sulla natura della pittura.

Per Kandinsky il cerchio non era una figura geometrica come le altre. Lo definiva «la più grande sintesi delle più grandi opposizioni», una forma capace di unire il movimento centripeto e quello centrifugo, l'equilibrio e la tensione, il finito e l'infinito. Nessun'altra figura, a suo giudizio, possedeva una simile concentrazione di energia spirituale. Questa convinzione nasce da un percorso intellettuale che attraversa tutta la sua opera. Quando, ancora studente di giurisprudenza, assiste a una rappresentazione di Richard Wagner, comprende che un'opera d'arte può agire sullo spettatore senza descrivere il mondo visibile. Così come la musica produce emozioni attraverso il solo rapporto tra ritmo, armonia e timbro, anche la pittura può emanciparsi dalla rappresentazione e costruire un linguaggio autonomo fatto di forme, colori e tensioni.

Sketch for Several Circles rappresenta forse la formulazione più limpida di questo principio. Qui non esiste alcun paesaggio, alcuna figura, alcun racconto. Esiste soltanto un sistema di relazioni. I cerchi sembrano pianeti, cellule, atomi, occhi o galassie. Alcuni si sovrappongono come se fossero corpi celesti durante un'eclisse; altri sembrano allontanarsi nello spazio profondo. La superficie del dipinto assume così la struttura di un universo in continua espansione, dove ogni elemento trova significato esclusivamente nella relazione con gli altri. L'immagine richiama inevitabilmente un'eclisse. Soli e lune immaginari sembrano attraversarsi reciprocamente, creando una successione di allineamenti cosmici che non descrivono un fenomeno astronomico reale, ma evocano un ordine più profondo. L'universo di Kandinsky non è quello della scienza, bensì quello della percezione.

Non è casuale che il dipinto venga realizzato negli anni in cui il Bauhaus promuove una sintesi tra arte, architettura, matematica e nuove teorie della percezione. Kandinsky partecipa pienamente a questo clima culturale, ma ne conserva sempre una componente spirituale che lo distingue da molti suoi contemporanei. La geometria, per lui, non è mai soltanto razionalità. È un linguaggio capace di dare forma all'invisibile. In questo senso il cerchio assume quasi un valore cosmologico. Non rappresenta un oggetto, ma una legge. Una struttura originaria attraverso la quale leggere il mondo. La forza dell'opera risiede anche nella straordinaria economia dei mezzi. Pochi colori, poche forme, nessun elemento superfluo. Eppure la superficie appare inesauribile. Lo sguardo continua a spostarsi da un cerchio all'altro seguendo traiettorie sempre nuove, come se il quadro modificasse continuamente il proprio equilibrio. È una pittura che non impone una lettura, ma costruisce un campo di forze. Quasi un secolo dopo, Sketch for Several Circles conserva intatta questa capacità di sospendere il tempo. L'eclisse evocata da Kandinsky non appartiene infatti all'astronomia, ma alla storia stessa dell'arte: è il momento in cui la rappresentazione lascia definitivamente spazio al pensiero astratto, e la pittura smette di descrivere il mondo per provare a renderne visibili le energie invisibili.

Francesco Piperno, 10 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Francesco Piperno

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in linguaggio artistico. Per Wolfgang Tillmans il cielo è un laboratorio percettivo dove fotografia, tempo e materia mettono continuamente in discussione il nostro modo di vedere.

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte propone una serie di brevi approfondimenti dedicati alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in immagini. Tra queste, Eclipse (1970) di Alma Thomas, ultimo capitolo della sua serie Space, traduce il raro allineamento tra Sole e Luna in una vibrante costruzione cromatica, dove l'astrazione diventa esperienza della luce, del tempo e del cosmo.

L'Eclissi di sole a Venezia dell'8 luglio 1842 è una delle più sorprendenti rappresentazioni di un fenomeno astronomico nella storia dell'arte occidentale. Il dipinto è stato analizzato dagli astronomi per verificarne l'accuratezza e rivela un equilibrio raro tra osservazione scientifica, rigore prospettico e interpretazione poetica, facendo di Caffi un precursore del dialogo tra arte e scienza.

Il 12 agosto il cielo europeo sarà attraversato dalla prima eclissi totale di Sole visibile dal continente dal 1999. Da presagio divino a oggetto di osservazione scientifica, fino a esperienza percettiva nell'arte contemporanea, il fenomeno ha accompagnato per secoli l'evoluzione dello sguardo occidentale. Un viaggio tra pittura, fotografia e ricerca contemporanea per capire come pochi minuti di oscurità abbiano trasformato il modo di rappresentare il mondo.

Quando il cerchio diventa cosmo: l'eclisse di Kandinsky | Francesco Piperno

Quando il cerchio diventa cosmo: l'eclisse di Kandinsky | Francesco Piperno