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Archeologi a lavoro a Vulci (Vt)

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Archeologi a lavoro a Vulci (Vt)

Polvere e fango: il lavoro dell’archeologo

Luigi Malnati descrive il mestiere dell’archeologo nel suo libro appena pubblicato con un’introduzione di Vittorio Sgarbi

Giuseppe M. Della Fina

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«L’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta»: così, con realismo, Luigi Malnati descrive il lavoro dell’archeologo nel suo libro appena pubblicato con un’introduzione di Vittorio Sgarbi. Un libro interessante, che traccia una storia e un bilancio della disciplina scritto dal punto di osservazione di una persona che ha lavorato con orgoglio nell’ambito del Ministero dei Beni culturali (ora Ministero della Cultura), da ispettore, poi da soprintendente in varie regioni italiane e quindi da direttore generale alle Antichità.

Un libro ricollegabile ad altri testi di archeologi che hanno avuto un ruolo di primo piano nella gestione del patrimonio archeologico nazionale in tempi e in contesti culturali diversi: Giuseppe Fiorelli (Appunti autobiografici), Felice Barnabei (Memorie di un Archeologo), Amedeo Maiuri (Vita da Archeologo) per fare qualche esempio.

Il volume si apre con un capitolo dove sono riassunte in maniera agile le vicende dell’archeologia dai suoi primi passi al 1860 ed entra nel vivo con i capitoli successivi, che vanno dai primi (contraddittori) sforzi del nuovo Regno d’Italia per tutelare il patrimonio archeologico nazionale sino ai giorni nostri. Soffermandoci sugli ultimi decenni l’autore evidenzia l’introduzione dello scavo stratigrafico nei cantieri archeologici, i difficili rapporti tra il mondo universitario e le Soprintendenze, l’affermarsi dell’archeologia urbana, il ruolo (criticato) dei mezzi d’informazione, la nascita dell’archeologia preventiva in Italia.

Un fatto che ha contribuito alla nascita di figure professionali di archeologo al di fuori dei ranghi tradizionali del Ministero e delle Università. Nel suo giudizio gli interventi degli ultimi anni, che hanno visto il superamento delle soprintendenze archeologiche a favore di quelle miste (o olistiche, se si vuole), la soppressione della Direzione generale alle Antichità, la creazione dei Poli Museali (oggi Direzioni regionali dei Musei), il nascere e poi il proliferare dei musei autonomi, hanno avuto un impatto negativo e in grado di ridimensionare pesantemente il ruolo della disciplina.

Arrivando a scrivere con amarezza: «Speriamo di non ritornare a un tempo (per qualcuno felice, chi sa?) in cui l’archeologia era un passatempo per aristocratici e signorine di buona famiglia». Chi scrive ha trascorso la sua vita professionale nei musei e nelle redazioni e sa bene quanto i primi erano la Cenerentola della disciplina e quanto il mondo dell’informazione sia più complesso di quello descritto, ma Luigi Malnati lancia un grido di allarme che sarebbe profondamente sbagliato non ascoltare o, almeno, prendere nella dovuta considerazione.

La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai nostri giorni,
di Luigi Malnati, 216 pp., 57 ill. col. e b/n, La nave di Teseo, Milano 2021, € 20
 

Archeologi a lavoro a Vulci (Vt)

Giuseppe M. Della Fina, 01 ottobre 2021 | © Riproduzione riservata

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