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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliDovrebbero essere pronti per la metà del 2026 i disegni iniziali dello studio Lina Ghotmeh Architecture, che lo scorso anno si è aggiudicato la riprogettazione delle gallerie Western Range del British Museum di Londra. L’intervento fa parte di un più ampio masterplan che ha visto concludere nel 2024 la prima parte con l’inaugurazione dell’Archaeological Research Collection a ovest della città e prevede ancora un nuovo centro energetico oltre a due nuovi padiglioni per l’ingresso e l’accoglienza dei visitatori.
Questi ultimi sono finiti nel mirino del Georgian Group dopo che la domanda di concessione edilizia è stata presentata al Consiglio comunale di Camden, attualmente in fase di revisione. «Pur riconoscendo le difficoltà operative che il museo deve affrontare e il desiderio di migliorare la gestione dei visitatori e l’accessibilità, riteniamo che le proposte causerebbero un danno inaccettabile all’importanza di questo sito di rilevanza internazionale», si legge sul sito internet dell’organizzazione per la conservazione inglese e gallese, fondata nel 1937 al fine di promuovere la conservazione di edifici storici e paesaggi risalenti al periodo tra il XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Il progetto del team composto da Studio Weave, Wright & Wright Architects, Webb Yates Engineers, Tom Massey Studio e Daisy Froud, prevede entro giugno 2026 la realizzazione di due infrastrutture rivestite in pietra e acciaio nei cortili nord e sud del British Museum, al posto degli attuali tendoni di plastica bianca, per gestire al meglio il flusso del pubblico. Oltre a nuova segnaletica e nuove sedute, saranno introdotti anche «nuovi elementi paesaggistici e vegetali, punteggiati da installazioni accattivanti, stimolando la curiosità e diventando un momento memorabile di ogni visita», come spiega lo Studio Weave: una sorta di giardino botanico in stile «mediterraneo», scrive «Artnet».
Nella lettera pubblicata il 27 gennaio, si legge che secondo il Georgian Group «il padiglione proposto oscurerebbe parzialmente la vista della facciata sud da Great Russell Street e all’interno del cortile stesso, compromettendo la simmetria e la corretta percezione dell’edificio nel suo contesto»: il piazzale pensato come preludio al portico e al colonnato ha un ruolo fondamentale per l’esperienza e la comprensione del neoclassico lavoro di Robert Smirke (il museo fu costruito tra il 1823 e il 1852, Ndr).
Sempre «Artnet» riporta altre due testimonianze: da un lato, la Victorian Society, organizzazione benefica a supporto del patrimonio vittoriano e edoardiano, suggerisce di collocare il padiglione il più vicino possibile alle ringhiere per non intralciare la «maestosa facciata trionfale»; dall’altro, Historic England, il consulente legale del Governo britannico per il patrimonio inglese, ritiene che «il progetto ha il potenziale per apportare miglioramenti significativi all’esperienza di arrivo al museo».
Cecilia Paccagnella
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