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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliAstratto e figurativo convivono nelle opere di Yu Nishimura. Si contaminano e si riconciliano in un equilibrio instabile e sensuale, a tratti quasi ironico. Le immagini non si risolvono mai del tutto: un volto può scivolare in un paesaggio e un’ambientazione dissolversi in una natura morta. Nulla si fissa. Tutto resta sul punto di emergere o svanire, su una soglia – o meglio, «Threshold» – tra memoria, realtà e immaginazione. Fino 7 febbraio 2026, negli spazi di 9 rue des Cascades e 5 & 7 rue de Beaune, Nishimura presenta una nuova fase del suo lavoro. La mostra, a cura di Crèvecœur, raccoglie opere recenti che segnano un’espansione visiva, tecnica e percettiva dell’artista.
Nato a Yokohama nel 1982, Nishimura cresce negli anni successivi al crollo della bolla economica giapponese. Un contesto di incertezza che segna il suo immaginario e riemerge nei dipinti. Tornano spesso i luoghi dell’infanzia: la baia di Chiba, i paesaggi suburbani, l’erba alta, gli insetti, i terreni agricoli. Sono immagini osservate nel tempo e poi rielaborate attraverso la memoria. Accanto all’esperienza personale, pesa l’influenza dello Shintoismo, religione animista e politeista che vede la natura abitata dai Kami. Ne deriva una visione del paesaggio non gerarchica, in cui ogni elemento ha lo stesso valore. Per questo nei suoi lavori ricorrono orizzonti marini e linee di costa: spazi di passaggio, luoghi di confine in cui memoria e identità restano aperte. «Non penso in termini di categorie», dice l’artista. È la «relazione tra soggetto e sfondo che definisce ciò che emerge».
Un esempio è «offering», ispirato a un piccolo cimitero cinese a Yokohama, dove riposa la nonna dell’artista. Qui la fotografia è punto di partenza, uno «spazio interno» fissato nella memoria che si estende verso il paesaggio ricordato – mostrando come la pittura possa ampliare ciò che la fotografia suggerisce. Nishimura cita come riferimenti Shinzo Fukuhara e Takuma Nakahira, fotografi giapponesi pre e post-bellici, che esplorano lo sfocato e il marginale, concentrandosi sull’invisibile più che sulla chiarezza.
La memoria diventa quindi «soglia». Perché l’atto stesso del dipingere diventa «guardare e attendere». In «Planktos» (2025) – che dal greco significa «ciò che deriva o fluttua» – dettagli minuscoli come pietre, ghiaia, frammenti di materia emergono sulla sabbia. La costa diventa spazio che divide stati diversi – liquido e solido, percezione e memoria. Il significato resta sospeso, fluttuante, come la «materia» che dà il nome all’opera. E le figure isolate fungono da punti focali, perché anche quando inserite in contesti stratificati o sfocati, guidano lo sguardo e strutturano la percezione.
Yu Nishimura, «planktos», 2025. Courtesy l'artista and Crèvecœur, Paris. Credits Martin Argyroglo
La poetica di Nishimura richiama, in modo chiaro, il «mondo fluttuante» delle ukiyo-e, ma include anche riferimenti alla pittura occidentale. Alcune opere ricordano le «Transparencies» di Picabia, per le sovrapposizioni spettrali; altre evocano la semplicità e l’ariosità di Matisse, senza fauvismo né saturazione cromatica. Tocchi di colore isolati rimandano a Miró, dettagli che diventano punti di attenzione nello spazio complesso dell’opera. E poi, ancora, l’associazione con Paul Klee che emerge dalla percezione di spazi nidificati o prospettive multiple.
«A boy waiting», ne è un esempio. Un’opera che affascina per l'espressione criptica e la prospettiva accentuata del soggetto. Qui, l’associazione con i post-impressionisti, e in particolare con Lautrec nel suo «Au Moulin Rouge», deriva dalla percezione di prospettive insolite o deformazioni allucinate dello spazio. In Nishimura, queste composizioni – che non sono realisticamente lineari – vengono accentuate, «nidificate», per comunicare la stratificazione del tempo e della memoria. Se Lautrec nei suoi interni suggerisce profondità e dinamismo attraverso inclinazioni e angoli inconsueti, Nishimura crea composizioni che spingono lo spettatore a esplorare più livelli della lettura visiva. Perché amplificare il peso simbolico di un elemento ricorrendo a modifiche dimensionali e di profondità fa sì che l'attenzione dell'osservatore vada su quel dettaglio, su quel frammento.
Infine, il riferimento a Velázquez si ricollega ai giochi di Nishimura con la relazione tra figura, spazio e osservatore. In «Las Meninas», specchio e disposizione delle figure creano un dialogo con chi guarda. Nishimura usa specchi, soglie, finestre e divisioni per percorsi visivi, invitando l’osservatore a diventare parte dell’opera. Il dualismo tra osservatore, figura e spazio permette di percepire insieme soggetto, contesto e esperienza percettiva, in un linguaggio contemporaneo legato a memoria e stratificazione temporale.
Ed è proprio questa sua poetica silenziosa, capace di evocare stati d’animo più che narrazioni lineari, che ha contribuito a definirne la notorietà. Dopo la laurea alla Tama Art University negli anni 2000, Nishimura ha realizzato diversi progetti istituzionali in Giappone, tra cui la Tokyo Opera City. La sua carriera internazionale si è delineata nei primi anni 2020, con mostre personali presso la galleria parigina Crèvecœur e collaborazioni con la sede londinese di Sadie Coles. Il debutto da David Zwirner nel maggio 2025 ha segnato la sua prima presentazione al pubblico statunitense, attirando attenzione critica e collezionistica. Alcune opere di grandi dimensioni hanno raggiunto quotazioni significative nelle aste internazionali, confermando l’interesse crescente del mercato. In particolare, l’opera «In Slight Shift» (2025), composta da tre pannelli e presentata a Art Basel Unlimited, ha raccolto attenzione per la sua scala e complessità contemplativa. Un’altra tela, «Thicket» (2020), raffigurante una figura all’interno di un lembo di foresta, è stata venduta per 711.200 dollari da Sotheby's a New York, oltre otto volte la stima minima.
E con «Threshold», la sua attuale mostra, Nishimura ritorna all'origine della sua poetica. Come nei primi lavori e nei ricordi d’infanzia, la pittura diventa spazio di incontro tra memoria, realtà e immaginazione. Sul punto di apparire, ma anche sul punto di svanire.
Exhibition view, Yu Nishimura, Threshold , 2025-2026, Crèvecœur, Paris. Courtesy l'artista and Crèvecœur, Paris. Credits Martin Argyroglo.
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