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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliLa fiera più romantica dell'universo fotografico, ovviamente nella più romantica delle città. Paris Photo si appresta a rivivere lungo le navate del Grand Palais dal 12 al 15 novembre 2026, radunando 246 espositori provenienti da 38 paesi, suddivisi tra 199 gallerie e 48 case editrici. Giunta alla sua ventinovesima edizione e forte dell'ingresso di 80 nuove realtà nel proprio impianto espositivo, la rassegna parigina articola la propria proposta su cinque settori tematici per tracciare una panoramica internazionale del linguaggio fotografico, spaziando dalle pratiche storiche alle declinazioni sperimentali più recenti.
A segnare lo spirito dell'appuntamento è la ricorrenza del bicentenario della nascita della fotografia, trattato dalla fiera non come una mera celebrazione retrospettiva, ma come una rilettura critica capace di interrogare le trasformazioni tecniche e le nuove strutture formali del mezzo. Nel settore Main, che accoglie 152 gallerie al centro della navata, le origini del medium vengono ripercorse attraverso la presenza di marchi specializzati nel vintage come Gilles Peyroulet, Bruno Tartarin e Hans P. Kraus Jr. Quest'ultimo propone una selezione di opere realizzate con i primissimi processi fotomeccanici, firmate dai pionieri della disciplina tra cui Louis Daguerre, William Henry Fox Talbot, Anna Atkins e Girault de Prangey. Parallelamente, la riflessione sul Bicentenario trova continuità nelle ricerche contemporanee: la galleria Christophe Gaillard dedica una personale a Isabelle le Minh focalizzata sui limiti e sulla storiografia della fotografia, mentre la Galerie Binome presenta una serie di lavori incentrati sul saggio della materia fotografica, all'interno di una programmazione dedicata che attraversa l'intera manifestazione.
Thomas Ruff, Star 16h 56m / -40°, 2020. Courtesy of the artist, Artists Rights Society (ARS), VG Bild-Kunst & David Zwirner
Zied Ben Romdhane, Youth playing on the beach. Bizerte, Cap Zebib, Tunisia, 2023, Magnum Gallery
Ad accogliere i visitatori all'ingresso del Grand Palais è un'installazione monumentale di 36 metri di lunghezza dedicata a Thomas Ruff, allestita grazie alla collaborazione sinergica di cinque gallerie: David Zwirner, Konrad Fischer, Mai 36, Lia Rumma e Sprüth Magers. L'intervento ripercorre oltre quarant'anni di ricerca dell'artista, figura di riferimento della Scuola di Düsseldorf che dagli anni Ottanta a oggi ha indagato la natura dell'immagine passando dalle tecniche analogiche alle simulazioni digitali.
Le mutazioni del linguaggio visivo proseguono nelle sezioni curatoriali. Curato da Francesco Zanot e Zasha Colah, il settore Voices sviluppa un percorso attorno al concetto di scomparsa, mettendo in luce la tesi paradossale di un mezzo nato per preservare la memoria che giunge al proprio bicentenario affrontando la dissoluzione delle sue stesse forme tradizionali. Il settore Digital, affidato alla cura di Marco de Mutiis, analizza invece le modalità con cui le nuove tecnologie ridefiniscono la produzione e la percezione dell'immagine, reinnestando questi processi nella storia del medium. Al primo piano del palazzo, il settore Emergence raccoglie 20 progetti monografici dedicati a una nuova generazione di artisti, affiancato dal settore Book che ospita 48 case editrici da 17 nazioni.
Il quadro della manifestazione si arricchisce infine della collaborazione con il Centre Pompidou, presente con la mostra «Revealing». Un itinerario costruito su cento opere della propria collezione permanente firmate da una trentina di autori storici e contemporanei. Il programma Elles x Paris Photo, focalizzato sulla produzione delle artiste donne, è curato in questa edizione da Aldeide Delgado e si integra in un palinsesto che comprende il ciclo di incontri Conversations, i Book Talks, il progetto educativo, i Paris Photo-Aperture PhotoBook Awards e un fitto calendario di oltre quattrocento sessioni di firmacopie. Durante la settimana della fiera, l'intera capitale francese si trasforma nel polo di riferimento della fotografia internazionale grazie alle mostre diffuse tra musei, fondazioni e gallerie partner.
Camilla Sordi
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