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EDI Global Forum, 2023.

Credits Maurizio Esposito. Courtesy EDI Global Forum.

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Guardare oltre lo schermo: musei, immagini e verità nell’era digitale all'EDI Global Forum di Napoli

Dal 18 al 20 marzo 2026, Napoli ospita l’EDI Global Forum, che riunisce musei, artisti e ricercatori da tutto il mondo per esplorare «slow watching», intelligenza artificiale e disinformazione, promuovendo nuovi modelli di alfabetizzazione visiva e partecipazione culturale

Nicoletta Biglietti

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In un’epoca in cui immagini e video dominano la comunicazione quotidiana, la capacità di leggere criticamente ciò che vediamo diventa essenziale. Intelligenza artificiale, deep fake, «verità alternative» e disinformazione diffusa mettono alla prova la nostra attenzione e il nostro giudizio. Come possiamo fermarci, analizzare e comprendere davvero le immagini che ci circondano?
Dal 18 al 20 marzo 2026, Napoli ospita la terza edizione dell’EDI Global Forum, il principale forum internazionale dedicato all’innovazione nell’educazione museale e al ruolo delle istituzioni culturali nel promuovere il pensiero critico. L’evento è promosso dalla Fondazione Morra Greco con il sostegno della Regione Campania e riunisce una rete internazionale di 94 musei e professionisti della cultura provenienti da 23 Paesi. Il Forum mette in contatto istituzioni globali e locali, tra cui il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery Singapore, la Tate Gallery, il Museu de Arte de São Paulo, il Museo Nacional del Prado e il Centre Pompidou, insieme a università, fondazioni, artisti, educatori e ricercatori, favorendo lo scambio di idee e strategie innovative nell’educazione culturale.
Il tema centrale dell’edizione 2026 è: come possiamo imparare a guardare le immagini in modo critico nell’era dell’intelligenza artificiale, dei «fatti alternativi», dei deep fake e della disinformazione in generale? Viviamo immersi in un flusso accelerato di contenuti visivi che riduce la capacità di attenzione e indebolisce la facoltà di valutazione critica. In questo contesto, i musei non possono più limitarsi a conservare ed esporre opere d’arte: devono diventare spazi di alfabetizzazione visiva e di discernimento.
Come sottolinea Christian Larsen, direttore esecutivo dell’EDI Global Forum, oggi «non ci fidiamo più di ciò che vediamo, eppure accettiamo passivamente i flussi di immagini dei nostri feed digitali come se fossero realtà». Proprio per questo, il museo può diventare uno strumento fondamentale per sviluppare competenze visive e cognitive: un luogo in cui esercitare attenzione, spirito critico e curiosità, imparando a osservare con lentezza e consapevolezza per orientarsi anche nel mondo digitale.
L’EDI Global Forum promuove infatti il concetto di «slow watching»: non una postura nostalgica, ma un’etica condivisa tra chi produce immagini e chi le riceve, capace di restituire attenzione, significato e verità a ciò che vediamo. In un mondo visivo modellato da algoritmi selettivi e piattaforme digitali, artisti, fotografi, registi, designer, influencer e aziende tecnologiche contribuiscono a costruire la percezione collettiva. Creare immagini significa orientare emozioni e influenzare opinioni, e la responsabilità di questo processo si estende oltre le istituzioni, fino ai feed dei social media e agli spazi urbani.

EDI Global Forum, 2023. Credits Maurizio Esposito. Courtesy EDI Global Forum.


Tra i relatori internazionali: Glenn D. Lowry rifletterà su tre decenni di trasformazione museale; Giorgia Abeltino e Maurizio Corbetta discuteranno dei processi cognitivi legati all’interazione online; Virgilio Mollicone parlerà della collaborazione tra artisti neurodivergenti e neurotipici in arti visive, digitali e performative; Aimee Van Wynsberghe si concentrerà sull’etica e la sostenibilità dell’intelligenza artificiale; Amie Siegel presenterà il suo progetto cinematografico su Pompei; Gautier Verbeke illustrerà uno studio demografico sui modelli di apprendimento nei musei; attivisti e influencer come Tommaso Juhasz, Isabella Segalovich e Ken Sakata affronteranno il ruolo educativo e attivista delle piattaforme social.
L’edizione 2026 si sviluppa attorno ad alcuni grandi assi tematici che attraversano l’intero programma del forum: dal concetto di «slow watching», che invita a contrastare la cultura dello scrolling continuo attraverso un’attenzione più profonda e consapevole alle immagini, al rapporto tra intelligenza artificiale, arte ed etica, con particolare attenzione ai temi dell’autenticazione, della conservazione e della responsabilità tecnologica. Un altro ambito centrale è quello del «Gentle Museum», che esplora modelli museali fondati su inclusione, accessibilità e neurodiversità, mentre una parte del dibattito è dedicata al rapporto tra arte, attivismo e sfera pubblica, interrogandosi sul ruolo dell’artista come attore sociale e sull’emergere dell’influencer come nuova figura di educatore pubblico nello spazio digitale.
Accanto alle sessioni plenarie, il programma prevede anche dodici workshop paralleli, in programma il 18 e 19 marzo, che offriranno ai partecipanti un contesto di lavoro collaborativo e sperimentale. I workshop riuniscono educatori museali, curatori, artisti, ricercatori e professionisti della cultura per condividere metodologie, strumenti pedagogici e pratiche innovative legate all’educazione visiva, alla media literacy, all’accessibilità e all’uso responsabile delle tecnologie digitali nei contesti culturali. Questi laboratori rappresentano uno degli elementi centrali del forum, favorendo un confronto diretto tra istituzioni e professionisti provenienti da diversi contesti geografici e disciplinari.
L’edizione 2026 è stata anticipata da un prologo espositivo inaugurato il 12 marzo con due mostre «Il sole come un gatto» di Diego Perrone e «EmoZone» di Manfred Pernice, visitabili alla fondazione Morra Greco fino al 4 luglio 2026 che introducono alcuni dei temi chiave del forum, offrendo al pubblico un primo spazio di riflessione sul rapporto tra immagini, percezione e spazio pubblico.
In parallelo, Spazio FOTOcopia propone una mostra urbana che mette in relazione la tradizione della stampa popolare napoletana con il concetto di slow watching, invitando a sottrarre le immagini alla velocità dello scrolling digitale per restituire loro presenza e profondità nello spazio pubblico.
Napoli diventa così un laboratorio emblematico per interrogarsi sulla funzione «civica» dei musei nel XXI secolo, sperimentando nuove strategie di educazione visiva e di partecipazione democratica, in un mondo sempre più dominato da flussi rapidi di immagini e da contenuti manipolati digitalmente.

Fondazione Morra Greco, Napoli. Courtesy EDI Global Forum.

Nicoletta Biglietti, 16 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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