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Foro Romano, veduta dal Campidoglio

© Parco Archeologico del Colosseo

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Foro Romano, veduta dal Campidoglio

© Parco Archeologico del Colosseo

Il nuovo direttore del Parco del Colosseo ha un sogno: restituire a Roma l’area archeologica

È tra le più grandi del mondo, percorsa ogni anno da 15 milioni di turisti, e Simone Quilici vuole unirla al Parco dell’Appia Antica, «sbocco inevitabile» per alleggerire il flusso dei visitatori 

Guglielmo Gigliotti

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Architetto di formazione, custode dell’antico per vocazione, Simone Quilici, già direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica tra il 2019 e il 2025, da sei mesi dirige il Parco Archeologico del Colosseo, comprensivo del Foro Romano, del colle Palatino e della Domus Aurea: area archeologica tra le più grandi del mondo, oltre che la più importante e la più visitata, essendo attraversata da 15 milioni di turisti ogni anno. Per un decongestionamento dei flussi, e una riduzione della pressione antropica in un ambiente fragile e prezioso, Quilici ha pensato proprio all’Appia Antica, ovvero a quel mondo che lui conosce bene, e che lui ritiene «sbocco inevitabile, storicamente anche determinato, del Parco del Colosseo». La Via Appia Antica è d’altronde incisa nel destino di Quilici, avendoci dedicato, oltre a sei anni di lavoro in qualità di direttore, la tesi di laurea e quella di specializzazione. E l’Appia nasce proprio nelle immediate adiacenze dell’area oggi del Parco del Colosseo, dipartendosi da quella Porta Capena anticamente ubicata a circa cento metri dalle prime propaggini del Palatino. Lo intervistiamo negli uffici del Parco del Colosseo, situati nell’ex Monastero degli Olivetani, annesso alla Basilica di Santa Francesca Romana. Dalla finestra del suo studio lo sguardo spazia nel tempo, avendo a disposizione un panorama che comprende l’intero Foro Romano fino al Campidoglio, un lato del Palatino, e poi, curvando, l’Arco di Costantino, fino al colle Celio. Quilici ci fa notare che la veduta comprende il Miliarum Aureum, la colonna celebrativa da cui si dipartivano idealmente tutte le strade consolari, Via Appia compresa. «Una continuità tra Foro e Via Appia, spiega, era già prevista nel Jardin du Capitole del 1813, progettata dagli occupanti francesi come prima sistemazione organica dell’area. L’Appia era compresa anche a fine ’800 nella Passeggiata Archeologica voluta dal ministro Guido Baccelli, e lo stesso piano regolatore generale promosso dal Comune a metà degli anni Sessanta prevedeva insieme allo Sdo, il Sistema Direzionale Orientale, la destinazione a parco pubblico dell’Appia Antica. Oggi, il problema principale è la mancanza di mezzi pubblici che la colleghino agevolmente al resto della città. Per il resto siamo a buon punto. L’edificio Vignola Boccapaduli è assurto, in una convergenza tra Comune di Roma, Parco dell’Appia Antica e Parco del Colosseo, a infopoint dell’area su cui insiste, ovvero proprio il punto da dove aveva origine l’Appia. Lo stesso Comune sta portando a compimento il Carme, il Centro archeologico monumentale, ovvero un percorso pedonale che circonda il Parco del Colosseo, unendo Fori, Colosseo, Celio, Circo Massimo, Campidoglio, Terme di Caracalla, e quindi l’Appia. E noi siamo in procinto di terminare, grazie ai fondi del Pnrr contestuali al progetto Caput Mundi, i lavori per l’apertura del varco su via dei Cerchi, così da determinare una continuità di percorso tra Palatino, Circo Massimo e tutto il resto, anche grazie al Grab, il Grande raccordo anulare delle bici, quasi in via di completamento, che connetterà centro storico, parchi, aree archeologiche e periferie».

Quali altri progetti sono stati messi in atto grazie ai fondi del Pnrr?
Il restauro della Casa dei Grifi, della Schola Praeconum e dei sotterranei della Chiesa di Santa Anastasia, tanto per iniziare. Poi gli scavi e la sistemazione del Lapis Niger al Foro, della Coenatio rotunda e di altri siti sul Palatino, luogo che si è inteso valorizzare concentrandovi nove dei dieci interventi previsti con i fondi europei. Tutto sarà portato a termine entro giugno, per poi aprire al pubblico nei mesi successivi. Ciò vale anche per altri progetti al di fuori del Pnrr, come il nuovo sistema di illuminazione che permetterà di percorrere anche in orario serale alcuni settori del Foro e del Palatino.

Sembra la riscrittura di un nuovo e aggiornato ruolo del Parco del Colosseo nel contesto della vita della città contemporanea…
Sì, stiamo tentando di riportare il Parco nel cuore vivo di Roma, ma bisogna anche portare i romani nel Parco. Dei 15 milioni di visitatori annui, una grandissima parte è costituito da turisti. Quindi, per attrarre i romani, incentiveremo tutta una serie di attività di interesse locale, come festival di musica, cinema, letteratura, e istituiremo visite tematiche fuori dagli orari canonici. Si tratta di superare la monofunzionalità del Parco Archeologico del Colosseo, ovvero il suo essere regno del turista. Io punto a una sua multifunzionalità, comprendente anche progetti nel versante ludico-ricreativo, con concerti al Colosseo, di musica classica e jazz, con letture di poesie, spettacoli di teatro e danza o anche rappresentazioni in costume antico di attori specializzati.

Ecco, il Colosseo. Nel 2021 una ditta di Milano si aggiudicò la realizzazione dell’intera pedana dell’arena, in sostituzione di quella parziale, realizzata nel 1997.
La copertura completa dei sotterranei del Colosseo non potrà nell’immediato essere realizzata integralmente. Il bando del 2021, infatti, prevedeva un costo complessivo dei materiali da adottare, che, per il Covid-19, la guerra in Ucraina e altri eventi che hanno influito sugli assetti economico-finanziari internazionali, non è più possibile rispettare. Molti prezzi hanno subito delle vere impennate. Verrà comunque sostituita la pedana esistente, che ha fatto il suo tempo, ampliandola e lasciando libera da coperture parte degli ipogei.

La piaga del secondary ticketing, in gergo «bagarinaggio», al Colosseo è stata curata?
Il cambio del sistema di bigliettazione ha contribuito a ridimensionare notevolmente il fenomeno, che puntiamo a debellare del tutto in stretta collaborazione con la Polizia postale e con la Cns, ente prestatore dei servizi per l’Anfiteatro Flavio, che è impegnato in un costante monitoraggio dei processi di acquisto multiplo sul web di biglietti. Si tratta di aggiornare continuamente i software predisposti all’individuazione e neutralizzazione dei bot, che a loro volta si rinnovano con gran solerzia.

Prossimi progetti per il Parco del Colosseo?
Primo fra tutti, la grande mostra su Troia, promossa dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, diretto da Alfonsina Russo, che mi ha preceduto nella direzione del Parco Archeologico del Colosseo. È una mostra scientifica e di diplomazia culturale, fatta in collaborazione con la Turchia, che infatti, tramite il Museo delle Civiltà anatoliche di Ankara e con il sito archeologico di Troia, presterà 300 reperti che testimoniano delle tante Troie che si sono succedute nei secoli, ma anche del mito di Enea. Ospiteremo da maggio questo percorso nella storia e nella leggenda al Museo del Foro, alle Uccelliere sul Palatino, nel Ninfeo della pioggia e nel secondo ordine del Colosseo. Seguirà la mostra «Roma in moneta», sempre realizzata insieme al DiVA, di cui ospiteremo, nel Tempio di Romolo al Foro, la parte che concerne il Medioevo, mentre le altre sezioni saranno presentate al Vive e al Museo Nazionale Romano. Non è una mostra numismatica in sé e per sé, ma un racconto delle fasi storiche di Roma attraverso le monete.

E gli scavi?
Quelli non finiscono mai. Alle Curiae Veteres, ai piedi del Palatino, è attivo, con l’Università La Sapienza, il professor Paolo Carafa, alla Basilica di Massenzio, invece, il professor Domenico Palombi.

Guglielmo Gigliotti, 25 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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