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Redazione
Leggi i suoi articoliA due giorni dalla battuta finale, la Paris Art Week deve fare i conti con il contesto che la circonda. La minaccia di nuove e massicce manifestazioni di protesta, dopo le violenze e i saccheggi che lo scorso fine settimana hanno scosso la città, ha spinto musei, fiere e gallerie a un piano di chiusure precauzionali. Su tutte spicca la decisione senza precedenti di Art Basel Paris: l'appuntamento principe del collezionismo globale, ospitato al Grand Palais, chiuderà i battenti con due giorni d'anticipo, calando definitivamente il sipario venerdì sera alle ore 19 ed annullando l'intera programmazione del weekend.
In una comunicazione riservata indirizzata agli espositori e firmata dal chief artistic officer Vincenzo de Bellis e dal direttore dell'edizione parigina Karim Crippa, la direzione della fiera ha motivato il provvedimento con la necessità prioritaria di tutelare l'incolumità dei visitatori e la sicurezza delle opere di fronte ai rischi di disordini diffusi in città. I team operativi della manifestazione, in stretto raccordo con le autorità transalpine e i partner logistici, hanno immediatamente attivato un piano coordinato per consentire un disallestimento rapido e sicuro degli stand all'interno della navata del Grand Palais, mentre gli interventi monumentali distribuiti lungo la adiacente Avenue Winston Churchill verranno rimossi con procedure separate.
Il clima di altissima tensione politica e sociale che attraversa la Francia, innescato dalle mobilitazioni contro le disuguaglianze economiche e i tagli all'istruzione pubblica che sabato scorso avevano portato in piazza oltre mezzo milione di persone, si è riflesso chiaramente anche sul programma pubblico dell'evento. L'artista Alicja Kwade ha annunciato la smobilitazione anticipata della sua imponente scultura in pietra installata all'esterno del Grand Palais, condannando sui suoi canali social le derive violente delle proteste e il rischio di danneggiamento per le opere d'arte.
Un effetto domino che ha inevitabilmente travolto l'intera mappa culturale parigina. La Fondation Louis Vuitton, attualmente teatro della grande mostra dedicata al collezionista Gustave Fayet, sbarrerà le porte nella giornata di sabato, come anche le varie sedi parigine di Gagosian. La sensazione è che tutte le gallerie del centro faranno lo stesso, così come anche i principali musei. Per non parlare dei negozi, soprattutto quelli del lusso, che già nella giornata di giovedì hanno rinunciato alle vendite per spostare la merce e proteggere le vetrine con tavole in compensato o altre soluzioni protettive.
Del resto, la situazione è quantomeno da attenzionare. L'account social Documentations Art, che su Instagram si definisce un «mezzo di comunicazione partecipativo che si oppone al discorso conservatore ed egemonico che domina l'arte odierna», ha lanciato appelli alla mobilitazione proprio contro il Grand Palais, additando Art Basel come emblema dell'accumulo e spreco di capitale. In generale, in tutta la città, il clima è teso, con i presidi delle forze dell'ordine che si infoltiscono più s'avvicina il fine settimana. Il Comune ha invitato cittadinanza ed esercizi commerciali a rimuovere arredi urbani e dehors dai boulevard, oltre che a prestare la massima attenzione nei movimenti in città.
L'Art Week, insomma, per quest'anno dovrà proprio fare a meno del suo weekend.
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