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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoli«Colore sporco, crettature, profonda fenditura verticale, cadute di colore» era quanto si leggeva nel Catalogo Generale dei Beni Culturali del 1976 nella scheda riferita all’«Annunciazione» opera giovanile di Neri di Bicci, conservata nella Chiesa di Sant’Agata in via San Gallo a Firenze. Sono passati cinquant’anni per arrivare al restauro, appena concluso, condotto da Muriel Vervat, sotto la direzione di Silvia Benassai per la Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato, e sostenuto dall’Associazione Friends of Florence, presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda, grazie ai donatori William e Jeanne Bice.
Datata 1444, la tavola fu attribuita a Neri di Bicci da Matteo Marangoni nel 1915. Un’iscrizione nella parte inferiore del dipinto ci indica che fu realizzata per volontà di suor Sandra di Francesco di Niccolò Riccialbani, come offerta votiva per sé e per la madre. La composizione riprende il modello della venerata Annunciazione fiorentina del Santuario della Santissima Annunziata. Il linguaggio tardogotico, ma anche l’impianto compositivo semplificato, indicano Neri in una fase ancora legata alla bottega del padre Bicci di Lorenzo. Forse la commissione era anzi stata destinata al padre che si fa aiutare dal giovane figlio, la cui mano, spiega Silvia Benassai, è stata rilevata nelle tipologie fisionomiche dei personaggi.
«Stringente è il confronto tra l'Annunciazione di Sant’Agata e la tavola di ugual soggetto della Chiesa fiorentina di Sant’Angelo a Legnaia nel 1440, ma anche con l’analoga scena della tavola della chiesa della Madonna della Salute a Borgo a Buggiano del 1442, a conferma della diffusione di questi fortunati modelli oltre che in città, anche nel contado. Lo stile acerbo del dipinto di Sant’Agata, evidente in alcuni dettagli come certe incongruenze dell’impianto architettonico o l’ingenuità con la quale sono rese le volumetrie anatomiche al di sotto dei panneggi, non impedisce, tuttavia, di apprezzarne il fresco linguaggio narrativo, che ben si adatta alla sentita offerta votiva di suor Sandra per l’anima sua e della madre».
Tre anni dopo la realizzazione di questa tavola, Neri assumerà la bottega del padre, che scompare nel 1452, e l’opera testimonia quindi un importante momento di passaggio tra la cultura tardogotica e le nuove istanze del primo Rinascimento specie, in questo caso di Filippo Lippi, Domenico Veneziano e Beato Angelico. L’opera presentava uno spesso strato di sporco ambientale, di vernici ingiallite e di ridipinture, effettuate in corrispondenza di antiche cadute di colore. «Lungo entrambi i lati verticali della tavola, spiega Muriel Vervat, per una larghezza di circa 10 centimetri, si notavano due strisce di colore marrone scuro, dipinte in modo molto grossolano, che coprivano il legno grezzo del supporto ligneo. Sicuramente in origine era previsto un listello dorato sagomato perimetrale come quello che si ritrova su un’Annunciazione nella Chiesa di Santa Trinità, sempre per mano di Neri di Bicci, simile a quello della tavola della Chiesa di S. Agata. In particolare, dal grigio chiaro della pietra delle architetture, in contrasto con la chioma scura degli alberi sullo sfondo, sono emerse le tonalità pastello degli incarnati della Madonna e dell’angelo e la luminosità della raggiera di luce che annuncia la presenza di Dio Padre».
La situazione globale dell’opera è stata documentata prima dell’intervento: in collaborazione con la ditta di Ottaviano Caruso, sono state eseguite delle riprese fotografiche della fluorescenza da ultravioletti per valutare e documentare le alterazioni della vernice e i vecchi ritocchi pittorici presenti sul colore e un esame riflettografico a infrarossi, con vari livelli di riprese, finalizzato principalmente alla visualizzazione del disegno preparatorio sottostante. Per quanto concerne l’intervento alla parte lignea, operato la ditta Relart di Roberto Buda, il supporto in legno di pioppo, formato da quattro assi, presentava due traverse inchiodate, che ne compromettevano la conservazione, ora invece sostituite; sono state poi risanate le fenditure verticali e trattato il legno contro un attacco attivo di insetti xilofagi.
L’«Annunciazione» dipinta da Neri di Bicci per la Chiesa di Sant’Agata a Firenze prima del restauro
L’«Annunciazione» dipinta da Neri di Bicci per la Chiesa di Sant’Agata a Firenze dopo il restauro
Laura Lombardi
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