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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliUn profondo riassetto dei quadri dirigenti sta attraversando i vertici di Phillips, dove nell'arco di appena pochi mesi la metà del team di managere un nutrito gruppo di specialisti di primo piano hanno lasciato la casa d'aste. A segnare in modo netto la svolta strategica sono soprattutto i congedi di due figure storiche come Miety Heiden, chairman per le trattative private, e Jonathan Crockett, chairman per l'area asiatica. Le loro uscite simultanee ridisegnano la mappa del potere interno, lasciando alla guida della maison l'amministratore delegato Martin Wilson - insediatosi al vertice nel 2024 a seguito del passaggio di consegne con Ed Dolman - affiancato unicamente da Robert Manley per l'arte moderna e contemporanea e da Marianne Hoet per lo sviluppo del mercato europeo.
La riorganizzazione ha assunto i contorni di una vera e propria diaspora estiva, toccando ruoli chiave nei diversi mercati internazionali. Tra gli addii di maggior peso figurano quelli dei vicepresidenti Scott Nussbaum e Vivian Pfeiffer, quest'ultima mossa dalla volontà di fondare una propria struttura di consulenza d'arte indipendente. A questi si sono aggiunte le dimissioni della senior specialist taiwanese Meiling Lee, figura determinante nella storica aggiudicazione del monumentale telaio di Jean-Michel Basquiat battuto per 85 milioni di dollari nel 2022, oltre ai congedi della responsabile finanziaria Annette Schwaer, della senior director per i patrimoni Jennifer Jones e della direttrice per la sede d'Italia Carolina Lanfranchi.
Il corposo avvicendamento giunge con una tempistica singolare, collocandosi paradossalmente subito dopo gli ottimi risultati ottenuti durante le aste primaverili di New York, che avevano portato un totale di 145,6 milioni di dollari nelle casse di Phillips. Se da una parte una quota degli advisor e dei collezionisti manifesta una certa cautela sul rischio che tali perdite possano intaccare la fiducia della clientela storica, gli analisti di settore tendono a ridimensionare l'allarme. Il movimento viene infatti letto come una manovra tesa a snellire i costi fissi e ad accompagnare il naturale assestamento sotto la leadership di Wilson. Del resto, molti dei manager uscenti vantano un livello di autorevolezza e un portafoglio contatti tali da consentire un'immediata affermazione sul mercato privato.
Lungi dal rimanere paralizzata, la governance di Phillips ha già attivato un piano di sostituzioni e nuove nomine in vista delle importanti aste autunnali di Londra. La risposta della casa d'aste si fonda su una duplice direttrice: da un lato l'innesto di profili d'esperienza, come Annie Wallington alla testa dell'arte moderna a Londra e India Phillips alla direzione per l'arte moderna e contemporanea in Europa; dall'altro la valorizzazione del talento interno attraverso promozioni strategiche, tra cui quelle di Rebekah Bowling per il settore contemporaneo del Ventunesimo secolo, Cherry Lam alla gestione operativa dell'Asia e Kristen Yraola alla guida del marketing digitale globale, delineando così un chiaro progetto di ricambio generazionale.
Alberto Camogli
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