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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliLe case d'aste internazionali continuano a ritoccare verso l'alto la percentuale di premio sull'aggiudicazione. Nel giro di poche settimane, sia Christie’s che Bonhams hanno aggiornato la struttura dei diritti d'asta, i cosiddetti buyer’s premium, la percentuale aggiuntiva che si calcola sul prezzo di aggiudicazione a martello e che costituisce la voce d'entrata principale per i player del settore.
Per Christie’s l'adeguamento, scattato il 1° settembre a seguito di una revisione strategica interna, segna un allineamento diretto con la griglia tariffaria rivista da Sotheby’s lo scorso febbraio. La casa d'aste britannica ha ritoccato il prima scaglione di spesa, portando la commissione al 28% per i lotti aggiudicati fino a 2 milioni di dollari o 1,5 milioni di sterline. Oltre questa soglia e fino al tetto di 8 milioni di dollari (6 milioni di sterline), la quota si attesta al 22%, per poi scendere al 15% sulla parte eccedente. L'aggiornamento, che esclude unicamente il comparto dei vini, modifica un assetto introdotto di recente, nel settembre del 2025, quando la percentuale di base era ancora fissata al 27% entro il milione e mezzo di dollari.
A stretto giro segue la risposta di Bonhams, pronta a far scattare la nuova tabella dei costi a partire dal 1° ottobre. La maison interviene sulle proprie tariffe per la prima volta dal 2023, introducendo una scaglionatura più frammentata e una soglia d'ingresso rivista verso l'alto: le acquisizioni fino a 35 mila dollari (o 25 mila sterline) vedranno applicata una commissione record del 30%. La fascia immediatamente successiva, fino a 750 mila dollari, richiederà il 28%, mentre tra i 750 mila e il milione e mezzo di dollari l'aliquota sarà del 25%. Per le aggiudicazioni comprese tra 1,5 e 7,5 milioni di dollari si pagherà il 21%, quota che scenderà al 14% solo per le cifre oltre i 7,5 milioni.
Dal ritocco si considerano esclusi settori specifici quali auto e moto d'epoca, monete, medaglie, vino e whisky.
L'amministratore delegato di Bonhams, Seth Johnson, ha motivato la decisione con la necessità di sostenere i costi legati alle competenze specialistiche - dalle perizie d'autenticità allo studio della provenienza - e agli investimenti nelle infrastrutture digitali. In generale, le manovre di Christie's e Bonhams confermano una tendenza diffusa e sistemica tra i principali player del mercato dell'arte, in un solco tracciato già nel 2025 da Phillips con la riorganizzazione dei propri costi e l'introduzione della cosiddetta priority bidding, formula che garantisce tariffe agevolate ai collezionisti disposti a depositare offerte scritte vincolanti prima dell'incanto.
Camilla Sordi
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