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Marta Spagnoli

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Marta Spagnoli

Pittura come stratificazione: la residenza di Marta Spagnoli a Venezia, tra archetipi e segni

La Fondazione Giancarlo Ligabue attiva una residenza con Marta Spagnoli, invitata a sviluppare un progetto in dialogo con “Collecto”. Pittura e disegno diventano strumenti per rileggere i materiali della collezione, tra stratificazione, memoria e costruzione del segno. Un intervento che introduce una dimensione produttiva dentro un impianto espositivo enciclopedico.

Angelica Kaufmann

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Nel quadro dell’apertura del Palazzo delle Arti e delle Culture, la Fondazione Giancarlo Ligabue introduce una residenza d’artista affidata a Marta Spagnoli, chiamata a sviluppare un progetto direttamente connesso alla collezione permanente. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Galleria Continua, inserisce una componente produttiva all’interno di un impianto prevalentemente espositivo, spostando l’attenzione dal patrimonio alla sua riattivazione. Nata a Verona nel 1994, Spagnoli vive e lavora a Venezia, dove si è formata all’Accademia di Belle Arti. La sua pratica si concentra sulla pittura e sul disegno come campi di indagine del segno, inteso come gesto primario e come origine dell’immagine. La tela grezza rappresenta il punto di partenza, uno spazio aperto in cui il colore e la materia intervengono progressivamente, modificando la struttura visiva.

Il progetto sviluppato per la Fondazione prende forma attraverso una tela monumentale, accompagnata da una serie di disegni e da tre opere di formato minore. L’intervento si costruisce in relazione diretta con “Collecto”, assorbendone i nuclei tematici e traducendoli in un linguaggio pittorico basato su accumulo e trasformazione. Elementi organici, figure antropomorfe e riferimenti mitologici emergono e si dissolvono all’interno della superficie, dando luogo a un campo visivo instabile. Le immagini non si organizzano in una narrazione lineare, ma si configurano come tracce, presenze parziali che rimandano a una memoria stratificata. Il lavoro insiste su una dimensione archetipica, dove forme riconoscibili attraversano epoche e contesti diversi.

La pittura si sviluppa attraverso un processo di sovrapposizione. Ogni intervento modifica quelli precedenti senza cancellarli completamente. Il risultato è una superficie che trattiene i passaggi, rendendo visibile il tempo della costruzione. La stratificazione diventa il principio operativo centrale, trasformando l’immagine in un deposito di segni. Questa modalità si lega a una riflessione più ampia sulla ripetizione come forma di conoscenza. La reiterazione del gesto produce variazioni, introduce scarti e consente l’emergere di strutture latenti. Nel contesto della collezione Ligabue, questo approccio trova una corrispondenza nei materiali archeologici, in particolare nelle scritture mesopotamiche, dove il segno è insieme codice e immagine.

L’interesse per i sistemi simbolici antichi si traduce in una rielaborazione pittorica che non mira alla citazione, ma alla riattivazione. I segni diventano elementi mobili, capaci di attraversare il tempo e di assumere nuovi significati. La tela si configura come uno spazio di traduzione, in cui linguaggi distanti vengono messi in relazione. La residenza introduce anche una dimensione di osservazione diretta. Il pubblico può accedere al processo di lavoro, seguendo lo sviluppo delle opere nel tempo. Questo aspetto modifica il rapporto tra artista e spettatore, spostando l’attenzione dall’opera finita al suo farsi. Nel contesto della Fondazione, l’intervento di Spagnoli funziona come elemento di connessione tra i diversi livelli del progetto. Da un lato, mette in tensione la dimensione storica della collezione; dall’altro, attiva una pratica contemporanea che ne rilegge i contenuti senza gerarchie disciplinari. Il risultato è un dispositivo aperto, in cui produzione e esposizione coincidono. La scelta di inserire una residenza all’interno di un percorso permanente segnala un orientamento preciso. La collezione non viene trattata come archivio statico, ma come materiale operativo. In questo senso, il lavoro di Spagnoli si colloca in una linea che considera la pittura come strumento di conoscenza, capace di attraversare e riorganizzare le immagini del passato.

Angelica Kaufmann, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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