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Eclipse of the Sun (1926) di George Grosz

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Eclipse of the Sun (1926) di George Grosz

L'eclissi di George Grosz racconta la crisi (nera come il sole) della democrazia

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in linguaggio artistico. Nel dipinto Eclipse of the Sun (1926), George Grosz abbandona il cielo per osservare la politica: il Sole diventa il simbolo del capitale che oscura la democrazia e illumina una delle più feroci denunce del Novecento.

Francesco Piperno

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Nella storia dell'arte il Sole è quasi sempre simbolo di vita, conoscenza o trascendenza. George Grosz lo trasforma invece nel contrario: un emblema del potere economico che oscura la politica. Nel grande dipinto Eclipse of the Sun, realizzato nel 1926, l'eclissi non appartiene più all'astronomia, ma alla storia. L'opera nasce negli anni più fragili della Repubblica di Weimar, quando la Germania vive una profonda instabilità politica, economica e sociale. Reduce dalla Prima guerra mondiale, il Paese attraversa inflazione, tensioni istituzionali e una crescente dipendenza dai capitali internazionali. È questo il contesto che Grosz traduce in una delle più radicali allegorie politiche del XX secolo.

Al centro della composizione siede il presidente Paul von Hindenburg, circondato da politici e finanzieri privi della testa, incapaci di vedere la realtà che li circonda. Un grande industriale gli sussurra all'orecchio, mentre sul tavolo si accumulano simboli di guerra, morte e potere. Sullo sfondo la città brucia, gli aeroplani sorvolano il cielo e la violenza sembra ormai una condizione permanente. A dominare la scena è però il Sole. Non splende. È oscurato, annerito, e al suo interno compare il simbolo del dollaro. L'eclissi diventa così una metafora della subordinazione della politica agli interessi economici. La luce che dovrebbe orientare la società viene sostituita dal capitale, nuova forza gravitazionale attorno alla quale ruotano istituzioni, esercito e industria.

È probabilmente questo l'aspetto che rende il dipinto ancora straordinariamente attuale. Grosz non descrive semplicemente la Germania degli anni Venti; costruisce un'immagine del potere come sistema opaco, nel quale le decisioni vengono prese altrove rispetto ai luoghi della rappresentanza. Anche il popolo compare sulla scena, ma in forma grottesca. Un asino con i paraocchi, intento a nutrirsi di giornali, allude a una società che accetta passivamente la narrazione dominante, incapace di vedere le dinamiche che determinano il proprio destino. Poco distante, un giovane rinchiuso dietro le sbarre e uno scheletro ricordano come le conseguenze delle scelte politiche ricadano sempre sulle generazioni presenti e future. L'eclissi immaginata da Grosz non dura pochi minuti. È una condizione storica. L'oscuramento della luce coincide con l'oscuramento del giudizio, della responsabilità e della democrazia stessa. Osservato oggi, Eclipse of the Sun mostra quanto un fenomeno naturale possa essere trasformato in una potente costruzione simbolica. Se per gli astronomi un'eclissi è l'allineamento tra Sole, Luna e Terra, per Grosz è l'allineamento tra politica, finanza e potere. E forse è proprio questa la forza dell'opera: ricordarci che le eclissi più pericolose non sono quelle che oscurano il cielo, ma quelle che finiscono per oscurare la coscienza di una società.

Francesco Piperno, 12 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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