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Osservatorio Arte Contemporanea. Nasce «Geografie dell'arte italiana contemporanea», la nuova sezione de «Il Giornale dell'Arte»

«Il Giornale dell'Arte» inaugura una sezione permanente dedicata alle geografie dell'arte contemporanea, a partire dal progetto di ricerca ideato dall'Osservatorio Arte Contemporanea e realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Il primo approfondimento riguarda l'Italian Council e le opportunità professionali generate dai finanziamenti pubblici. I primi risultati saranno presentati il 30 ottobre ad Artissima. L'ambizione di questa nuova sezione è costruire nel tempo uno spazio di osservazione, analisi e confronto, attraverso ricerche, dati, interviste, approfondimenti e incontri pubblici. Il lavoro proseguirà nel 2027, ampliando la mappatura e coinvolgendo artisti, curatori e ricercatori.

Luca Zuccala

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L'Italia ha un problema con il talento. Non tanto nel riconoscerlo, quanto nel seguirlo. Sappiamo individuare giovani artisti promettenti, assegnare borse di studio, finanziare residenze, organizzare premi e inaugurare mostre. Molto più raramente sappiamo che cosa accada a quei talenti negli anni successivi. Dove siano arrivati, quali opportunità abbiano incontrato, quali istituzioni abbiano creduto nel loro lavoro e se il sostegno ricevuto abbia contribuito realmente alla loro crescita professionale. È una lacuna che riguarda l'intero sistema dell'arte italiana. E pone una domanda decisiva: che cosa succede dopo?

Da questa domanda nasce «Geografie dell'arte italiana contemporanea», il progetto di ricerca ideato dall'Osservatorio Arte Contemporanea e sviluppato con «Il Giornale dell'Arte», grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo. Un'iniziativa che inaugura sul nostro giornale una nuova sezione permanente dedicata alle geografie dell'arte contemporanea, per osservare dove si sviluppa la ricerca, come si costruiscono le carriere e quali reti collegano l'Italia al sistema internazionale. Il primo campo d'indagine è l'Italian Council, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, e in particolare l'Ambito 3, dedicato allo sviluppo dei talenti. Dal 2020 al 2026 ha sostenuto 157 progetti, per circa 2,03 milioni di euro. Ma il valore di una politica culturale non può essere misurato soltanto attraverso le risorse assegnate. Occorre comprenderne le conseguenze.

La ricerca dell'Osservatorio, fondato da Silvia Anna Barrilà, Franco Broccardi, Maria Adelaide Marchesoni e Marilena Pirrelli, prende avvio dai 29 beneficiari dell'edizione 2024, seguendone i percorsi nei due anni successivi. I primi risultati saranno presentati il 30 ottobre ad Artissima, a Torino. L'obiettivo non è stilare classifiche o attribuire automaticamente a un finanziamento il merito di un successo. È capire quali condizioni rendano possibile il passaggio dal talento alla carriera. Abbiamo musei, fondazioni, gallerie, accademie, residenze e programmi pubblici. Eppure fatichiamo a collegare queste realtà, trasformando singole opportunità in percorsi professionali duraturi. La geografia diventa allora uno strumento di conoscenza: non basta sapere quanti artisti italiani vadano all'estero. Dobbiamo capire dove vadano, con chi lavorino e quali relazioni riescano a costruire. Comprendere questa geografia significa individuare le reti attraverso le quali la ricerca italiana entra effettivamente in relazione con il mondo. Ma c'è un altro aspetto che considero essenziale, e che riguarda direttamente il nostro mestiere. Per troppo tempo il giornalismo d'arte ha raccontato soprattutto ciò che accade, dedicando meno attenzione a ciò che quelle vicende producono. Abbiamo documentato inaugurazioni, mostre, premi, acquisizioni e nomine. È il lavoro quotidiano di un giornale, ed è un lavoro necessario. Ma oggi non è più sufficiente. Dobbiamo essere in grado di seguire i processi, confrontare i risultati, interrogare le politiche culturali, costruire strumenti di conoscenza e restituire al sistema informazioni che possano aiutarlo a comprendere sé stesso. È anche questa la responsabilità che Il Giornale dell'Arte intende assumersi attraverso il nuovo progetto.

Non vogliamo limitarci a comunicare i risultati di una ricerca. Vogliamo contribuire a costruire un osservatorio permanente sulle condizioni nelle quali si sviluppano le carriere artistiche italiane, capace di collegare dati, analisi, testimonianze e confronto pubblico. Il lavoro avviato sull'Italian Council rappresenta un primo campo di indagine. Il progetto prevede infatti una progressiva estensione della mappatura ai beneficiari delle ultime tre edizioni dell'Ambito 3, la costruzione di una banca dati aggiornabile e la nascita di una comunità di artisti, curatori e ricercatori coinvolti nelle attività. Accanto alla ricerca, svilupperemo occasioni di confronto attraverso incontri, talk, podcast e contenuti editoriali, anche nelle sedi delle Gallerie d'Italia, con una programmazione che proseguirà nel corso del 2027. L'obiettivo è far sì che la conoscenza prodotta non rimanga confinata a un rapporto di ricerca, ma diventi materia di discussione e, possibilmente, uno strumento per orientare decisioni e nuove iniziative.

In prospettiva, il progetto intende anche individuare profili particolarmente significativi per originalità e rilevanza del lavoro, aprendo la possibilità di costruire ulteriori occasioni di confronto e presentazione internazionale. Perché studiare una carriera può essere il primo passo per comprendere come accompagnarne altre. La collaborazione con Intesa Sanpaolo, che sostiene questa iniziativa, assume in questo senso un significato che va oltre il finanziamento di un progetto editoriale. Dimostra come la committenza privata possa contribuire alla produzione di conoscenza, mettendo a disposizione risorse per osservare il funzionamento del sistema culturale e favorirne lo sviluppo. È una prospettiva che considero particolarmente importante per il futuro dell'arte contemporanea italiana. Il rapporto tra pubblico e privato non dovrebbe esaurirsi nel sostegno economico a singole manifestazioni, ma contribuire a costruire infrastrutture culturali, competenze, relazioni e strumenti di analisi capaci di durare nel tempo. Naturalmente, una ricerca sui beneficiari di un programma ministeriale non potrà restituire da sola la complessità dell'intero sistema dell'arte italiana. Non è questo il suo obiettivo. Ma potrà offrire un primo insieme di evidenze, formulare domande più precise e indicare quali aspetti meritino di essere approfonditi.

Soprattutto, potrà aiutarci a superare una delle abitudini più diffuse nel nostro Paese: confondere l'esistenza di un'iniziativa con la dimostrazione della sua efficacia. L'arte italiana non ha bisogno soltanto di nuove opportunità. Ha bisogno di imparare a riconoscere quali opportunità funzionano, per chi funzionano e perché. È da qui che vogliamo cominciare. Perché il talento è una condizione necessaria, ma non sufficiente. E se vogliamo davvero rafforzare la presenza dell'arte italiana nel mondo, dobbiamo smettere di considerare la selezione di un artista come il punto d'arrivo di un percorso. È soltanto il punto di partenza. Il resto è ciò che un sistema dell'arte dovrebbe essere capace di costruire.

 

Luca Zuccala, 22 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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